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A Zogno progetti per aiutare le donne con 'Gli Amici di Eleonora'

Eleonora Busi 25/01/2019 0 commenti

L'Associazione Culturale “Gli Amici di Eleonora” con sede a Endenna di Zogno per i suoi obiettivi e le sue attività prende ispirazione dalla figura di Eleonora Cantamessa, ginecologa di Trescore Balneario investita da un'auto mentre curava un ragazzo ferito per strada, in un ultimo atto di generosità.

Molte sono le manifestazioni a carattere culturale ed informativo organizzate dall'Associazione, oltre a promuovere attività di supporto nei confronti delle donne in difficoltà. Presentata il 25 novembre 2017 a Trescore Balneario all'interno dello studio ginecologico della dottoressa Eleonora, l'associazione prende vita dalla dedizione di Umberto Chiesa, suo presidente, nella volontà di seguire le orme che la donna aveva già tracciato in vita: aiutare le giovani donne in difficoltà, le ragazze madri e chiunque avesse bisogno di sostegno.

“Nel 2017 ho presentato un concerto a Endenna, insieme al Gruppo Trincea di San Giovanni Bianco. L'associazione ancora non esisteva e io nel presentare la serata ho fatto una promessa ai genitori di Eleonora: non volevo che quella fosse solo una 'medaglia alla memoria', ma avrei lavorato per costruire il suo ricordo come testimonianza nella vita fondando una associazione a suo nome” racconta Umberto Chiesa.

Da quel giorno, “Gli Amici di Eleonora” hanno organizzato diverse attività culturali con tematiche differenti che spaziano da concerti a rappresentazioni teatrali, manifestazioni sportive e presentazioni di libri. Ma non è solo questo l'impegno che il presidente Chiesa e i suoi membri stanno perseguendo: uno degli obiettivi principali è un progetto dal nome “Libere dalla schiavitù della strada” che si prefigge di aiutare, con i propri mezzi, le ragazze di strada. In collaborazione con la Fondazione Gedama di Don Gianpaolo Carrara che da più di venti anni si occupa di proteggere e aiutare donne vittime della tratta di esseri umani, schiave arrivate nel nostro paese con la promessa della felicità.

Una realtà che l'Associazione “Gli Amici di Eleonora” contrasta da luglio dello scorso anno, impegnandosi volontariamente ogni venerdì notte di raggiungere queste donne per strada e supportarle, dando loro conforto, del cibo e, se possibile, cercando di portarle al sicuro dalla condizione in cui si trovano coinvolte.

“Una sera abbiamo incontrato due ragazze che abbiamo accompagnato a casa. Osservando una di loro mentre attraversava la strada, con lo zainetto sulle spalle, ho visto in lei le ragazze che incontro ogni mattina mentre vanno a scuola -  spiega Umberto  - A volte basta poco a strappare le etichette e sconfiggere i pregiudizi, basta guardare con occhi diversi. In quel momento non ho più visto una ragazza di strada, ma una ragazza normale, come una delle nostre figlie che vanno a scuola. È così che mondi che a noi sembrano inimmaginabili diventano 'cortili di casa nostra'”.

I ricavati delle iniziative organizzate dall'Associazione vengono utilizzati per finanziare questo progetto, portato avanti dal presidente e da altri volontari, e per aiutare Don Gianpaolo a supportare le ragazze ospitate nella sua struttura.

Fra queste iniziative emergono la mostra “Mai più schiave” esposta nel giugno 2018 a Zogno che racconta il dramma delle donne nigeriane vittime della tratta presentato dalla giornalista Anna Pozzi e il reading teatrale “Donna, quante storie!” con letture e canzoni dedicate alle donne e contro la violenza di genere, promosso in collaborazione con il Centro Antiviolenza Penelope il 25 novembre scorso.

In occasione della Giornata della Memoria, il 26 gennaio l'Associazione ha in programma un evento a San Pellegrino Terme dal titolo “Yacob, Ozana e il vento” in collaborazione con il gruppo “Pane e Guerra”. Non solo musica, ma anche visione di diapositive e letture di testi per raccontare la storia di due ragazzi Yacob, ebreo, e Ozana, rom che pur provenendo da mondi diversi, condividono il dramma delle leggi razziali.

“Noi, come Associazione, crediamo che sia importante comprendere attraverso la storia la dimensione della follia umana e chiederci perché questo sia potuto accadere nella culla della cristiana e colta Europa del secolo scorso. Ci domandiamo se sia avvenuto solo come conseguenza della follia nazista oppure se la Shoah si sia realizzata per mezzo della silenziosa e complice indifferenza di persone” spiega Umberto Chiesa.

“Fare memoria per noi oggi non significa limitarsi a ricordare gli atroci fatti, significa invece tenere vive nel presente queste riflessioni al fine di dar vita a una società costruita nell'incontro con l'altro per stimolarci a promuovere relazioni buone e prenderci cura dell'altro a prescindere dalle sue caratteristiche o dalla sua provenienza. È in quest'ottica - conclude Chiesa - che abbiamo voluto rendere onore alla Giornata della Memoria con il nostro evento.”

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