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I Campioni delle Valli - Tomas Locatelli, quando la Valle Imagna giocava in serie A (e in Coppa Campioni)

Marco Locatelli 26/09/2018

C'è stato un tempo in cui un valdimagnino calcava i campi di serie A, giocando a fianco di fenomeni mondiali come i palloni d'oro Roberto Baggio e George Weah al Milan, ma anche Olivier Bierhoff all'Udinese o Giuseppe Signori al Bologna; e un paio di volte ha indossato pure la maglia azzurra. Siamo a cavallo fra gli anni '90 e primi anni 2000 e il valdimagnino in questione (per la precisione, di Almenno San Salvatore) è Tomas Locatelli, classe 1976, il classico numero 10 (anche se a lui piaceva indossare la numero 20), centrocampista con tanta - ma tanta - tecnica, una visione di gioco a 360 gradi e anche un discreto fiuto per il goal.  

Dai modi semplici e gentili, quando lo contattiamo telefonicamente Tomas ricorda subito con piacere le sue origini valdimagnine, la sua Almenno San Salvatore dove ha dato i primi calci ad un pallone (e dove ogni tanto ritorna a trovare i suoi genitori). Anche se per poco, anzi: pochissimo. In quella che una volta si chiamava Almennese (poi diventerà Lemine Calcio, e da quest'anno Lemine Almenno Calcio in seguito alla fusione con l'Atletic Almenno San Bartolomeo) il piccolissimo Locatelli ci rimane solo un anno. Giusto il tempo per gli osservatori dell'Atalanta di portarselo a Zingonia.

Alla Dea Tomas Locatelli farà tutta la trafila delle giovanili, dai pulcini fino alla Primavera, arrivando a conquistarsi, non ancora maggiorenne, pure la tanto agognata serie A. L'esordio tra i professionisti con la maglia dell'Ataltanta, a soli 17 anni, Tomas non lo ha di certo dimenticato: "Ricordo benissimo quel giorno, era il 4 aprile del 1994 e giocavamo contro l'Udinese. L'allenatore era Cesare Prandelli e ci conosceva molto bene (quell'anno Prandelli era allenatore della Primavera, ma gli fu affidata la prima squadra dopo l'esonero di Guidolin ndr). In panchina con me c'erano ragazzi molto validi come Morfeo e Tacchinardi, ed essendo le ultime partite di campionato sapevamo che il mister ci poteva mettere in campo così da permetterci di dimostrare il nostro valore. Ed in effetti non ci aveva visto poi così male".

L'anno dell'esordio in A di Tomas Locatelli coinciderà purtroppo con la retrocessione in B dell'Atalanta. Un anno nella serie cadetta in maglia nerazzurra si rivelerà tuttavia una benedizione per il diciottenne Tomas Locatelli, che diventerà immediatamente il perno del centrocampo orobico e le cui prestazioni maiuscole finiranno per accendere addirittura l'interesse del Milan di Berlusconi, che la stagione successiva lo acquisterà per 2,8 miliardi di lire.

1994, un giovanissimo Locatelli (il primo da destra) in posa a Milanello con gli altri neoacquisti della stagione: da sinistra, Futre, Baggio e Weah.

Un'esperienza quella al Milan che lo stesso Locatelli definisce "formativa". "In quel Milan – racconta Locatelli - ho avuto l'opportunità di allenarmi e giocare con grandissimi campioni. In quel periodo della mia vita ho realmente capito cosa significasse fare il calciatore professionista e giocare a certi livelli. In rossonero mi sono anche tolto la soddisfazione di segnare in Coppa Campioni. È stata una grande occasione per imparare". Poi l'Udinese, il Bologna, il Siena, il Mantova, il ritorno in B con il Mantova, la SPAL in C e l'Arezzo in D.

Ma quale è stato il Tomas Locatelli migliore? Forse quello dell'Udinese? "A Udine è stato sicuramente uno dei migliori momenti della mia carriera, ci siamo tolti grandi soddisfazioni arrivando persino a centrare uno storico terzo posto nella stagione 1996-97. In quegli anni sono stato convocato anche in nazionale da Dino Zoff, per due partite amichevoli. Strepitosa l'esperienza di entrare in campo con la maglia della nazionale. Avendola indossata purtroppo cosi poco, l'ho sentita davvero molto". Magari oggi l'avresti indossata qualche volta in più, che dici? "Sì, penso proprio di sì"(ride)

Il calcio è cambiato molto in questi anni: più muscoli e meno tecnica. Un trequartista tecnico come Tomas Locatelli in quale squadra si vedrebbe oggi? "Qualitativamente il livello del calcio italiano si è abbassato di parecchio, fortuna la Juve con l'acquisto di Cristian Ronaldo sta provando a riportare la serie A dove merita di essere. Oggi Tomas Locatelli lo vedrei in una squadra che gioca per divertirsi, perché gli allenatori che basano tutto sulla forza e sui muscoli sono una tragedia per il calcio". Nell'Atalanta di Gasperini? "Sì, lì ci starei una meraviglia".

E oggi cosa fa Tomas Locatelli? "Vivo a Bologna, dove mi sono fermato dopo i 5 anni come giocatore fra il 2000 e il 2005. È una città bellissima e strategica. Ora sono il presidente di una scuola calcio ad Arezzo che si chiama Arezzo Football Academy. Abbiamo dieci squadre e diamo giocatori a diverse società di Serie A e B. Sul campo a portare la mia esperienza calcistica però non ci vado. La insegno ai miei allenatori, e poi saranno loro a portarla ai nostri ragazzi. Mi piace portare avanti la mia passione per questo sport con il calcio sano, dei giovani, dei bambini. Dove conta solo divertirsi".

"Ad Almenno San Salvatore torno ancora ogni tanto a trovare i miei genitori". E sulla fusione tra Lemine e Atletic Almenno, questo il Locatelli pensiero "Sicuramente una bella idea: si tratta di due anime che sono quasi gemelle e unendosi potranno fare ancora meglio".

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