Badanti in bergamasca, almeno 10 mila in nero: ''servono più aiuti per le famiglie''

Redazione 19/04/2019 0 commenti

Sono quasi 5000 le badanti “regolari” e regolarmente assunte in provincia di Bergamo. Producono un “imponibile” di oltre 56 milioni di euro (secondo una proiezione compiuta sui dati del CAF CISL) e su questi pagano le tasse. Ognuna di esse costa a una famiglia bergamasca tra i 15 e i 18 mila euro all’anno, quota destinata a salire se si vorrà aderire alle “elargizioni” di Regione Lombardia che punta alla creazione di un albo destinato solo alle diplomate ASA o OSS

“La popolazione anziana e non autosufficiente è destinata a aumentare nei prossimi anni, ma di fronte al problema, le famiglie sono sostanzialmente lasciate sole: emotivamente provate, si ritrovano con  la necessità e l’urgenza di rivedere la gestione famigliare  sia dal punto di vista della conciliazione degli impegni che sul piano  economico, e la soluzione è per molti davvero difficile da trovare. Là dove è sostenibile si provvede  attraverso il ricovero in RSA che con i letti disponibili copre  all’incirca il bisogno del 14% degli anziani  non autosufficienti; oppure si ricorre agli  assistenti famigliari o meglio alle assistenti famigliari per lo più straniere,  trovati attraverso fonti molto diverse fra loro fra cui la prevalente è ancora il passaparola, nonostante l’apertura di sportelli dedicati”.

Caterina Delasa, segretaria generale FNP CISL di Bergamo, rilancia la richiesta di istituzione di un fondo territoriale per l’aiuto degli anziani disagiati. “L’invecchiamento costante e crescente della popolazione non può vedere le amministrazioni locali limitarsi a prendere atto di una condizione. È ora che il territorio si faccia carico di scelte di prospettiva e utili alla vita decorosa di una fetta sempre più consistente della popolazione. Per questo, riteniamo che vadano poste in essere una serie di azioni concrete e strutturali per la terza età e la non autosufficienza a partire dalla costituzione di un Fondo Unico per la non Autosufficienza, a livello regionale o – perché no - provinciale, che possa garantire il diritto alla cura e all’assistenza di persone non autosufficienti”.

Nella classifica dei paesi più longevi del mondo, l’ Italia occupa il 3° posto, il 1° in Europa. Ma da quanto emerge dal rapporto Osservasalute 2017, un anziano su tre non è autosufficiente. C’è  insomma una richiesta di aiuto e una difficoltà di gestione della quotidianità. Le proiezioni per il 2028 “indicano che tra gli over 65 le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi saranno circa 1,6 milioni, mentre quelle con problemi di autonomia arriveranno a 4,7 milioni. Numeri che creeranno seri problemi per garantire una assistenza adeguata”

In provincia di Bergamo secondo i dati 2018 raccolti dell’Osservatorio FNP CISL, a fronte di una popolazione di 1.113.170 cittadini, gli over 65  sono 229.850.  In questo numero pesa la percentuale dei non autosufficienti, stimata intorno al 21%, che conta poco meno di 50.000  persone; a questi dati si aggiungono i numerosi anziani che vivono da soli o quelli che, per motivi transitori, hanno bisogno di sostegno. 

All’INPS di Bergamo sono regolarmente registrati poco meno di 11.000 rapporti di lavoro domestico, con lavoratori regolarmente retribuiti, poco meno della metà riferiti a badanti. Al  netto dei ricoveri in RSA è naturale ancora pensare  che almeno  il doppio del regolare sia comunque irregolarmente attivo nelle case bergamasche.  “A fronte quindi di questi lavoratori regolari continua ad essere prevalente il fai da te in nero delle famiglie con un’evasione fiscale e contributiva ancora ingente se si calcola che le retribuzioni anche in questo caso restano comunque mediamente intorno ai 1200/1300 € mensili. Inoltre il lavoro nero è spesso affidato a irregolari con poca o nessuna formazione, disperate o disperati  che incontrano la necessità di “risparmio” di alcune famiglie meno abbienti”.

Se passerà l’idea che all’albo regionale ci si possa iscrivere solo in presenza di attestati professionali, il raggio del “nero” si allungherà sensibilmente. “Il tema dell’assistenza, sempre più urgente per la nostra società che invecchia, dovrebbe essere ai  primi posti nelle agende della politica come delle Amministrazioni locali. Spesso alle famiglie manca anche l’informazione relativa alle poche “misure” dedicate alle quali poter accedere, come pure la possibilità di usufruire dei servizi necessari a costi sostenibili. E gli altri? Sono affidati alle famiglie, nella migliore delle ipotesi solo con l’aiuto di interventi messi in campo dalle Amministrazioni pubbliche o da Associazioni con servizi di assistenza domiciliare che non coprono quasi mai il bisogno e che lasciano spesso le famiglie a gestire al loro interno i conflitti che si generano con l’accrescersi dello stress di una situazione prolungata nel tempo”. 

Gli sgravi fiscali possibili attualmente per gli ospiti delle RSA rappresentano il 58% delle spese sanitarie e miste sostenute; per le famiglie che ricorrono ad una “Badante” gli sgravi sono decisamente addirittura più esigui e riguardano la deducibilità dei contributi versati  fino ad un max di 1549 euro e la detrazione del 19% delle spese per badanti che si traduce in un max 399€ di risparmio.  

Serve un vero e strutturale aiuto fiscale alle famiglie che hanno bisogno di assistenza per far emergere il tanto ‘nero’ che ancora assilla il settore, con costi sociali e economici assolutamente ingenti. Serve un intervento legislativo che ampli maggiormente le possibilità di deduzione del costo del lavoro domestico che  favorirebbe  l’emersione di molti irregolari oltre che la possibilità di ampliare l’accesso all’assistenza di molte altre famiglie.  “Servono stimoli nuovi- conclude la segretaria FNP CISL -, ma è certo che non è accettabile continuare a  lasciare le famiglie sole di fronte ad un problema di dimensioni sempre più vaste, come  non possiamo accettare il fatto che la metà delle persone che si prende cura dei nostri affetti lavori in nero”.

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