Badanti in Bergamasca, quasi 5 mila: meno per i non autosufficienti

Redazione 30/07/2019 0 commenti

Nel 2018, per la prima volta a Bergamo il numero delle badanti registrate dall’INPS supera il tetto “record” stabilito nel 2012. Lo scorso anno, infatti, sono state 4.842 le registrazioni di badanti in provincia. Ma, stando alle analisi di CISL Bergamo e delle sue categorie, potrebbe essere un “fuoco di paglia”. 

Contestualmente, infatti, hanno iniziato a far “capolino” cambiamenti sociali tali per cui le famiglie richiedenti, costantemente in aumento, faticano a trovare badanti conviventi, soprattutto nella “tipologia” di provenienza sudamericana.

Danilo Mazzola, segretario CISL, segnala come dall’osservatorio privilegiato dello Sportello Lavoro della CISL orobica , “offriamo un servizio importante di intermediazione, con le necessità di assistenza delle famiglie e la garanzia di un rapporto lavoro regolare per le lavoratrici. La situazione che si è creata nei ultimi anni, rispetto al passato, e che molte badanti sudamericane si sono ricongiunte in Italia con i propri familiari creando le condizioni per un processo migratorio più avanzato, e quindi viene meno la disponibilità delle stesse al lavoro in convivenza (giorno e notte). Notiamo come nel primo semestre del 2019, presso il nostro Sportello si sono rese disponibili al lavoro di cura in convivenza 89 lavoratici contro le 134 dello stesso periodo del 2018, diminuzione che si ripete per le assistenti famigliari per i soli orari diurni dalle 60 nel periodo gennaio – giugno del 2018, alle 31 di quest’ultimo semestre. Questo ultimo dato fa emergere come il lavoro di cura presso le famiglie sia sempre meno appetibile, a beneficio di una maggior occupazione, dopo aver svolto la formazione come OSS, presso le case di riposo dove le condizioni occupazionali e di tutela sono maggiori ”.

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Alberto Citerio, segretario generale di FISASCAT CISL, parte dai dati INPS per segnalare la difficoltà del ricambio generazionale: “le badanti “under 40” sono passate dai 1753 del 2009 ai 682 dell’ultimo censimento, mentre le over 50 sono rimaste sostanzialmente stabili sulle 3000 registrazioni. È chiaro che con questo trend la facilità di reperimento del personale di assistenza familiare sarà sempre più bassa. Almeno tra le situazioni regolari, perché il giro del nero nel settore è ancora assolutamente maggioritario”.

Secondo le analisi di FNP CISL Bergamo, in Lombardia gli assistenti famigliari regolarmente assunti sono 59.305, mentre gli irregolari 88.958 per un totale di 148.263. Considerando un costo alle famiglie di circa 15.00 euro lordi all’anno, il costo complessivo delle famiglie per tale comparto sarebbe pari a circa 2,2 miliardi di euro.

“A Bergamo - dice Giacomo Meloni, della segreteria dei pensionati di via Carnovali - la spesa per gli assistenti famigliari regolarmente assunti si stima in 72 milioni e 630 mila euro. Possiamo stimare che complessivamente le famiglie in Lombardia spendano fra l’assistenza a domicilio e ricoveri complessivamente 3,6 miliardi di euro. Proprio a seguito di questi dati, riaffermiamo la necessità di arrivare in tempi celeri ad una normativa che regoli il fondo per la non autosufficienza anche a livello territoriale, nonché il pacato suggerimento alle categorie dei lavoratori dipendenti di costituire contrattualmente un fondo per la non autosufficienza con la compartecipazione di azienda e dipendente sull’esempio dei già costituiti fondi di previdenza e sanitari”.

“È sempre più necessario, per le famiglie degli assistiti, spesso non autosufficienti, contare sulla professionalità e competenza dell’assistente cui affidare il congiunto – continua Meloni -. Per questo, secondo noi, servono almeno due interventi: il primo riguarda il completamento del registro delle assistenti familiari come promosso dalla legge regionale 15, ancora rimasto per lo più sulla carta; il secondo, prevedere la detraibilità di parte della retribuzione, e non solo dei contributi, sostenuti per la badante, onde evitare l’impoverimento delle famiglie e per permettere l’emersione di una quota di lavoro irregolare, ancora presente nel settore”.

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