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Sacchetti della spesa a pagamento: ecco cosa cambia

Bruno Silini 02/01/2018 0 commenti

Con il nuovo anno i costi delle buste di plastica monouso per frutta, verdura e gastronomia saranno a carico dei consumatori. Una nuova piccola stangata che si aggiunge. Certamente è lodevole il fatto che i nuovi sacchetti rispondano a nuovi standard di biodegradabilità e compostaggio utili a ridimensionare l’inquinamento provocato da plastiche responsabilizzando, al contempo, i consumatori nei confronti dello spreco di sacchetti. Un po’ meno lodevole che i costi se li sorbiscano i soliti noti. Ecco alcune utili informazioni su ciò che ci aspetta post-capodanno diramata dall’Adiconsum Bergamo. 

La nuova legge è sicuramente un bene per l’ambiente negli intenti della direttiva europea redatta per spingere i consumatori ad un uso più responsabile dei sacchetti di plastica. L’Italia, però, per adeguarsi a quanto prescritto dall’Ue, si è mossa con un metodo piuttosto discutibile. Infatti, il decreto legge n. 91 del 2017 (convertito con la legge n. 123 del 2017), contenente la normativa sui sacchetti di plastica, riguarda, infatti, il piano dello sviluppo del Mezzogiorno. “Sorge spontaneo chiedersi – spiega Mina Busi, presidente Adiconsum Bergamo - perché nel piano per lo sviluppo del mezzogiorno sia stata proposta una norma di carattere totalmente differente.  A pensar male si potrebbe dire che, attraverso questo escamotage, associazioni dei consumatori e venditori sono stati tagliati fuori dal processo decisionale; in questo modo i diretti interessati non hanno potuto trovare una soluzione in grado di salvare l’ambiente e accontentare i consumatori”. Il decreto prevede che a pagare siano i consumatori: l’acquisto dovrà risultare sullo scontrino o sulla fattura vietando, di fatto, la distribuzione gratuita. Inoltre, per il rispetto delle norme igienico-sanitarie, non sarà possibile utilizzare sacchetti monouso personali.

Quanto si pagherà in più sullo scontrino? Le cifre oscilleranno da 2 a 10 centesimi a busta a seconda del prezzo fissato dal produttore: in media ogni spesa ci costerà circa 20/30 centesimi in più”. La legge, inoltre, prevede che il costo del bioshopper sia presente nello scontrino, rendendo impossibile per i commercianti fornire le buste gratuitamente (va specificato che la direttiva europea 2015/720 prevede l’esonero dal pagamento proprio per i sacchetti monouso con spessore inferiore a 15 micron per singola parete). “Anche chi cercherà di abbattere i costi portandosi i sacchetti da casa o applicando l’etichetta dell’ortofrutta direttamente sul prodotto – continua Busi - dovrà desistere; tali comportamenti violano le norme igieniche e pertanto sono banditi. Ufficialmente il costo extra previsto dalla norma italiana dovrebbe aiutare a scongiurare lo spreco; in realtà il rischio è che tale iniziativa spinga i consumatori ad acquistare prodotti preconfezionati”.

I venditori che non si adegueranno alla vendita dei nuovi sacchetti biologici saranno sanzionati con multe tra i 2.500 e i 100 mila euro. “Una soluzione in grado di risolvere parzialmente il problema – conclude Busi -, almeno per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli e da forno, potrebbe essere l’introduzione di sacchetti di carta riciclabili al 100% a costo zero per i consumatori (la legge tratta unicamente i sacchetti di plastica monouso che comunque non sarebbero riciclabili al 100% ndr)”.

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