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Anna, Edgardo e Lorenzo: le loro storiche botteghe raccontano l'anima di Almenno San Bartolomeo

Roberta Bennato 30/03/2018 1 commenti

Il diffondersi sempre più prepotente dei supermercati è un fenomeno sotto gli occhi di tutti, che sta trasformando le nostre abitudini e anche il nostro paesaggio, sempre più infestato da capannoni e prefabbricati anonimi. Se fino a qualche anno fa i centri commerciali appena nati erano pochi e distanti, oggi la strategia delle catene della grande distribuzione sembra essere cambiata: si cerca di penetrare anche nei paesi più piccoli con diversi punti vendita, più o meno grandi, ma comunque capaci di mettere in ginocchio i piccoli negozi di paesi. Anche in Valle Imagna e Brembana i negozi dei grandi marchi stanno soppiantando i piccoli commercianti, trasformando il semplice gesto di comprare un sacchetto di pane fresco dal negoziante di fiducia nell'anonima sfilata tra le corsie di un supermercato per portarsi a casa una baguette presurgelata prodotta chissà dove.

Ad Almenno San Bartolomeo – come in tanti altri paesi delle nostre valli – la concorrenza spietata dei supermercati sta mettendo in ginocchio i pochi negozi di paese rimasti, nell'apparente indifferenza generale. “Fino a 50 anni fa, qui ad Almenno San Bartolomeo c’erano 2500 abitanti e 12 salumerie; adesso, con quasi 7000 abitanti, siamo rimasti solo in due” racconta Lorenzo Rota, proprietario dell’omonimo Alimentari in via Dante Alighieri. “Il mio negozio - prosegue Lorenzo - è nato nel 1964: è stato fondato dai miei genitori e io lo porto avanti da quando avevo 14 anni, perciò sono 50 anni che ci lavoro. Purtroppo questo non è più il bel mestiere che era ai tempi di mio padre: partendo dal nulla, grazie a questo negozio mio papà ha costruito due case e ha potuto mettere da parte qualche soldo. SI parla degli anni '60 '70 e '80, quando ancora non c’erano i centri commerciali”.

Lorenzo Rota

Sì, perché la vera rovina di questi piccoli negozi è data dalla presenza massiccia di supermercati di catena, che nella bergamasca così come in tutta Italia sono sorti come funghi negli ultimi 15 anni, colonizzando la vendita al dettaglio nell'indifferenza della politica e dei cittadini. “Riusciamo ad andare avanti – continua Lorenzo - perché non abbiamo affitto e personale da pagare, altrimenti il negozio sarebbe già chiuso. Per fortuna abbiamo molti anziani che continuano a venire, offriamo loro anche un servizio a domicilio, ma tra tasse e bollette a fine anno riusciamo solo ad andare in pari. Io credo che la maggior parte dei negozi come il mio, senza esagerare, spariranno entro sei o sette anni”.

È della stessa opinione anche Edgardo Battaglia dell’Alimentari Battaglia in via Martiri della Libertà: “Io appartengo alla terza generazione che porta avanti questo negozio, che ora gestisco da solo: prima di me c’è stato mio padre e prima di lui i miei nonni. Vendiamo alimentari in generale, siamo un tradizionale negozio di paese di una volta, ma negli ultimi 10 - 12 anni noto un continuo calo del lavoro: non si ha più la sensazione di poter vivere di questo mestiere. La grossa distribuzione ormai raggiunge quasi ogni paese; la gente va quasi esclusivamente in questi grossi centri dove è ridotta ad un numero, dove non c’è un rapporto umano con il venditore. Se non cambia la tendenza generale, credo che nel giro di 10 - 15 anni la metà dei piccoli negozi – non solo alimentari, ma di ogni genere – chiuderanno i battenti.”

Edgardo Battaglia

Oltre ai due già citati, c’è un terzo negozio ad Almenno San Bartolomeo che cerca di resistere ai venti di crisi: per passione più che per guadagno, ogni mattina da 52 anni Anna Viscardi apre per mezza giornata il negozio di via Vignola che fu del marito Gianbattista e prima ancora dei suoceri: “Questo negozio ha almeno 150 anni di vita – ricorda Anna - Noi servivamo tutti qui in paese, anche le frazioni come Mezza Roncola e Albenza, dove mio suocero portava la merce percorrendo sei chilometri con il carretto e il cavallo. Quando mi sono sposata c’erano molte persone anziane che venivano a dirmi ‘Anna, ringrazio i tuoi suoceri perché mi hanno dato da mangiare quando non avevamo neanche una lira in tasca!’” Anna ha 77 anni e passa le sue mattinate nel negozio perché sente di offrire un servizio necessario alla piccola comunità di Almenno SB, soprattutto per i suoi membri più anziani: “Sto ancora in negozio da sola, mi piace, servo qualche signora anziana qui in paese che non può venire a piedi a prendere la spesa, per esempio tutte le mattine porto il pane e il latte ad una signora che ha 87 anni e ad un’altra che ne ha 89. Però i giovani non fanno la spesa da noi.”

Le difficoltà spesso superano le soddisfazioni, per Anna così come per Lorenzo ed Edgardo. “Credo che mi dovrò arrendere anch'io alla concorrenza dei centri commerciali, anche se mi dispiace perché amo stare in negozio. A volte passano ancora i rappresentanti dei vari prodotti, ma sempre più raramente; l’ultimo che ho visto mi ha chiesto ‘Ma tu Anna ce la fai a pagare tutte le spese che hai?’; faccio fatica, infatti forse dovrò metterci anche un po’ di pensione. Sono nati troppi supermercati, ma la crisi non riguarda solo noi: per esempio, anche mio nipote che fa l’ottico la sente molto”.

Anna Viscardi

Come ricorda Lorenzo Rota, i piccoli negozi sono letteralmente circondati da supermercati: “Questi centri ci hanno mangiato, non c’è niente da fare. Quaranta anni fa portavo a domicilio 200 sacchetti di pane e latte al giorno perché le famiglie facevano colazione a casa prima di partire per il lavoro, mentre oggi si va al bar, un’attività che non conosce crisi, ce ne sono ben 15 in paese. Così come ci sono molti parrucchieri ed estetiste, attività legate alla società del benessere che perciò prosperano. Io chiuderò il negozio fra un anno e mezzo massimo, quando andrò in pensione, senza nemmeno vendere la licenza che ormai non vale più niente; cercherò almeno di affittare i locali.”.

Anche Edgardo, che prevede di andare in pensione tra circa sette anni, non vede eredi all’orizzonte: “Ho due figli che fanno tutt’altro, e per ora non c’è nessuno di esterno alla famiglia che voglia prendere in mano l’attività. Personalmente, passerei il mio negozio a qualcuno che ha voglia di fare chiedendo solo i soldi dell’affitto e lasciandogli tutta l’attrezzatura, ma credo che anche a queste condizioni sarà difficile trovare qualcuno che sia interessato”.

Certo, così va il mondo si potrebbe dire, ad Almenno San Bartolomeo come in tante altri piccole realtà che subiscono le conseguenze dello sviluppo incontrollato del capitalismo. Se però l’economia va in una certa direzione che sembra inevitabile, questo non significa che un po’ di consapevolezza in più – da parte dei comuni ma anche dei cittadini – non possa aiutare queste piccole realtà a sopravvivere. “I nostri negozi sono importanti non solo per il servizio che offrono – dice Edgardo - ma anche per il controllo del territorio: in luoghi dove i negozi sono tutti chiusi, si creano delinquenza, sporcizia, l’ambiente si degrada. Qui nella zona vecchia di Almenno San Bartolomeo hanno chiuso tutti e la zona si è ridotta a un mortorio, rimane solo l’alimentari della signora Viscardi”. “Il mondo si è evoluto in un certo modo – riflette Lorenzo - e certi lavori stanno a poco a poco sparendo; ma basterebbe che la gente capisse che entrando nei centri commerciali non sei nient’altro che un numero, mentre noi il cliente lo seguiamo e lo consigliamo. Nei nostri negozi c’è ancora dialogo e un po’ di sentimento”.

In prima linea per contrastare questo spopolamento commerciale si è schierata ormai da tempo la Pro Loco di Almenno San Bartolomeo, che coinvolge fattivamente le attività locali nelle varie iniziative. Significativa, in tal senso, l'annuale tessera del socio (LEGGI QUA PER TUTTE LE INFO) che dà accesso a sconti presso i negozi del paese.  “Dal mio punto di vista – spiega il presidente della Pro Loco, Pietro Rota - le piccole botteghe sono fondamentali, e quindi abbiamo cercato di offrire scontistica nei loro negozi, tramite la nostra tessera, anche per far una forma di pubblicità. Quando ero piccolo passavo i pomeriggi nel negozio dell’Anna e Tita Viscardi tra un pane e pancetta o pane e cotechino fresco e una partita a calcio. Sarebbe bello che tutto ciò continuasse anche per i nostri figli e nipoti”.

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COMMENTI

tarcisio Rota 31/03/2018

giusto l'anno scorso, con degli amici abbiamo calcolato che una cinquantina di anni fà, partendo dal negozio Viscardi di cerita , lungo via vignola e fino al forno dei fratelli rota "butighècc"c'erano piu di 50 tra artigiani e negozi ; ci trovavi di tutto senza dover andare fuori paese e tutti conoscevano per nome i loro clienti. Se ti capitava di dimenticare a casa il borsellino potevi star tranquillo che per quel giorno il pane e companatico lo portavi a casa ugualmente(provate adesso in un centro commerciale siete fortunati se non vi beccate una denuncia per appropriazione indebita) Io purtroppo non abito piu ad almenno, ma le pochissime volte che vado a fare la spesa cerco di farla nei negozi sotto casa(anche perchè, se calcoli benzina , tempo probabili multe o incidenti per arrivare a qualche megastore magari per risparmiare pochi centesimi non penso ne valga la pena. perciò, forza Anna, forza Lorenzo forza Edy tenete duro

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