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C'era una volta in Valle Imagna - Racconti della Valle Imagna 2a parte

Little Eagle 14/07/2018

"… erano uomini che venivano dal mare …” prosegue il racconto elaborato come narrazione storica  in ambito scolastico, con la suggestione di riprendere nella storia  universale e nella letteratura i riferimenti alla Nostra Storia di ambito locale, come cogliamo nel   “racconto di Atreo” alla corte dell’eroe ateniese Teseo, proseguendo la precedente puntata

Lasciata la cretese  Thera , all’insaputa della famiglia e della madre, mi imbarcai su  una nave di mercanti diretti verso le coste degli Apuli, forte della speranza di ritrovare il padre andato lontano, e sicuro solo delle sacre  insegne achee  incise sulle  mie armi  . Affrontammo con coraggio le insidie del  mare … poi risalimmo con lungo  viaggio il mare di Adria,  con spiacevoli incontri di  popolazioni bellicose,  puntando a nord verso le isole Elektrides  alle foci dell’Eridàno …

Non immaginate,voi presenti,la gioia che provai nell’incontrare  mio padre che avevo paura di non più rivedere, quando   con grande felicità  ci ritrovammo nella città di Spina , approdo di navi, emporio  di merci e di mercanti   tra le lagune  di quelle isole  sull’estuario del grande fiume .

 Mio padre  con  i suoi compagni, aveva tentato  la sua impresa, puntando in cima al mare di Adria,  alle terre del nord sulla via favolosa dell’ambra , del piombo e dello stagno,viaggiando fra  genti sconosciute ,popolazioni nordiche spietate e brutali, che avevano decimato i componenti della spedizione; scampato era riuscito a tornare alle Elektrides , accolto con onore  dai reggitori della città per la sua impresa ,e per la sua intenzione  di ritentare la via del nord navigando l’Eridàno, non senza prima aver ringraziato ed invocato la protezione degli immortali,  con una grande celebrazione di banchetto immolando agli dèi . 

L’arconte della città, sacerdote e re ordinò l’ offerta del sacrificio con  una giovenca dei suoi allevamenti :”- Orsù! Compiamo il voto, cittadini  miei,  chè , prima fra tutti gli dèi, Atena ci propiziamo invocandola …”- disse - e tutti  si davan da fare ; arrivò la giovenca dai campi ,vennero dalle rapide navi , dal porto e  dalle strade naviganti e cittadini riuniti ;venne l’orefice avendo in mano gli arnesi di bronzo,strumenti dell’arte , il martello, l’ incudine e le tenaglie ben fatte con cui lavorava l’oro; l’arconte diede l’oro ed il fabbro rivestì le corna della giovenca abilmente ,perché la dèa Atena, invitata ed invocata al banchetto in suo onore,  godesse a veder l’ornamento. Per le corna tirarono la giovenca Stràtìo  ed il glorioso Echèfronte; in un contenitore fiorato Atro portò dalle stanze  il lavacro, tenendo nell’altra mano chicchi d’ orzo in un cesto; Trasìmede forza di guerra, la sacra  “Labrys” ,la “Scure bipenne” brandendo ,era pronto a colpir la giovenca; Persèo aveva la tazza di bronzo;  l’arconte cominciò col lavacro e con i chicchi, e molto Atena pregava, offrendo primizie e gettando i peli del capo sul fuoco . E come pregarono e i chicchi d’orzo gettarono subito il figlio dell’arconte, il gagliardo Trasìmede, colpì ritto accanto : la scure troncò i muscoli del collo ,e sciolse le forze della giovenca  ;… gridarono le donne ,le nuore , le figlie e le spose !!!… poi tenendola alzata  ,la tennero su ; la sgozzò Pisìstrato,  il capo dei forti . E come della giovenca fluì il sangue nero , la vita  lasciò le ossa ,  subito la squartarono  e tagliarono le cosce tutte per bene,di grasso le avvolsero ,ripiegandolo e sopra le primizie disposero; le ardeva sulla catasta il vecchio sacerdote e vino lucente versava sopra; i giovani intorno avevano forche tra mano .E quando le cosce furono arse ,mangiarono i visceri, facendo il resto a pezzi ,  e li arrostivano e  li infilzarono su ,  reggendo gli spiedi aguzzi con le mani …..quando le carni dei terghi ebbero cotto e sfilato, seduti banchettavano ; e nobili uomini vigilavano,versando il vino dentro i calici d’oro .  Infine spento il bisogno di cibo e di vino prese fra loro a parlare l’arconte , re e sacerdote : -”Su ospiti e amici la nave ed i remi approntate,  perché sciogliendo le vele  il vostro viaggio si compia!”- disse- e quelli molto ascoltarono  e obbedirono preparando  la nave ,pane e vino le dispensiere vi posero e cibi di molto nutrimento” …

Tutto fu pronto per la bella impresa, per navigare il grande fiume dalla sua foce sulla   marina dove esso   scende  “per aver pace coi seguaci sui” ; …scorrevan le onde  dell’Eridano ed i pioppi fitti  ed i salici  sulle sue sponde  narravano delle Nereidi, ninfe benevoli ed immortali, piangenti, con la fine luttuosa del bello e glorioso Fetonte, la sorte mortale degli eroi!   

Alla reggia  del grande palazzo di Teseo   erano molti i partecipanti  agli abbondanti banchetti celebrati per il grande viaggio del re vincitore del Minotauro  e tutti nel silenzio nella maestosa sala sentirono da   Atreo  la narrazione della sua storia :”O grande re Teseo e voi ospiti  che onorate gli dèi, questo io vi narro , che intrapresi a vent’anni, quando ero ancora giovane, parlando di  pericoli e di peripezie  e continuerò il mio racconto fino a quando giunsi ai grandi monti, ai confini del nord, fin dove arrivarono gli  dèi  e gli uomini  col segno e col nome  della nostra civiltà “. Rispose Teseo : “ O saggio Atreo  continua il tuo racconto  che onora la nostra  “polis”, la nostra città ,quando tu ci ricordi fin dove è arrivato, in mezzo alle terre e sul  vasto mare, il nostro segno ed il nostro costume che onora  gli eterni e  l’immortale  Atena, con riti e sacrifici che legano  il destino dei mortali alla vita  degli dèi “.

Erano uomini che venivano dal mare ,che praticavano il mare, narrati da Omero e dai poeti greci ,  ed arrivarono anche nella nostra Valle, risalendo il grande fiume Po, l’Eridàno dei miti greci, lasciando segni inconfondibili e misteriosi come  vedremo  nella prossima puntata proseguendo nei “Racconti di Valleimagna “(Little Eagle )

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