Brembilla come Pisa: il campanile pendente e altri fatti storici nel nuovo libro di Giovanni Salvi

Eleonora Busi 13/02/2019 0 commenti

Brembilla un po' come Pisa: in pochi sanno infatti che uno degli antichi quattro campanili costruiti accanto alla chiesa parrocchiale di Brembilla era infatti più pendente della famosa torre pisana. Il campanile pendeva di ben 7,4 gradi, contro il monumento pisano che ne registra invece 4,8.

Costruito nel 1725, l'inclinazione fu progressiva nel tempo arrivando addirittura a dover rimuovere tre campane per prevenire ulteriori peggioramenti, ma tanto bastò ad attirare curiosi da ogni dove. Uno di questi fu l'architetto austriaco Leopoldo Pollack che nel 1798 si preoccupò di ricercare le cause della pendenza, realizzandone anche un disegno particolarmente dettagliato. Per ragioni di sicurezza, il campanile venne demolito nel 1800, dopo essere rimasto in piedi per molti decenni.

Della struttura restano tracce nella storia, raccolte insieme ad altre curiosità nel nuovo libro scritto dal professor Giovanni Salvi di Brembilla, un volume di 368 pagine dal titolo “La parrocchia di Brembilla nelle visite pastorali 1538-1906”, edito da Corponove Editrice. Un viaggio ricco di storia che fra approfondimenti, fatti storici, personaggi e curiosità racconta i resoconti delle visite dei vescovi nel paesino brembano, a partire da Pietro Lippomano a Giovanni Maria Radini Tedeschi, fino alla più importante visita di San Carlo Borromeo, avvenuta nel 1575.

Altri aneddoti raccontati nel libro riguardano la visita del vescovo Pietro Lippomano: una donna, chiamata Quaiassa, venne accusata di stregoneria e numerosi testimoni vennero chiamati per fare chiarezza sulla vicenda. La donna, alla fine, si salvò ma le venne vietato continuare le sue pratiche, pena il carcere e la scomunica – che al tempo era considerata peggiore della reclusione.

Un altro fatto avvenuto durante quella visita pastorale, come spiega il libro, riguarda la vicenda della vendita di alcuni terreni parrocchiali. I boschi e pascoli, detti “Carài”, erano utilizzati dai boscaioli e pastori, che li affittavano permettendo così alla comunità di dare soldi al prete. Ma questi prati vennero venduti senza chiedere il permesso del vescovo, che quindi impose alle famiglie di Brembilla di pagare direttamente, con il loro denaro, il prete.

La presentazione del libro avverrà oggi 13 febbraio alle 20:30 presso la Sala della Comunità a Brembilla. Insieme al professor Salvi saranno presenti don Bruno Caccia, dell'Ufficio dei beni culturali della Curia di Bergamo e parroco per otto anni a Camorone, e il parroco di Brembilla don Cesare Micheletti.

(Fonte immagini in evidenza: L'Eco di Bergamo)



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