Il Grand Hotel di San Pellegrino ha un gemello francese?

Eleonora Busi 11/04/2019 1 commenti

Chi avrebbe mai detto che c'è un po' di Parigi anche in Valle Brembana? Inglobati nel via vai quotidiano, spesso ci scordiamo che il mondo attorno a noi porta con sé una storia ricca, spesso sconosciuta, nascosta dietro la superficie della mondanità. Il Grand Hotel di San Pellegrino Terme è un esempio lampante: maestoso ed imponente, domina la cittadina termale da ben 115 anni, ma quanti conoscono la sua storia? Ma, soprattutto, quanti sanno che la sua architettura ricorda quella di uno dei più sfarzosi (e sfortunati) palazzi parigini, ovvero il Palazzo delle Tuileries?

Per capire meglio, è necessario fare un salto indietro nel tempo. Il Palazzo delle Tuileries ormai non esiste più, bruciato in un incendio doloso, ma è stato un testimone silenzioso dei secoli più accesi della storia francese. Fra i Giardini des Tuileries e il Palazzo del Louvre, con il quale formava un complesso unico, sorgeva dal 1564 al 1883 questo immenso palazzo, residenza dei monarchi più famosi e importanti, un grande progetto avviato da Caterina De' Medici ma compiuto da Napoleone Bonaparte secoli dopo.

La sua architettura ha subito diverse variazioni nel corso del tempo, dovuto specialmente al susseguirsi di architetti sempre differenti e all'evoluzione delle correnti artistiche, ma una cosa è certa: il suo stile, seppur conservava elementi rinascimentali, anticipava in qualche modo lo stile dell'Art Nouveau, meglio conosciuto in Italia come “Liberty” o “Stile Floreale”, nato verso la fine dell'800 e, quindi, dopo l'incendio che distrusse il Palazzo. Il Grand Hotel sorge nel bel mezzo di quella nuova corrente, la cosiddetta “Belle Epoque” che ha portato con sé un'eleganza decorativa che ancora oggi contraddistingue numerosi edifici di San Pellegrino.

LE SOMIGLIANZE - Inaugurato nel 1904, il Grand Hotel di San Pellegrino Terme presenta diverse analogie con il citato Palazzo delle Tuileries: in primis la struttura dell'edificio, composta da un blocco centrale sormontato da una cupola inquadrato da due ali laterali molto simile a quella del palazzo francese, con la sola differenza che quest'ultimo era più esteso in perimetro. Anche le decorazioni sulla ricca facciata sono molto simili, con particolari ispirati al mondo vegetale, putti e festoni in ogni dove. Per non parlare degli interni: la scalinata incorniciata da colonne che si può incontrare all'ingresso del Grand Hotel, ricorda moltissimo lo scalone d'onore del Palazzo delle Tuileries.

A rafforzare l'idea che i due ideatori del colosso liberty brembano, l'architetto Romolo Squadrelli e l'ingegnere Luigi Mazzocchi, possano aver preso ispirazione dal Palazzo parigino c'è la dichiarazione di Rossana Bossaglia, famosa storica dell'arte italiana, che nel suo libro “Il Liberty in Italia” sottolinea nel Grand Hotel un edificio che “cita gli schemi degli antichi castelli francesi”. Che la nostra gemma brembana sia quindi una “copia in miniatura” del Palazzo delle Tuileries potrebbe essere probabile, ma non ci è dato saperlo con certezza. Ma se Parigi è la città dell'amore, è romantico pensare che anche nella nostra bella Val Brembana si nasconda un pezzo della storia di Francia.

(Si ringraziano Nicoletta Aderenti e il gruppo Facebook “Valle Brembana di tutto di più” per lo spunto).



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COMMENTI

Paolo 12/04/2019

Nel 1902, la Società anonima dei grandi alberghi di San Pellegrino invita l’architetto Romolo Squadrelli a progettare “in stile moderno” il Grand Hotel in collaborazione con l’ingegner Luigi Mazzocchi, esperto e aggiornato tecnologo responsabile della realizzazione dello stabilimento termale. I due elaborano un edificio monumentale ai più grandi alberghi europei dell’Ottocento e che cita, nei blocchi laterali sporgenti, “gli schemi degli antichi castelli francesi” (R. Bossaglia). Sulle linee-guida della simmetria e della razionalità si innestano la varietà dei nuovi materiali impiegati e la ricchezza in decori dei diversi elementi, in rapporto al gusto Liberty ormai diffuso anche in Italia, a conferire leggerezza all’insieme.

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