All'Ospedale Papa Giovanni XXIII trapiantati polmoni 'su misura' a due bambine

Redazione 10/04/2018 0 commenti

Nel giro di 12 giorni sono stati eseguiti all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo due trapianti di polmone su due bambine di 6 e 14 anni, non residenti in Lombardia, utilizzando in entrambi i casi lobi polmonari, cioè polmoni divisi a metà, di donatori più grandi. 
 
In particolare, per la prima delle due pazienti, i due lobi sono stati ottenuti con la tecnica “split”, che consiste nella divisione del polmone del donatore, in questo caso il sinistro perché il destro era danneggiato ed inutilizzabile. Il lobo superiore dell’organo sano, ruotato di 180°, è stato trapiantato al posto del polmone destro della bambina, mentre il lobo inferiore al posto del sinistro.
 
Si tratta del terzo trapianto di questo tipo eseguito finora in Italia dopo quelli del 2007 e del 2009, sempre eseguiti dall’équipe di Michele Colledan, direttore della Chirurgia 3 del Papa Giovanni XXIII, agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo. La tecnica split di divisione di un organo è frequentemente impiegata nel trapianto di fegato - Bergamo è tra i centri con maggiore esperienza al mondo -, mentre le sue possibilità di impiego in ambito polmonare sono decisamente più limitate. 

 Anche per il trapianto della seconda bambina si è fatto ricorso ad una tecnica particolare, perché i polmoni del donatore sono risultati più grandi del previsto. I due lobi sono stati quindi ottenuti utilizzando solo la parte inferiore dei due polmoni del donatore. Le bambine sono entrambe affette da fibrosi cistica, malattia genetica che altera le secrezioni di molti organi e in particolare di bronchi e polmoni, causando  ristagno di muco e quindi infezioni e infiammazioni sempre più gravi, fino a portare all’insufficienza respiratoria. Raramente però si fa ricorso al trapianto prima dell’adolescenza.
 
“Solitamente i bambini con fibrosi cistica non hanno necessità di trapianto di polmoni prima dell’adolescenza. In questo caso però la paziente di soli 6 anni ha raggiunto precocemente uno stadio di grave insufficienza respiratoria – ha spiegato Michele Colledan -. In entrambi i casi il ricorso a tecniche di divisione del polmone ci ha consentito di trapiantare organi che altrimenti non avremmo potuto utilizzare, con un rischio di morte in attesa del trapianto  molto elevato”.

(Comunicato Stampa ASST Papa Giovanni XXIII)

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