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C'era una volta in Valle Imagna - La storia del re che attraversò la valle per incontrare la sua principessa

Little Eagle 22/03/2018

Con la precedente puntata siamo stati troppo impegnativi, d’altronde l’avevamo annunciata come “La settima Stanza “,quella del sublime, e tanto meritava quel capolavoro assoluto della “Madonna delle Grazie “ di Locatello dipinto dal Previtali, che può e deve essere vanto e storia della Valleimagna . Ritorniamo comunque al nostro racconto di “Waldimagna” narrando una bella favola sulle sue origini,una favola che come altre favole comincia così: Cera una volta un re ….

C’era una volta un re, un re vero, giovane, bello, forte e..”bergamasco” ,dato che la sua gente era a Fara d’Adda ,detta allora dal suo nome Fara di Autari ,Fara Auteritana, stanziatasi là arrivando in Italia dalla Pannonia (attuale Ungheria) con l’emigrazione delle genti longobarde nell’anno 568 ,quando il mondo dell’impero romano lasciava il posto al nascere delle nazioni europee. Erano tempi difficili di guerre e di invasioni, lui figlio del re Clefi ,lo elessero a Pavia i duchi come primo re del regno longobardo in Italia. Ogni duca - erano vari in tutta Italia - consegnò al re e al regno una parte del suo territorio, ed il duca di Bergamo Wallari consegnò al patrimonio regio il territorio della sponda destra della Valle Imagna, da Almenno ai passi del Resegone fino alla Valsassina, dividendo da allora la valle in riva destra dagli Almenno ai passi del Palio ed in riva sinistra dall’Ubione alle terre di Brembilla , sponda destra e sponda sinistra, che diventeranno 500 anni dopo la riva guelfa e la riva ghibellina.

Ma non voglio fare una lezione di storia e lascio la narrazione al bel racconto dell’ultimo autore della letteratura latina, Paolo Diacono longobardo del Friuli che scrisse la “Storia dei longobardi “ al tempo di re “Desdero” (in latino Desiderio), bresciano duca di Tuscia (Toscana ), ultimo re del regno longobardo conquistato nel 774 da Carlo Magno.

“I Longobardi dopo essere stati dieci anni sotto il comando di vari duchi ,finalmente elessero re all’unanimità Autari figlio di Clefi . Per dargli un titolo di distinzione lo chiamarono Flavio ( titolo romano che traduceva il suo nome germanico biondo di capelli ). Allora il re Autari mandò i suoi messaggeri in Baviera a chiedere in sposa la figlia del re Garibaldo …appena conobbe la risposa del re Autari volle conoscere di persona la sua sposa e partì subito per la Baviera (“..attraverso monti e valli, entrando dalla Svevia…”) .. portando con sé pochi uomini , senza armi né bagagli e un suo vecchio uomo di fiducia , d’aspetto piuttosto autorevole .

Quando furono ammessi alla presenza di Garibaldo l’anziano proferì qualche parola di saluto , poi Autari , di cui nessuno conosceva la vera identità si avvicinò a Garibaldo e gli disse: “il mio signore Autari ,mi ha mandato apposta per vedere vostra figlia, sua sposa e nostra futura regina…. “ il re fece subito venire la figlia e Autari restò a guardarla in silenzio poiché era molto graziosa …”Vostra figlia è molto bella e merita di essere nostra regina ..ora se non siete contrario vorremmo ricevere dalle sue mani una tazza di vino come è usanza e farà in avvenire tra noi ..”..la principessa prese una tazza di vino ,la porse prima a colui che sembrava più autorevole ,e poi la offri ad Autari ,senza immaginare neanche lontanamente che fosse il suo sposo : e Autari dopo ave bevuto ,nel restituire la tazza .le sfiorò furtivamente con un dito la mano e si fece scorrere la destra dalla fronte lungo il naso ed il viso .La principessa riferì arrossendo la cosa alla nutrice e questa le rispose : “Se costui non fosse il re che deve essere tuo sposo certo non avrebbe osato neppure toccarti. Ma per adesso facciamo finta di niente , è meglio che tuo padre non ne sappia nulla. Secondo me però quell’uomo è un vero re ed un marito ideale” . In effetti allora Autari era nel fiore della giovinezza ,ben proporzionato di statura ,biondo di capelli ed assai bello d’aspetto. Finalmente i Longobardi si accomiatarono dal re ..e appena giunsero in vista dell’Italia ,quando i Bavari che lo scortavano erano ancora con loro, Autari si sollevò il più possibile sul cavallo e con tutte le forze scagliò la piccola scure che teneva in mano contro l’albero più vicino e ve la lasciò infissa dicendo :”Tali colpi suol dare Autari”….ed i Bavari presenti capirono che egli era lo stesso re Autari. In seguito con l’invasione dei Franchi diventata precaria la situazione di Garibaldo,sua figlia la principessa Teodolinda si rifugiò in Italia con suo fratello Guandoaldo e fece avvertire Autari del suo arrivo. Subito egli le andò incontro con grande seguito per celebrare le nozze nel campo di Sardi, nei pressi di Verona e la sposò il 15 maggio,in mezzo all’esultanza generale”…correva l’anno 589.

La bella narrazione di Paolo Warnefrido longobardo del Friuli , detto Paolo Diacono monaco e precettore stimato di casa reale ultimo autore della letteratura latina che scrive la Storia dei Longobardi nel ritiro del monastero di Montecassino, quasi in forma di favola racconta una storia che ci riguarda molto ,perché quell’Autari ebbe in Almenno la “ curtis Leminis”, insediamento longobardo tenuto dai re di Pavia, posto strategico sul ponte romano della “via Rezia”, a dominio sui transiti al nord dalla Valle Imagna e Valsassina , con castello e cappella palatina e pieve , su un sito di villa padronale romana, con amministrazione territoriale di funzionari regi, trai quali il “WALDMAN”,con funzione importante di gestione del “WALD”, “ bosco “ e “ pubblico demanio” in antico termine germanico. 

Territorio di abitati e patrimonio di pertinenza della curtis, e nel contesto medioevale fonte effettiva di ricchezza economica in boschi, legnami, allevamenti ,acque e foreste su un ‘estensione territoriale che amministrata dal funzionario longobardo, Waldman prese il nome di “WALDIMAGNA”,prima versione scritta di ogni variazione linguistica e grafica, registrata proprio in questa pagina di storia quando l’autore specifica di quel viaggio di Autari fatto per “ per boschi, valli e montagne entrando in Baviera dalla Svevia “ che non poteva che essere la via che dal “Wald” dalla sua “ curtis” in Lemine risaliva la nostra Valle per il passo del Palio, per la Valsassina, evitando il lago di Como o Lecco ancora in mano ai nemici, per arrivare a Varenna , Colico e Chiavenna fino allo Spluga , alla Svevia e alla Baviera…. Sarà la via seguita da altri re e duchi longobardi , come vedremo, fino al Barbarossa anzi “via del Barbarossa” sarà chiamata quella via medioevale per Roma e noi potremmo recuperala come itinerario turistico col nome di “Cammino di Autari “.

Recuperare la storia di un territorio vuol dire recuperare il suo presente , la sua vocazione e il suo autentico “nome” , scritto per la Valleimagna per prima volta qui in questa pagina di Paolo Diacono, con la bella e romantica avventura di re Autari passato in Valleimagna alla ricerca e all’incontro della principessa Teodolinda.

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