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Pagliari di Carona, energia pulita o ambiente a rischio?

Giambattista Gherardi 03/08/2018 0 commenti

Un’opportunità per produrre energia pulita con un impatto ambientale estremamente limitato, ma anche, e più in generale, l’urgenza di mantenere un rapporto virtuoso con il contesto ambientale ed idrografico esistente. Sono sorti interrogativi e perplessità nelle ultime settimane in Alta Val Brembana, dove nella zona a monte dell’abitato, verso i Rifugi Calvi e Longo, è aperto il cantiere per la realizzazione della strada di servizio legata alla nuova centralina idroelettrica della Val Sambuzza. I lavori sono particolarmente evidenti e, in questo momenti, impattanti, in un contesto naturale idilliaco, nella zona dello storico borgo di Pagliari (Carona).

Si tratta, per chi non lo conoscesse, di un insediamento di case in pietre che ricorda (per disposizione e natura dei fabbricati) il borgo di Maslana a Valbondione, celebrato in un noto canto di montagna. Si pensi, per esempio, che alcuni dei maggiori siti di grafica online propongono in vendita alcune immagini di Pagliari quali “icone” fotografiche di villaggio alpino. Nei mesi scorsi i lavori hanno riguardato le opere di presa per la captazione dell’acqua, in prossimità della Val Sambuzza, mentre nelle ultime settimane (con particolare evidenza visiva) è stato aperto il cantiere per la realizzazione della strada di accesso alla nuova centralina, che diverrà poi percorso utile per gestori e manutentori.  Le perplessità immediate riguardano lo scavo realizzato per la strada, rispetto al quale il sindaco di Carona, Giancarlo Pedretti, ha dato ampie rassicurazioni in un’intervista rilasciata a L’Eco di Bergamo. “Il cantiere - ha dichiarato il primo cittadino -  ha sollevato un polverone, in tutti i sensi. Come prevedibile. Ma non ci sarà alcun impatto ambientale. La strada sarà inerbita e la centralina idroelettrica nascosta alla vista perché interrata".

La nuova centralina è di proprietà della società Idropagliari, che ha sede a Marostica (Vicenza). Due anni fa ha ottenuto la definitiva autorizzazione (fino al 2044 con una potenza di poco meno i 500 Kw) ed affidato i lavori alla ditta Regazzoni di Olmo al Brembo. Il sovracanone dovuto dalla società Idropagliari andrà per il 25% alla provincia di Bergamo e per il 75% al Comune di Carona, in quanto rivierasco della derivazione.

L’apertura del cantiere ha fatto drizzare le antenne a residenti ed escursionisti. Attenzione ai lavori ed al loro impatto è stato assicurato dalla minoranza consiliare del Comune. Più in generale le perplessità riguardano gli equilibri dei bacini idrografici, dopo il proliferare (non solo in Val Brembana) di microcentrali idroelettriche come quella di Pagliari. Il rischio è, pur mantenendo il deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua, di mettere in pericolo l’habitat legato a fiumi e torrenti. Basti ricordare nel recente passato le polemiche sorte ad Alzano per i lavori lungo il Serio oppure in fatto, sempre in Val Seriana, che dal Barbellino (con le sue celeberrime Cascate) sino a Cene (cioè diverse decine di chilometri) il Serio non disponga nel proprio letto dell’intera portata utile, preda con prese e rilasci in continua successione di impianti idroelettrici.

“I mutamenti climatici in atto – si legge nel dossier pubblicato lo scorso anno da Legambiente ci obbligano ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui operiamo. Per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino. Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. In un contesto instabile come quello che si va delineando è quindi indispensabile rivedere l’uso delle risorse naturali montane con una particolare attenzione all’acqua. Gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d'acqua tanto da indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa”.

Nella stessa zona ora oggetto dei lavori, nell'autunno del 2011 il Parco delle Orobie impose lo stop al cantiere di una nuova strada (realizzata dal Comune di Carona)destinata all'Alpe Sambuzza, per discordanze sensibili rispetto a spirito e tracciato progettuali.

(Fonte Immagine: Carona Live Facebook)

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