18 luglio 1987, trentadue anni dall'incubo che inghiottì la Valle Brembana

Eleonora Busi 18/07/2019 1 commenti

32 anni. Possono sembrare tanti, ma nel cuore di chi ricorda devono essere sembrati solo pochi secondi. Da quel 18 luglio 1987, la Valle Brembana non è stata più la stessa: con la sua forza devastatrice, la tragicamente famosa alluvione del fiume Brembo ha spazzato via tutto. Case, macchine, alberi e ponti, strappando la vita a cinque persone e lasciando dietro sé una scia di danni materiali elevatissimi, morali incalcolabili.

Era un'estate diversa, quella del 1987. Non troppo calda, costellata da piogge e nubifragi. E lo stesso era accaduto quel tragico sabato di luglio: da tre giorni, le incessanti precipitazioni non accennavano a diminuire. Era un giorno come tanti, gli abitanti della Valle erano tutti impegnati – ognuno con la propria mansione da svolgere. C'era chi faceva il pane e chi arrivava con la sua auto dopo una settimana di lavoro nella bassa, c'erano commercianti e insegnanti, mamme, papà e nonni, ragazzi che si godevano la pausa scolastica. E c'era anche un occhio di riguardo per il Brembo, che sembrava ingrossarsi sempre più.

Era un giorno come tanti, quel 18 luglio 1987, quando durante le prime ore del pomeriggio il livello del fiume cresceva e cresceva, con quel suo odore impenetrabile e l'acqua tortuosa e sibilante. Di lì a poco, complice il nubifragio giunto dalla Valtellina, il Brembo avrebbe inevitabilmente rotto gli argini e travolto la Valle Brembana nella sua quasi totalità, inghiottendola nel suo sciame marrone d'acqua mista a fango. 400 miliardi di vecchie lire i danni: a Mezzoldo, il cimitero venne completamente distrutto, San Pellegrino e San Giovanni si trovarono improvvisamente allagate e crollarono quattordici ponti, come fossero fatti di pasta frolla tanto era distruttiva la forza del fiume.

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Quei giorni di isolamento e paura, con il pensiero rivolto ai propri cari nei paesi vicini, hanno lasciato segni indelebili nel cuore di chi è rimasto e ha vissuto questa tragedia con gli occhi pieni di terrore di una Valle in ginocchio, impotente di fronte alla forza di una natura che non perdona. Gli interventi furono tempestivi e coraggiosi i volontari che – insieme ai cittadini – lavorarono giorno e notte per tenere sotto controllo la situazione e garantire la massima sicurezza, in un esempio di collaborazione e unità che si dimostrarono vincenti e più forti di ogni dramma.

Ma l'incubo non ebbe pietà e strappò la vita a cinque persone: Romeo Cortinovis, di 35 anni, Angelo Salvetti, Paola Tornaghi e Marco Tamburrini, tutti e tre di soli 22 anni e Barbara Orlando, di appena 15 anni. Queste giovani vittime, sono oggi ricordate e commemorate nella cappelletta ai Fondi di Piazza Brembana.

Tempestivo fu l’intervento del governo e dell’allora Ministro Remo Gaspari che istituì la legge n.102 del 2 maggio 1990, meglio conosciuta come “Legge Valtellina”. Furono così stanziate le risorse necessarie che consentirono sia alle istituzioni – come Comunità Montana, Provincia e Comuni – che ai privati cittadini di ripristinare le opere danneggiate e costruire così nuove infrastrutture di fondamentale importanza per la messa in sicurezza della viabilità, e di realizzare alcune manutenzioni territoriali per evitare il ripetersi di questo drammatico evento.

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COMMENTI

Simona 18/07/2019

Purtroppo la natura è imprevedibile, quello che possiamo fare è averne rispetto. .. Un Padre Nostro alle vittime che sono già tra le braccia di Dio ????

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