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C'era una volta in Valle Imagna - seconda puntata

Little Eagle 28/07/2017

(riassunto delle puntata precedente) AVVISO NAVIGANTI. Il giorno 26 giugno del 2017 un’ iniziativa coraggiosa e lodevole ha dato luogo alla pubblicazione online alla “La Voce delle Valli “ come giornale online della Valle Imagna e della Val Brembana .Tra le notizie, gli articoli le informazioni si apre una pagina di rubrica dal titolo “C’era una volta in Waldimagna..”, dove il nome “Waldimagna” “indica un luogo che non c’è, e nei chiari riferimenti alla “ più bella delle valli bergamasche”, è come” l’Isola che non c’è”, un luogo da trovare o da ritrovare con una narrazione alla ricerca della Storia , dell’Anima e del Destino della Vallimagna, nel suo passato tutto da riscoprire, nel suo presente tutto da interpretare, nel suo futuro tutto da indovinare . “ C’era una volta in Waldimagna…”una pagina alla ricerca dell’”Isola che non c’è”….alla ricerca della Valleimagna che non c’è...Ma ci potrebbe essere e magari una volta c’era! E, dunque, allora la doppia W di Waldimagna richiama la doppia W della sua origine dal Wald e dal Waldeman, la doppia W di VerdeValle della sua immagine e designazione, la doppia W del Web e della connessione col mondo per recuperare a questo nostro “piccolo mondo antico“, la sua tradizione di apertura e diffusione in ogni parte del mondo, ed infine la doppia W di “ Viva la Vita!” perché l’aspettativa della Valleimagna e di chi la abita ha bisogno di ottimismo e di entusiasmo. 

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C'era una volta in Valle Imagna - seconda puntata

Il cielo della Valleimagna. È l’azzurro del cielo che fa risaltare la“coppa di smeraldo “ della Valleimagna nel suo verde diffuso e sospeso alle falde del Resegone ; giardino di ingresso del grande percorso, che di valle in valle risale le Alpi dalla pianura lombarda al cuore dell’Europa, la Valleimagna va vista dall’alto, va vista dal cielo! Va vista dal suo cielo !

Ma c’è anche un “ cielo interiore” della Valleimagna quello del suo volto e della sua anima, come traspare nella configurazione dei suoi monti e delle sue convalli e come appare nello spettacolo del suo panorama emblematicamente esposto nel cuore della valle, davanti alla Cornabusa, santuario della valle e luogo straordinario! Là davanti a quel balcone e terrazza di singolare esposizione e visione, in anteprima dello scenario alto e spettacolare disteso tra il Pertus , Valcava e il Linzone da Costa a Roncola , si ripropone la parata di tutti i paesi della valle in bella mostra, all’insegna dalle loro chiese e dei loro campanili, per narrare e raccontare tempi e stagioni di luoghi e di contrade, memorie e storie guelfe o ghibelline, trascorsi e suggestioni, in dettagli dialettali, di abitatori forti di colli e di convalli, seguaci o succubi di capi o di prevosti, costruttori di paesi e libere contrade, figure originali speciali o marginali, vite ancora vive o passate o perse, vicende di orgoglio o di soggezione ,uomini di altura e donne di coraggio.

Paesi e contrade della terra del “ waldman”

Ne nasce un romanzo partecipato e diffuso su un territorio di multiformi aspetti e nomi, lungo il degradare dei suoi abitati dalla Roncola a Costa a Valsecca, da Brumano a Fuipiano a Corna, da Berbenno alle contrade perdute della Brembilla Vecchia e della vicina Brembilla distrutta, andando a ritrovare all’inizio della Valle, dal ponte romano nell’antico Lemine , il suo duplice e divisivo percorso di parte guelfa e di parte ghibellina, di riva destra, di riva sinistra; guelfa da Strozza a Capizzone, Bedulita, Mazzoleni , Rota, a Brumano e Morterone fino al Pallio ed Olino verso la Valsassina; ghibellina da Clanezzo, Mortesina, Ceresola, Ca’ Eminente e Berbenno, con Blello e Gerosa per la Forcella di Bura verso la Val Taleggio e con la continuazione laterale da San Piro, da Corna,da Locatello da Fuipiano fino al Grasello verso Vedeseta ed il Culmine di S.Pietro.

La Contrada di Arnosto, Fuipiano Imagna.

Due strade nemiche, due rive nemiche sullo stesso percorso di acque tranquille, sullo stesso greto di fiume sereno dalle sorgenti attorno al Resegone fino alla foce pacifica di Clanezzo, sulle ghiaie del Brembo un unico scorrere silenzioso e pacifico delle acque di paese in paese nel contrasto vivace e tumultuoso dello scorrere della vita e della storia, conservando e ripetendo della Valleimagna, come in un rumore di fondo, il suo nome, i suoi luoghi e le sue contrade ,.

Le Contrade della valle sparse e innumerevoli, abitate o perse e che più non ci sono, restano il vero volto, il cuore e l’ anima della Vallimagna. Per chi è partito ed è andato lontano ma anche per chi è rimasto resta di quelle contrade la nostalgia di una “ patria bella e perduta”, di un’età bella e perduta, poiché parafrasando il poeta Ungaretti “di tante contrade non è rimasto che qualche brandello di muro …”. I brandelli di muro e di pietra si possono ricostruire, ed in parte nelle nostre contrade si sono ricostruiti, ma i “brandelli” del cuore quelli restano, raccolti e conservati dentro; restano i volti, e gli affetti di famiglia, di parentela di vicinia, le età e le stagioni della la vita di contrada, i ricordi vivi i e presenti, conservati e richiamati dagli gli usci chiusi delle stalle e dei fienili, dai recinti cadenti degli orti e dei cortili, dal chiuso silenzioso delle soglie disabitate . - “Io amo anche le radici del mio piccolo paese”- ci va di ripetere con Pablo Neruda, e le radici della Valleimagna e di chi vi è nato sono le innumerevoli contrade .“…dovessi mille volte nascere dovessi mille volta morire ,là voglio nascere , là voglio morire!”







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