Diritto di voto ai 16enni, sì o no? Nelle valli il 93% è contrario: le opinioni dei sindaci

Eleonora Busi 03/10/2019 0 commenti

Da qualche giorno, ai vertici del Governo, non si parla d'altro: abbassare la soglia del diritto di voto da 18 a 16 anni. “È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi”: con queste parole l'ex premier Enrico Letta ha avanzato la propria proposta, che ha raccolto l'appoggio di diversi partiti e figure politiche fra cui il Pd, il Movimento 5 Stelle e anche l'attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Nel mondo, già alcuni Paesi consentono ai propri ragazzi di esprimere le proprie idee attraverso il diritto di voto: dal 2007, i sedicenni possono votare in Austria, in Scozia hanno votato al Referendum per l'Indipendenza del 2014 e dal 2015 in ogni consultazione politica, in Norvegia è in corso una sorta di “esperimento” per le elezioni locali, mentre in alcuni Stati dell'America del Sud (Argentina e Brasile per citarne un paio) via libera ai ragazzi.

In Italia, abbassare la soglia d'età e aprire le urne alla "Generazione Z" comporterebbe un afflusso alle urne di circa 1 milione in più di elettori, che si andrebbero ad aggiungere ai 49 milioni di aventi diritto al voto, pesando circa il 2% sul totale. La proposta ha spaccato in due l'Italia intera: fra favorevoli e contrari, numerose sono le opinioni espresse sia via social che non. Ma cosa ne pensano gli abitanti delle valli Brembana e Imagna ed i loro sindaci?

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La tendenza nelle valli sembra essere chiara: su 254 opinioni totali raccolte, il 93% si è espresso contrario alla proposta, mentre solo il 7% favorevole. Parità perfetta invece per i sindaci: su quattordici intervistati, per sette di loro la risposta è stata negativa e ha aperto interessanti punti di discussione, fra cui la maturità e sensibilità dei ragazzi ed il loro interesse nei confronti della politica.

Contrario. Il voto dice maturità e responsabilità. Un ragazzo di 16 anni vi sembra maturo e responsabile? Non è neanche giusto pretenderlo! Mi sembra un palliativo per recuperare la disaffezione delle persone ad andare a votare” è stato il commento di Ivo Sauro Manzoni, sindaco di Sant'Omobono Terme.

In parte d'accordo anche il primo cittadino di Almenno San Bartolomeo, Alessandro Frigeni, che ha commentato: “come amministrazione comunale abbiamo alcune perplessità nel merito di questa proposta; riteniamo che difficilmente a 16 anni un cittadino possa aver raggiunto quella maturità e quella conoscenza dei processi politici necessari per esercitare il diritto di voto. E' altrettanto vero che – come afferma qualcuno – non è detto che poi questa maturità la si raggiunga  con il compimento dei 18 anni e magari nemmeno più avanti negli anni.”

Non è dello stesso avvisto il sindaco di Berbenno, Claudio Salvi, che dichiara: “Sono favorevole, in quanto reputo oggi un sedicenne capace di imporre il proprio pensiero anche nel discorso pubblico e la partecipazione al voto lo renderebbe più responsabile per la scelta del proprio futuro e del rispetto del bene pubblico”. Un pensiero condiviso anche da Giacomo Invernizzi, sindaco di Corna Imagna, Umberto Mazzoleni di Costa Imagna e Fabio Bonzi, di Dossena.

La cosa per me potrebbe essere interessante – spiega Invernizzi – cosi posta è molto strumentale, i sedicenni dovrebbero essere coinvolti in processi partecipativi molto più ampi e reali”. "Sono favorevole - afferma Mazzoleni -. I giovani spesso sono più informati degli anziani, e vedo da parte loro un riavvicinamento alla politica. A 16 anni si comincia già ad avere determinate esigenze e la testa per fare determinate scelte c'è già. D'altro canto andrebbe fatto un accompagnamento nelle scuole, per aiutare questi giovani a diventare più partecipi nella vita politica".

Io credo che non sarebbe sbagliato – aggiunge Bonzi – credo che i ragazzi di oggi abbiano molti più mezzi rispetto al passato per avere un’idea della vita politica sociale. Poi il futuro non lo possono decidere persone vecchie come me, vedi Dossena, chi traccia il futuro del paese sono i giovani in dialogo con gli adulti”.

Un interessante punto di vista anche quello del sindaco di San Pellegrino Terme, Vittorio Milesi, che rilancia con una provocazione: “Credo purtroppo sia soltanto l'ennesima trovata avanzata da personaggi che cercano di darsi una visibilità perduta. Un tema che se chi lo propone fosse una persona seria, visto che parliamo tanto di Europa, potrebbe eventualmente essere valutato in quella sede. Ad ogni modo, seguendo questa logica, per rendere ancora più democratico il sistema, mi sentirei di proporre l'estensione anche ai quattordicenni e quindicenni!”

Supportato dal sindaco di Zogno Selina Fedi, che ha fatto paragone con un'altra responsabilità dei giovani, ovvero quello della scelta scolastica: “Secondo la mia visione, è troppo presto far votare a 16 anni i nostri giovani. Non hanno ancora chiare le idee politiche. Il loro voto è sicuramente indirizzato dai genitori o amici più grandi e non arriva da loro. Anche perché per l’80% dei ragazzi la politica non è la loro priorità, è come la scelta della scuola che i nostri ragazzi devono fare dopo la scuola secondaria di primo grado: pochi sono i ragazzi con le idee chiare per il loro futuro e di conseguenza si adeguano ai consigli dati dai professori o dai genitori sull’indirizzo scolastico. Poi dopo due anni i più ‘coraggiosi' osano fare il cambio della scuola”.

Anche Roberto Facchinetti, sindaco di Bedulita e presidente della Comunità Montana Valle Imagna, è della stessa idea: Non sono d'accordo – ha commentato – Perché mi risulta che le norme anche in altri ambiti dicono che la maggiore età è a 18 anni. Si concede diritto di voto e poi per la legge in altri ambiti lo si ritiene ancora minorenne ed “incapace di intendere”? Non credo sia il principale problema in questo momento, tutto qui. Una volta il voto non era solo un diritto sacrosanto ma anche un dovere per il cittadino”.

Oltre alla eventuale maturità, si è andato a toccare anche il tema dell'interesse dei giovani nei confronti della politica, definito perlopiù come scarso. “Sono contrario, primo perché ai giovani non interessa e secondo il voto non influirebbe, per cui secondo me voto a 18 anni” è il commento di Michele Sarchielli, sindaco di Almenno San Salvatore. “Se devo esprimere un parere personale sono contrario per diversi motivi, due fondamentali: il primo, il grado di interesse per la politica dei giovani è scarso e volatile; il secondo, l'età media della popolazione è alta e quindi è quella che esprime la maggioranza” ha aggiunto Marcellino Rota, sindaco di Roncola.

Fra chi è favorevole, l'idea più diffusa è quella di approfondire ed ampliare l'argomento, oppure di limitare il diritto di voto ad alcune elezioni particolari, come spiegato dal sindaco di Lenna e presidente della Comunità Montana Valle Brembana Jonathan Lobati: “Sono d'accordo, ma solo per le elezioni amministrative comunali”. Non sono contrario al voto ai sedicenni, anche se secondo me la priorità rimane quella di riportare al voto quelli che oggi hanno già diritto ma che non ritengono più necessario esprimerlo” ha aggiunto Marco Milesi, primo cittadino di San Giovanni Bianco.

Credo che la proposta di abbassare a 16 anni l’età in cui si possa esercitare il diritto di voto sia valida e meritevole di essere perseguita – conclude il sindaco di Sedrina Stefano Micheli, consolidando l'idea di approfondire la proposta – Di pari passo però sarebbe altrettanto utile definire percorsi di formazione/informazione, sia teorici che pratici (esperienziali), possibilmente realizzati in collaborazione tra Enti locali e Istituti scolastici, al fine di aiutare i ragazzi a raggiungere una maggior consapevolezza dell’importanza di divenire cittadinanza attiva. Stimolando così un atteggiamento propositivo del cittadino per ridurre il fenomeno troppo elevato dell’astensionismo che è il vero problema, trasversale a tutte le età degli aventi diritto al voto”.

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