Vinitaly, dalla Bergamasca esperienze di innovazione green dalla vigna al bicchiere

Redazione 09/04/2019 0 commenti

Vini ottenuti con moderne soluzioni green per la coltivazione delle vite ma anche grazie al recupero di antiche tecniche per la vinificazione. Sono queste le proposte dell’azienda vitivinicola Nove Lune di Cenate Sotto (Bg) esposte al Vinitaly (manifestazione dedicata al vino in programma dal 7 al 10 aprile a Verona) presso Casa Coldiretti, di fronte all’ingresso principale della struttura fieristica della Fiera di Verona (Ingresso Cangrande).

I vini dell’azienda bergamasca esposti al Vinitaly – spiega Coldiretti Bergamo - sono prodotti da vitigni super – bio (detti anche piwi dal tedesco pilzwiderstandfähig che significa viti resistenti ai funghi) ed offrono la possibilità di produrre vini di qualità eliminando quasi completamente l’uso di anticrittogamici e totalmente quello di altre sostanze chimiche quali diserbanti e concimi, salvaguardando la salute dei consumatori e l’integrità dell’ambiente.

“A  questo tipo di coltivazione – sottolinea Alessandro Sala, titolare dell’azienda Nove Lune – sono arrivato attraverso la viticoltura biologica. Il mio desiderio di ottenere un prodotto il più naturale possibile mi ha portato a spostarmi verso qualcosa di ancora più ecologico come i vitigni resistenti”. 

Sempre seguendo la filosofia della sostenibilità, l’azienda Nove Lune sperimenta anche tecniche di vinificazione particolari. Un vino molto interessante esposto al Vinitaly  – prosegue Coldiretti Bergamo -  è quello ottenuto con il metodo  Ancestrale, un metodo di vinificazione basato su una tecnica che si pensa sia antichissima. Questo vino non ha aggiunta di zuccheri e solfiti e può essere bevuto limpido, nel qual caso ha un bellissimo colore giallo dorato, oppure torbido dopo agitazione.

Ma la voglia di eco-innovazione dell’azienda Nove Lune non si ferma qui. Infatti in cantina a fianco dei serbatoi in acciaio e alle botti di rovere francese si trovano anche anfore di terracotta dove le migliori uve vengono poste a fermentare e macerare per almeno due mesi. In seguito, tolte le bucce, il vino rimane nelle anfore per numerosi altri mesi in affinamento per essere poi imbottigliato in una bottiglia caratterizzata da un’etichetta in terracotta.

“Lavoriamo nel modo più tradizionale possibile salvaguardando sì quanto ci è trasmesso di valido dalla nostra storia – afferma Sala -  ma non smettiamo mai di rinnovarci con quanto ci viene dato di positivo dalla moderna conoscenza. La nostra non è soltanto viticoltura biologica o biodinamica ma è una viticoltura moderna e sostenibile”.

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