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Il Corso di Filosofia nato al Vittorio Emanuele compie 25 anni: l'ideatore è un professore di San Giovanni Bianco

Bruno Silini 09/11/2017 0 commenti

È stata la neve di alcuni anni fa a persuadere il professor Giovanni Battista Paninforni (classe 1941, originario di San Giovanni Bianco, ora residente ad Almè) che Bergamo poteva essere una culla per apprendisti filosofi e che il suo Corso di Filosofia, organizzato ogni martedì sera nell’Aula Magna dell’Istituto Vittorio Emanuele II, doveva continuare nonostante il freddo complottasse contro di lui.

“L’inclemenza del tempo scoraggiava il pubblico - ricorda il professore - Quella sera di neve eravamo in dodici ad assistere alla lezione. Poi ci siamo ritrovati in sette, davanti a una pizza, al ristorante “Piemontese”. L’ombra del dubbio ci sovrastava. Cosa fare con il Corso? Continuare oppure rinunciare? Poi alzando lo sguardo oltre la finestra guardavano la neve scendere a fiocchi solenni. Viale Papa Giovanni era una candida silhouette e tutta la città pareva sospesa nel silenzio in attesa di una nostra decisione”.

I sette amici, incrociati gli sguardi, hanno assorbito quella bianca pace posata sugli alberi e per le strade. Vicendevolmente si sono incoraggiati e dimenticando la malinconia degli istanti precedenti sono esplosi: “E vai, e vai, il corso continuerà!”. E così quell’intuizione, un po’ azzardata se vogliamo, di portare la speculazione filosofica in una scuola per ragionieri è progredita. Quest’anno il Corso di Filosofia ha raggiunto il traguardo dei 25 anni (500 incontri in Bergamo e provincia) accrescendo il suo pubblico e portando a filosofi di fama nazionale: Sini, Cacciari, Severino, Reale, Vitiello, De Caro, Zagreblesky, De Monticelli, Mancuso, Ronchi e poi Bonicelli, Andreoli, Borgna, ecc…

Il Corso di Filosofia per quest’annus mirabilis si va “Sulle tracce dei maestri del pensiero. Riverbero dei contemporanei”. Si comincia domenica prossima, 12 novembre, con Massimo Cacciari che parlerà de “La teologia politica di Sant’Agostino” al Centro congressi Giovanni XXIII alle ore 16, con aperitivo inaugurale. “Il Corso - spiega Paninforni - è una sfida per resistere alle lusinghe della superficialità, per sottrarsi  al modus operandi che squalifica come inutili le tensioni indagatorie sulla nostra essenza di uomini nel mondo”. Certamente in molti ricordano il film cult Matrix (1999), di come il protagonista Neo (interpretato da Keanu Reeves) maturi un’inquietudine che lo spinge a violare il velo che separa l’apparenza dalla verità. Da una plaga illusoria si assiste al risveglio di Neo nella realtà vera, autentica.

Il Corso di Filosofia, presieduto da Giovan Battista Paninforni, decisamente meno movimentato dal punto prospettico dell’azione drammatica, corre però in sintonia con la pellicola dei fratelli Wachowsky. Perché, sia in Matrix, sia al Corso, fondamentale non è tanto la risposta (importantissima s’intende) bensì la domanda declinabile con quella spontanea curiosità con la quale da piccoli, pieni di meraviglia e di timore, si oltrepassa un cancello arrugginito, una porta socchiusa, un sentiero nel bosco.

Punto di forza del Corso è sicuramente l’approccio amichevole con il pubblico, familiare, mai accademico, tanto meno stucchevole, dove la filosofia è il leitmotiv che sostiene la conversazione. Al corso non c’è bisogno del manuale del perfetto intervento. Se qualcuno avverte il desiderio spontaneo di ampliare, rettificare, chiedere spiegazioni al relatore è suo preciso dovere farsi sentire nei limiti concessi dal tempo e dal numero dei partecipanti che crescono di anno in anno. La verità non sia un privilegio di pochi eletti, ma un quieto ardore che dovrebbe accompagnare la vita di ognuno di noi. “In ultimo - conclude Paninforni - il Corso non promette ricette per la felicità, ma un po’ di sale lo garantisce”. 

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