Poveri in bergamasca, allarme nelle valli: qui il tasso più alto di povertà assoluta

Eleonora Busi 08/10/2019 0 commenti

In bergamasca, secondo una stima del Consiglio dei Sindaci di Bergamo, i poveri assoluti – cioè coloro che non riescono ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per conseguire uno standard di vita accettabile – nella nostra provincia sono circa 60.000, più del 5% dei residenti. È l'allarme lanciato da CGIL Lombardia circa la situazione recentemente riscontrata nella nostra provincia ed in generale in tutta la Regione.

Il tasso di povertà assoluta più alto si registra principalmente nelle valli, anche se la maggior parte dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza si concentra principalmente nel territorio della città di Bergamo. Nei piccoli e piccolissimi Comuni, che contraddistinguono le nostre valli, si presenta un livello del reddito medio più basso rispetto alla controparte cittadina, con tassi di disoccupazione più alti, ma la quota di beneficiari comunque molto bassa.

La causa è da ricercare con molta probabilità in alcuni fattori socio-economici che sono tipici di queste zone, come la maggiore protezione delle reti di solidarietà e dalla cosiddetta “economia familiare”, senza contare i costi delle abitazioni che sono generalmente più bassi. Tutto questo insieme di fattori fa sì che le famiglie residenti nelle valli siano meno propense a chiedere aiuto alle istituzioni.

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REDDITO DI INCLUSIONE/CITTADINANZA - Nel febbraio del 2019, i richiedenti del REI – ovvero il Reddito di Inclusione – si stimavano a 0,36 ogni 100 famiglie residenti in Valle Brembana e 0,33 nell'ambito di Valle Imagna – Villa d'Almè, a fronte della media bergamasca di 0,47. Nel luglio 2019, le richieste per il Reddito di Cittadinanza (la seconda misura di sostegno al reddito) sono aumentate a 0,90 ogni 100 famiglie per la Valle Brembana e 1,10 in Valle Imagna – Villa d'Almè, contro 1,28 di media provinciale. Questi numeri sono un chiaro sintomo di come, in soli 6 mesi, le richieste siano raddoppiate e di conseguenza la quota di povertà assoluta aumentata.

REDDITO MEDIO - Di conseguenza, anche il reddito medio nelle zone vallari è influenzato da questo fattore. In alta Valle Brembana, nel 2017 si registrava un reddito medio fra i 13.892 e i 18.095 mila euro, mentre in bassa Valle le cifre si alzano salendo fino a 22.473 mila euro (nel 2017 la media era di circa 17 mila euro). In Valle Imagna, la situazione è leggermente diversa: sebbene vi siano aree che misurano fra i 13.892 e i 18.095 di reddito medio, altre sono più “ricche” tanto da toccare i 31.880 mila euro. Nel 2017, la media si aggirava sui 17,2 mila euro.

Si evince dunque che in alta Valle Brembana, specialmente nei Comuni un più rurali, circa il 60% della popolazione mostra un reddito inferiore ai 15 mila euro, mentre in aree più a valle scende dal 50% al 35%. Stesso discorso per la Valle Imagna: in alcune zone si sfiora il tetto del 60%, scendendo progressivamente a 35% nei paesi più grandi e avvantaggiati nelle risorse lavorative.

Anche la disoccupazione gioca un ruolo fondamentale nella povertà della bergamasca, soprattutto dettata dai divari territoriali. Le aree montuose settentrionali – ed in particolare la Valle Brembana – presentano livelli di occupazione più bassi e livelli di disoccupazione più alti rispetto ai Sistemi Locali del Lavoro di Bergamo. Nel sistema Locale del Lavoro di Zogno, che fa capo a tutta la Val Brembana, il tasso di occupazione dai 15 anni in su registrato nel 2017 si aggirava attorno al 48% – il più basso fra i Sistemi – mentre quello di disoccupazione al 7,3%, fra i più alti se paragonato al resto della provincia.

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