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A schiena bassa - Mauro Dolci: artigiano del Pinocchio della Valle Imagna, richiesto in tutto il mondo

Cristian Cattaneo 23/07/2018

Il nostro viaggio tra le realtà rurali e artigianali delle nostre valli questo mese fa tappa nel laboratorio di Mauro Dolci, artigiano del legno di Sant’Omobono Terme, che ha legato il suo nome a quello del burattino più famoso al mondo: Pinocchio.

Mauro ci accoglie nel suo negozio, e subito ci troviamo immersi in un mondo fatto di oggetti di legno, tutti lavorati al tornio; serve maestria per ricavare un oggetto da un pezzo di legno, nonché tanta esperienza: “Ufficialmente, ho iniziato a lavorare a quattordici anni, ma già a sei/sette anni davo una mano a mio padre in laboratorio”ci dice Mauro che, a conti fatti, ha quindi alle spalle cinquant’anni di esperienza.

La storia della famiglia Dolci con il legno ha radici lontane, che affondano nella terra valdimagnina proprio come gli alberi di cui si serve per i suoi capolavori; il padre Raffaele, conosciuto come “Pacio”, iniziò l’attività aprendo un laboratorio a Locatello a metà degli anni Cinquanta, per poi trasferirsi a Mazzoleni, dove si trova ancora oggigiorno: “Mio padre iniziò la sua attività costruendo soprattutto giocattoli, che allora erano tutti in legno: cani, giraffe e altri animali.” 

E proprio partendo da quei giochi, Raffaele si accostò al celebre libro di Collodi, giungendo così all’idea di creare il burattino, snodato e in grado di rimanere sia in posizione eretta sia seduto. “Il nostro Pinocchio è composto da diciassette pezzi, sostenuti da un elastico centrale che ne consente i movimenti. Il modello è rimasto nei decenni pressoché uguale, ma ogni burattino è realmente un pezzo unico”. Ogni esemplare, infatti, è interamente tornito e dipinto a mano: guardandoli da vicino, poi, ci si accorge dell’unicità data dalle venature di ogni singolo pezzo di ontano, il legno usato per tale produzione.

Il papà di Mauro (e di Pinocchio), Raffaele "Pacio" Dolci, insieme alla moglie in una foto di qualche anno fa.

Con il tempo Mauro ha arricchito la gamma, producendo burattini che vanno dai settanta centimetri ai due metri e sessanta; inoltre produce Geppetto e, dulcis in fundo, anche i carabinieri, che nel racconto collodiano arrestarono il giovane burattino scapestrato. Russia, Nuova Zelanda, Sati Uniti e Australia: nel corso degli anni i Pinocchi di Mauro hanno letteralmente conquistato il mondo, e ancora oggi parecchi clienti, di ritorno da qualche viaggio all’estero, dicono di essere entrati in un ristorante italiano e di avere trovato, in bella mostra, il Pinocchio che, sorridente, pareva accoglierli per augurare loro buon appetito. “Potrei fermarmi ore a raccontare aneddoti sui miei pinocchi in giro per il mondo: qualche tempo fa, ad esempio, ho ricevuto un personaggio televisivo della Corea del Sud che, affascinato dall’Italia e dalla sua cucina, voleva aprire una pizzeria nel suo paese. Per fare ciò, si è recato in un ristorante di Napoli, con l’idea di replicarne l’ambiente; avendo visto il Pinocchio, ha attivato il suo entourage e, poco dopo, ha fissato un appuntamento per avere il suo Pinocchio su misura: adesso anche i coreani hanno il loro Pinocchio.”.

Al di là delle soddisfazioni, è innegabile come il settore dei piccoli artigiani stia pagando il morso della crisi, portando tante piccole realtà a chiudere i battenti; al di là delle prospettive occupazionali, questo processo ha soprattutto portato alla dispersione di quei saperi che si erano tramandati da una generazione all’altra. Colpa della Cina? Puntare il dito verso Oriente è una tentazione forte, e probabilmente in parte è anche vero, ma la situazione è in realtà molto più articolata.

Sussistono, infatti, alcune cause che poco o nulla hanno a che fare con la concorrenza a basso prezzo dei mercati asiatici, ma che riguardano direttamente il nostro sistema politico e culturale, che spesso versa lacrime di coccodrillo per questa arte che piano piano ci sta abbandonando, ma che, alla prova dei fatti, viene spesso messa in un angolo e lasciata in balìa di se stessa. Anche Mauro condivide questa impressione: “In questi anni ho assistito ad uno spostamento dell’interesse della gente dall’artigianato all’agricoltura: qualche anno fa si faticava a stare dietro a tutte le richieste, le televisioni e i giornali bussavano continuamente alla porta per delle interviste; ora i media parlano di biologico, la gente spende per avere questo o quel tipo di frutta o verdura. Tutto questo ha, inevitabilmente, spostato anche gli incentivi e i finanziamenti in quella direzione”. A tutto ciò, si aggiunga un cambiamento della prospettiva delle persone, che sembrano aver perso quel gusto per la qualità, in nome della funzionalità; ancora, Mauro ci suggerisce un’interessante chiave di lettura: “Oggi tante persone guardano alla praticità, non chiedendosi da dove arrivino i prodotti e di quali materiali siano composti. Gli utensili in silicone o pvc, ad esempio, sono spesso fabbricati con polimeri derivati dal petrolio, o in generale con materiali a volte scadenti, ma il fatto di poter andare in lavastoviglie li rende preferibili a quelli fabbricati in legno.”. 

Nonostante queste difficoltà, Mauro va avanti con passione, mettendo tutto se stesso in ogni singolo pezzo: non solo Pinocchi, ma anche piatti, taglieri, vasi, bicchieri, tutti torniti rigorosamente a mano. “E’ una soddisfazione realizzare i miei prodotti dopo aver parlato direttamente con i clienti, ascoltando le richieste e tornendo qualcosa che sia davvero ciò che loro mi chiedono. Spesso arriva gente da lontano per averne uno, oppure si presentano perché, avendone avuto uno da piccoli, lo vogliono regalare ai nipoti.”.

Il lavoro di Mauro non è solo abilità manuale, ma è un sapere applicato al legno, una serie di gesti che si ripetono nel tempo, che creano qualcosa di nuovo ogni volta: è così che il laboratorio si trasforma a volte in un’aula didattica, dove i bambini guardano stupiti come si crea il burattino: “Spesso ricevo le visite di scuole e asili, ed è bello vedere i bambini tornare, anche a distanza di anni, ed avere ancora ben vivo il ricordo di quella giornata.”.

Lasciamo Mauro al suo lavoro, mentre assembla l’ultimo dei Pinocchi della settimana. Non lo lasciamo solo: a vegliare su di lui una schiera di altri burattini, tutti uguali, tutti diversi, proprio come la mano di un artigiano è solita creare.

Trovate altre info sul sito web ufficiale Dolcimauro.it

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