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La tradizione della 'Candelora' ad Almenno San Salvatore: religiosità, storia e rituali

Raffaele Rota 05/02/2018 0 commenti

“Alla candelora dall'inverno semo fora, ma se piove e tira vento nell'inverno semo dentro”. Così recita una perla di saggezza popolare secondo la cui cultura, il 2 febbraio – giorno della “Candelora”  - fa da spartiacque dell’inverno. Venerdì ( 2 febbraio ) non c’è stata tutta via una netta demarcazione meteorologica, poiché se è vero che di primo mattino vi è stata pioggia e aria fredda, già in tarda mattinata ha fatto capolino sulla località Madonna di Almenno San Salvatore un quasi tiepido sole, poi attardatosi sino al tramonto; così probabilmente saranno solo 20 quei 40 giorni di rinnovato inverno che secondo la credenza romagnola, simile anche in Veneto,  Toscana e Umbria, si susseguono ad una “Candelora” piovosa.

Ma, tralasciando le previsioni Meteo, ripartiamo dal significato prettamente religioso dell’evento che anche quest’anno ha richiamato al Santuario mariano della Madonna del Castello migliaia di visitatori provenienti da ogni parte della Provincia, taluni anche a piedi per devozione o ex-voto dalle Valli o paesi vicini. Per la Chiesa Cattolica il 2 febbraio si celebra la presentazione di Gesù al Tempio. Il nome 'Candelora' viene attribuito dalla tradizione popolare perché oggi si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti". Fu per questo, per portare luce alle genti, che il vecchio Simeone - secondo il Vangelo - chiamò Gesù durante l'episodio della presentazione al tempio, prescritta per i primogeniti maschi dalla legge giudaica.

La Candelora è anche chiamata festa della  Purificazione di Maria perché cade esattamente 40 giorni dopo il 25 dicembre. Secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio. Per questo motivo doveva andare al Tempio per purificarsi.  Le funzioni religiose si svolgono principalmente nella chiesa quattrocentesca a navata unica coperta da un tetto ligneo sorretto da ampi arconi ogivali ove in un tempietto ottagonale cinquecentesco vi è l’immagine della Madonna a cui è attribuito il miracolo dell’arretramento del contrafforte di un metro e mezzo che sino ad allora ne copriva la visuale.

Attraverso una porta posta sulla destra del tempietto si accede alla chiesa romanica dell XI secolo composta da una prima parte divisa in tre navate da due coppie di arconi ricadenti su un pilastro quadrangolare; qui ci si approvvigiona delle candele che vengono poi benedette e si compie il rito del bacio della reliquia. Il complesso del Santuario è arricchito dalla cripta – già cappella palatina longobarda – a quattro navate su due campate divise da quattro colonne di reimpiego, alla quale si accede, ugualmente per il bacio della reliquia, mediante due passaggi laterali che scendono nella parte interrata.

Già dalla S.Messa delle ore 7.00 i fedeli hanno affollato i tre ordini di Chiese del Santuario mariano rinnovando quella tradizione e quella devozione la cui origine si perde nella notte dei tempi. Così è stato anche per la S.Messa delle ore 8 e per quella delle 9, celebrata dal parroco don Mario Rosa con l’assistenza del cappellano don Angelo Bernini. Alle 10.30 la Santa Messa solenne con benedizione delle candele e processione presieduta dal vicario generale della Diocesi di Bergamo Mons.Davide Pelucchi.

Nel pomeriggio le funzioni religiose hanno ripreso alle ore 15 con i Vespri solenni, seguiti dalla Santa Messa celebrata alle 16 per tutti i ragazzi; conclusione alle ore 18 con l’ultima S.Messa in programma. Tutte le funzioni sono state accompagnate dalla musica sacra che in una atmosfera quasi surreale, emanava dalle canne dell’Organo Bossi (costruito nel 1760 con ultimo  restauro fatto dalla ditta Piccinelli di Ponteranica nel 1992) grazie alla maestria dell’esecutore, il concittadino Renzo Cornelli.

All’esterno del complesso del Santuario, nella piazza e lungo le vie di accesso alla località Madonna, per tradizione immemore vi sono per tutta la giornata una miriade di bancarelle tra cui primeggiano i famosi biligocc, il torrone, i mandarini, il “croccante”, le caldarroste, lo zucchero filato di quello che come una volta si tira a mano. Articoli e prodotti di ogni genere completano l’offerta dell’area mercatale anche se, in realtà, la tradizione della presenza delle bancarelle contestualmente alle funzioni della ricorrenza religiosa della “Candelora” origina dall’atavica usanza che in quel particolare periodo dell’anno, quando cominciava ad affacciarsi la prima apertura verso la Primavera, era occasione per i contadini di ostentare sulla piazza, con l’ausilio di panche prestate dal Curato, gli attrezzi e le sementi che di lì a poco sarebbero serviti alla gente per la coltivazione dei campi e la tenuta degli orti.

Poco più in là del Santuario, nelle vicinanze della Caserma Carabinieri in via C.A.Dalla Chiesa, il “Luna Park” dei F.lli Gabrielli da oltre quarant'anni allieta la Festa della Candelora con attrazioni varie per la gioia dei meno grandi. Ma la Madonna Candelora ad Almenno, non è festa solo il 2 febbraio. I preparativi, il fervore, l’attesa cominciano molto prima. Chi si dà appuntamento per curiosare tra le bancarelle e soffermarsi a chiacchierare in piazza mentre si degusta pane e cotechino del Purtiner; chi, abitando in località Madonna, organizza la cena in casa la sera prima invitando parenti o amici che abitano nella parte opposta del paese; chi, predispone il pranzo il giorno della ricorrenza invitando conoscenti che per l’occasione rientrano al paese natìo; chi prepara - per tradizione mai sopita – i Casonsei dela Madona con pasta e ripieno rigorosamente fatti in casa secondo ricette antiche gelosamente occultate; gli stessi ristoranti della zona che per l’occasione propongono menù tipici locali.

Al di là dell’aspetto religioso, la gestione logistica ed amministrativa dell’evento, anche sotto il profilo della sicurezza dei visitatori e della regolarità della circolazione stradale, è espletata dal Comune di Almenno San Salvatore. 

"Almenno è un paese ricco di tradizioni e la festa della Candelora è la più importante della comunità almennese - spiega Stefano De Sanctis, Assessore alla Cultura e Turismo -. Ha origini molto antiche ed è molto sentita non solo in paese, ma sul vasto territorio servito dalla Pieve. Sono migliaia i fedeli arrivati anche quest'anno ad Almenno e numerosi i banchi degli ambulanti in piazza e sulle vie di accesso al santuario. Non si sono avuti intoppi grazie all'impegno della polizia locale. Sono tradizioni da tenere vive nella comunità perchè sono espressione di identità e valori. In particolare serve attenzione per trasmetterle alle giovani generazioni. Quest'anno i fedeli hanno trovato i ponteggi in corrispondenza della pieve. Le crepe visibili all'interno e all'esterno della pieve destano qualche preoccupazione, ma la situazione è sotto esame da parte della parrocchia e dell'amministrazione comunale."

E così gli almennesi quale tanto sono affezionati, vien quasi di coniare un nuovo detto popolare … alla Candelora, che dell’inverno semo dentro o semo fora, l’importante che venga sempre la sua ora .

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