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C'era una volta in Valle Imagna - Racconti della Valle Imagna 3a parte

Little Eagle 17/08/2018

C'era una volta in Valle Imagna“ Racconti della Valle Imagna” : Il viaggio di Atreo (3a parte) 

Prosegue il racconto elaborato come narrazione storica in ambito scolastico, con la suggestione di riprendere nella  grande storia e nella letteratura universale  i riferimenti alla piccola storia di nostro ambito locale, con la sorpresa di ritrovare, della grande  storia  e  della letteratura universale una rilettura ed un senso inaspettato, quando ci accorgiamo  che esse ci appartengono ,che i miti di Omero parlano a noi , che il viaggio di  Ulisse può essere il nostro viaggio, che  Itaca ha a che fare con il paese o con la valle dove sei nato; come ci racconta, nell’elaborazione scolastica di due studenti  del liceo Mascheroni , la narrazione  di Atreo alla corte di Teseo. 

 Si parla  di  uomini che venivano dal mare ...Venivano dall'Egeo per rifornirsi di ambra di stagno e piombo...Oltre 3000 anni fa i "micenei" visitavano la Valle Imagna, primo affluente del Brembo, alle falde del Resegone,  lasciando segni di quella civiltà antichissima avevano risalito il Po dalla laguna, dalla foce e dagli affluenti, dall'Adige  al Mincio, dall'Adda al Brembo, precedendo gli etruschi fondatori di molte  città padane da Bologna a Mantova  a Cremona  fino a  Como  la città sul lago, fino  a Bergamo la città sul monte.
 

“Lasciammo ,o nobile Teseo,le isole Elektrides, partimmo con la concava nave  inoltrandoci tra le placide acque dell’Eridano( fiume Po) ,dalla sua calma foce ornata  di alti pioppi e mesti salici piangenti, sorti sulle sue  rive dalla metamorfosi  delle Nereidi che  fedeli si spensero la vita  nei gorghi  delle onde  prese da passione del giovane divino  Fetonte precipitato nel fiume da inesperto   auriga del carro del Sole.

Mio padre rincuorava i suoi compagni e, contro ogni presagio, mi appariva deciso e convinto nel suo intento di continuare la sua impresa scegliendo questa nuova via  verso il nord. Su indicazione dei mercanti di Spina( Comacchio) sapeva di siti micenei  già sorti sul primo affluente  con posti di scambio oltre Adria,  ma dopo i primi insediamenti micenei la grande plaga   del fiume “Athesis”(l’ Adige )  portava oltre i monti tra le feroci popolazioni già incontrate nella precedente sua impresa quando aveva  superato i monti a nord dell’estremo porto di  “Aqulis”( Aquileia )

Perciò senza esitare seguimmo la navigazione sul successivo affluente che nasce  dal lago Benaco  (il Garda); su quel fiume  l’arconte, re e sacerdote di “Spina”, ci aveva raccomandato di far visita alla profetessa e maga Manto, figlia dell’indovino tebano Tiresia,che fuggita da Tebe dopo lungo errare ,giunta sulle paludi del fiume Menzo (Mincio), si era fermata  sul lago creato  dalle  sue  lacrime versate nel  pianto, e lì avrebbe  dato  origine alla  città dal suo nome chiamata Mantua(Mantova);bevendo le acque di quel lago  si ha la predizione e l’indicazione  del proprio futuro .

Dopo difficile  navigazione arrivammo ad un   lago palustre, qui stava Manto,dai bei capelli raccolti, terribile dea dalla parola umana … con la nave ci avvicinammo in silenzio … un dio ci aveva guidato … ,poi sbarcati  due giorni e due notti giacemmo, mangiandoci il cuore di stanchezza e di pena… ci fermammo ..ma quando l’Aurora portò  il terzo giorno … .trovammo  tra i folti querceti e la macchia sulla sponda  la casa di Manto, fatta di pietre lisce ..ci fermammo nell’atrio della dea, dalle  belle trecce  ..e  lei, uscita fuori , aperte le porte splendenti ,  ci accolse con gioia riconoscendoci amici dal segno della “ lybris”, il segno dell’’ascia bipenne, disegnata sulla vela  ed  incisa  sul bronzo delle nostre armi…Fummo suoi ospiti sacri  …. Bevemmo le acque miracolose  del lago che ci aprirono alla mente  sul nostro futuro  e  che ci  diedero  indicazioni e pensieri  preziosi:  “Tornate a navigare  sul grande fiume che nasce da monti altissimi,  cercate  a nord la via delle grandi montagne ,..remando  la sua risalita,  come  su un albero di ramo in ramo, navigate  i suoi affluenti ed i suoi  laghi; tra questi c’è un lago che si divide in due rami ,al suo sommo si apre  la grande via  per arrivare sui passi delle imponenti vette. 

E’ quello  un lago incantato, lo chiamano lago Lario che vuol dire “lago principe” ed i suoi monti, sorgenti dalle acque, impediscono il transito, ed il sortilegio e l’incantesimo del luogo offusca la memoria e il ricordo;sulle sue rive han preso dimora nostri  navigatori che là spensero il loro ardimento e le nostre attese, dimenticando la patria e il ritorno;voi evitate quel lago e per aggirarlo sulla sua sponda orientale  risalite  sul suo emissario, il  fiume chiamato Abdua,(l’Adda) che significa “acqua corrente”; ne troverete la foce  suoi meandri lacustri dell’Eridano dove  il compagno di Paride  Cremone fondò il suo bel rifugio(Cremona); di qui a nord  salite,  fino  all’apparir di  un fiume minore chiamato “Imbro”(Brembo),dalla parola “imber” o “brombo” con cui in quei luoghi  chiamano l’acqua, e tra le  ghiaie  apre le sue sponde scendendo tra rapide e  forre che voi risalirete   fino a trovare un guado abitato, che dal  corso del fiume  prende nome di ‘Imbrate ,(Brembate di sotto) bivio e crocevia di due strade  l’una che ad est porta alla “Città sul Monte”(Bergamo), l’altra che ad ovest porta alla “Città sul Lago(Como); proseguite a nord  e arriverete dove  rocce e ghiaie  pongono il limite al navigar sulle acque, Lemen da “ limite” chiamano quel luogo , che chiude la pianura  nel contorno dei monti e da qui si diparte selvosa  una valle di verde smeraldo , apertura e porta  d’ingresso  per   transitare le Alpi.

Arriverete   fra genti che non conoscono il mare ,non mangiano cibi conditi col sale ,non sanno delle navi dalle guance di minio,né i maneggevoli remi che sono ali alle navi “ E rivolta a mio padre  disse la profetessa.: “ Oh intrepido acheo che da Thera sei partito navigando le acque, il segno ti sarà chiarissimo:non può sfuggirti quando, lasciata la nave tra le arene e le rocce  ,in terra piantato il maneggevole remo , salendo il monte  che come piramide si distingue , vedrai  all’orizzonte la sagoma di una montagna a forma di leone disteso di schiena, rivolto il capo ed il volto al calar del sole;è quello  il segno  per chi lo sa leggere su una e l’altra faccia di quel monte,impronta lasciata al  passaggio che fece, tra le sue12 “fatiche” quando per primo    attraversò le Alpi, Ercole, stirpe  di Zeus, l’eroe che uccise il leone di Nemea e ne vestì la pelle” ;là su quel monte lasciò l’impronta delle sue vestigia,là su quel monte,nella sua visione  si compirà la vostra grande impresa, conoscendo,ai confini del mondo,che il mondo  non ha confine!”

Così ci disse la profetessa e dea,e tutto ci  avvenne come Manto aveva previsto, o eroe Teseo, o principi  achei che onorate gli dei, tutto quello che ci disse tutto così ci avvenne , forse perché scritto nel destino o forse scritto nella nostra mente da quelle acque magiche bevute  dal suo lago, poiché le cose avvengono prima nella mente e poi nel destino. E noi giungemmo navigando il greto delle acque  al Limite(Lemen) sotto le alture e distinguemmo la forma di piramide del monte selvoso sul bordo del fiume  Scesi a terra, quanto la profetessa disse si verificò nel segno predetto:  “Quando, incontrandoti,un altro viandante ti dirà che il ventilabro tu reggi sulla forte tua spalla ,allora in terra piantato il maneggevole remo ,offri bei sacrifici a Poseidone delle acque sovrano, ed ai numi immortali che il cielo vasto possiedono,perché la vostra impresa abbia il suo compimento     realizzando  il sogno inseguito   partendo dalla lontana  Thera!” ..( Little Eagle )

Nota di lettura - Alcune note di lettura  per questo racconto che ,delle 3 puntate  precedenti e nella prossima 4° conclusiva , trova conferme  nei   ritrovati e nelle   testimonianze archeologiche della valle Brembana e della Valle Imagna,  (riferite in bella relazione dal titolo dallo scrittore romano Plinio ,” In Bergomatium agro extrema parte Italiae”(sul territorio dei bergamaschi nella parte estrema dell’Italia ). Le  due valli  convergono tra loro all’altezza del paese di Clanezzo e che, seppure separate e distinte, da sempre gravitano sull’area pianeggiante dell’antico Lemine. “L’abitato di Clanezzo poteva svolgere una funzione di mercato grazie alla sua posizione strategica trovandosi allo sbocco verso la pianura dei due percorsi interni delle valli e non distante da percorso pedemontano che univa l’area adriatica ai passi alpini, e che risulta frequentato forse ancor prima del XVI secolo a.C. A Clanezzo tra gli altri reperti  i pendagli in ambra rinvenuti sono un ritrovamento eccezionale,  poiché rappresentano il più lontano e  il più settentrionale reperto in tale materiale rispetto alla via dell’Ambra e alle rotte commerciali note nell’età del Bronzo.

All’età del Bronzo sono databili  due siti all’interno di grotte, di differenti funzioni, che hanno permesso di confermare l’esistenza di scambi di lungo raggio tra l’area prealpina e l’area veneta con influssi anche di ambito transalpino; si tratta della tomba ad inumazione rinvenuta  nel 1985 all’interno di una cavità nella grotta Costa Cavallina di Clanezzo, non distante dal sito dell’abitato, col ritrovamento di pendagli di ambra lavorata a “tipo tesoro di Tirinto “, e della grotta nota come “Tomba dei Polacchi”nel comune di Rota nel cuore della Valle Imagna col ritrovamento di un rasoio quadrangolare con decorazione incisa dell’ascia bipenne .Questi reperti eccezionali  ,come vedremo nella prossima puntata, giustificano e richiedono nella narrazione una distinzione significativa con riporti e citazioni dei bei versi  dell’Odissea.   

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