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Itinerari fra arte, gusto e fede - Nell'affascinante sottosuolo di Dossena

Michela Offredi 01/06/2018

C'era una volta una volta una miniera, una maniera talmente grande e profonda da poter contenere la chiesa con il campanile del paese dove sorgeva. C’era una volta e c'è ancora. Perché in località Paglio-Pignolino, fra i verdi pendii, protetta dai 13 chilometri che la isolano da San Pellegrino Terme, quella miniera con i suoi 18 chilometri di gallerie e oltre 2000 anni di storia è ancora lì. 

A ricordare la sua importanza, la ricchezza e la capacità di contenere persino la chiesa di Dossena (pensate che all’interno c’è un sito estrattivo, noto come Lente Martelli, lungo 800 metri, alto 70 e largo 40) sono i vecchi minatori, quelli che ancora oggi, nonostante siano passati più di 30 anni dalla chiusura, portano legato al collo il fazzoletto che un tempo usavano per riparare il volto dalla polvere. I pochi rimasti sono ormai anziani. Il 26 giugno 1981 l'attività estrattiva è stata ceduta dalla società S.A.M.I.M. (le concessioni sono state consegnate definitivamente nel giugno 1982), eppure, grazie a un gruppo di volontari, è ancora possibile accedere a questo affascinante mondo sotterraneo.

Si può ancora percorrere le gallerie di carreggio e visitare le camere di coltivazione dove avveniva l'estrazione dei minerali, principalmente calamina e fluorite, materiale quest'ultimo che nella metà degli Anni '50 è stato inviato in grandi quantità in America, dove era utilizzato, per le missioni lunari, in buona percentuale nel combustibile dei razzi di partenza delle navicelle e soprattutto nel rivestimento esterno delle navicelle di rientro.

E così nell’oscurità che oggi, diversamente da allora, è rischiarata dalla luce elettrica (un tempo si usavano lanterne di acetilene), rivivono le attività dei minatori e le tecniche di scavo. Si raccontano le fatiche delle “taissine", le donne che frantumavano le pietre a mano e dividevano il minerale dalla roccia, e ancora il lavoro dei bambini, i cosiddetti “galet", a loro volta impegnati in tempi remoti. Si rievocano le preghiere alla protettrice Santa Barbara e le processioni a lei dedicate (all’interno c’è una statua donata dalle ultime tre “taissine" del paese), le giornate trascorse al buio, scandite dal rumore delle trivelle ad aria compressa e dal movimento dei vagoni sui binari. E, ancora, i volontari elencano i fastidi e i dolori di corpi affetti da saturnismo e silicosi, causati dalla costante umidità (rasenta quasi il 90%) e soprattutto dalla polvere e dai materiali con i quali erano a contatto.

Sono storie di gente comune, di famiglie dove il lavoro veniva tramandato di generazione in generazione, eppure, fra i tanti, spuntano anche nomi illustri. Il primo in ordine di tempo è Plinio il Vecchio che cita, primo fra tutti, le miniere di Dossena nella sua opera “Naturalis historia”. È l’epoca in cui i Romani portavano fra i monti della Valle Brembana gli schiavi e alcuni geroglifici, rinvenuti all’interno delle miniere, fanno pensare che alcuni di questi provenissero addirittura dall'Egitto. Agli inizi del 1500 risalgono invece gli studi di Leonardo da Vinci sulle tecniche utilizzate nelle miniere, oltre che ad alcune opere di mappatura della zona. Esistono infatti due mappe da lui disegnate, riguardanti Dossena e la Valle del Riso, e conservate a Londra, nella biblioteca reale di Winsor.

E a proposito di artisti legati alla maniera non si può dimenticare Amedeo Modigliani, la cui famiglia nel 1870 acquisì la concessione mineraria del sito (in essere fino al 1884, anno di nascita di Modì). La crisi e il successivo fallimento dell'azienda di famiglia fecero sì che il bambino poi divenuto giovane, anziché seguire le orme del padre, del nonno e degli zii come ingegnere minerario, fu libero di avvicinarsi ad altre passioni e di diventare poi l’artista che noi tutti conosciamo.

Quando visitare la miniera

Tutte le domeniche, da aprile a ottobre, dalla 14.00 alle 18.00 e tutti i giorni dell'anno per gruppi superiori a 10 persone. È sempre obbligatoria la prenotazione. Per prenotazioni e informazioni contattare  minieredossena@gmail.com o 3334299835.

Un prodotto di cui sentirete parlare

Il formaggio Ol Minadur, la cui stagionatura in miniera, ad una temperatura e un’umidità costanti, gli conferisce un gusto intenso e ricco di sfumature.

Un enigma da risolvere

All’interno della miniera è presente “La galleria dei sospiri”. Perché le fu dato questo nome?

La curiosità

Dossena, grazie alla presenza della via Mercatorum e in parte come effetto delle sue miniere, é una delle località più antiche della Valle Brembana così come la sua chiesa, che fu la prima chiesa battesimale del territorio brembano. In virtù di questo, custodisce tele di artisti del calibro di Paolo Veronese, Palma il Vecchio e Pieter Paul Rubens. Ancora oggi é paragonabile a una piccola pinacoteca per il numero di opere esposte.

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