Le nostre Leggende - Ol Gioanì sénsa pura

Eleonora Busi 14/09/2019

In un paese dell'alta Valle Brembana – quale non ci è dato saperlo – vivevano un ragazzo di nome Giovannino, chiamato da tutti “Gioanì”, e sua madre, rimasta vedova dopo la scomparsa del marito, travolto da una catasta di legname. La loro piccola casa si trovava fuori dalla zona abitata, in una valletta circondata da rigoglioso verde e immensi boschi di abeti, fra i quali Gioanì era diventato grande. Lui amava la natura, tanto da considerarla quasi una sorella.

E in simbiosi con la natura scelse di crearsi il proprio lavoro per provvedere a sua madre oltre che a se stesso, ereditando il lavoro di boscaiolo dal suo povero padre e curando il suo piccolo gregge di pecore e capre. L'unico suo vezzo erano le serate all'osteria a giocare a carte con gli altri giovani del sua età, sorseggiando vino al suono della fisarmonica suonata per diletto. Una sera nacque fra i frequentatori dell'osteria una discussione molto accesa, su una fantasia popolare allora molto gettonata e creduta: l'esistenza di fantasmi, streghe e folletti, abitanti silenziosi del bosco pronti a spaventare chiunque si azzardasse ad avventurarsi la notte.

Il Gioanì, però, non credeva a queste fandonie. Lui, che era cresciuto in mezzo alla natura, conosceva solo quanto bella e selvaggia fosse e mai si ritrovò faccia a faccia con una delle suddette creature. “Tutte frottole dei nostri vecchi per far spaventare i bambini e tenerli tranquilli” affermava con forza. Ben presto, si ritrovò solo soletto a sostenere la sua tesi e fu allora che qualcuno gli propose una scommessa: passare una notte, da solo, in cima alla montagna.

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Senza battere ciglio, il nostro protagonista accettò e, anzi, propose di accendere un fuoco una volta arrivato in cima – per dimostrare loro la sua vittoria. Decise di partire la sera stessa; giù l'ultimo sorso di vino e via, con il suo pastrano scuro ed il cappellaccio, diretto verso il bosco ed il sentiero che portava in cima alla montagna. La luna rischiarava fiocamente il terreno, combinata alla lanterna ad olio che il ragazzo sosteneva con una mano. Ben presto i fumi dell'alcool iniziarono a svanire e i pensieri iniziarono a fiorire: ogni cresta, ogni fronda pareva un mostro minaccioso, pronto a balzare fuori dall'oscurità.

Il Gioanì accelerò il passo e quasi corse. Dopo due ore individuò una bella radura e decise di fermarsi. Accatastò qualche ramo secco raccolto durante la camminata e non con poca difficoltà accese un fuocherello. Ma la stanchezza ebbe la meglio e ben presto il ragazzo si ritrovò profondamente addormentato, accasciato su un lato. Il suono esile di un flauto lo svegliò per qualche minuto: aprì gli occhi e di fronte a sé vide tre meravigliose e leggiadre fanciulle che stavano danzando attorno al falò. Una di loro, vestita di rosso, gli sorrise dolcemente. Finita la melodia, così come erano arrivate sparirono, inghiottite dal buio della notte.

I giorni seguenti, il Gioanì si ritrovò a pensare spesso a questa visione. Era stato un sogno? Frutto della sua fantasia? Eppure la graziosa fanciulla vestita di rosso fu un pensiero ricorrente. Si scoprì a pensare notte e giorno, il suo sorriso gli aveva letteralmente rubato il cuore. Decise così di confidarsi con sua madre, che gli consigliò di tornare sulla montagna nella speranza di rivederla e, magari, portarla a casa.

E così fece. Quella stessa notte tornò nel luogo, accese il fuoco e attese; puntuali, scoccata la mezzanotte, le tre fanciulle ricomparvero al suo cospetto. Il Gioanì si alzò e rivolse il proprio saluto a quella vestita di rosso, colei che gli aveva rubato il cuore. Lei passò il flauto alla sua amica e si fece accompagnare dal ragazzo in una impacciata ma dolce danza a cui ne seguirono molte altre. E fu davanti al tepore del fuoco che si scoprirono innamorati.

Il Gioanì portò la ragazza a casa sua e ben presto coronarono il loro sogno d'amore, sposandosi e avendo tanti bambini ad allietare le loro giornate. Ma, si sa, le malelingue non sanno mai frenarsi: esiste un finale alternativo di questa storia, uno più cupo. Si dice che un giorno il ragazzo, durante una discussione, colpì la propria moglie con uno schiaffo. Lei, offesa, corse sulla montagna e non fece mai più ritorno. Lui, che non sapeva più vivere senza di lei e pieno di rimorsi per averle mancato di rispetto, la cercò giorno e notte, purtroppo senza un esito positivo. Una di queste notti, mentre cercava disperato la sua amata, scivolò in un burrone e morì, invocando il nome della meravigliosa fanciulla vestita di rosso.

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