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Penna e calamaio - Chiara Personeni, infermiera di professione e scrittrice per amore di chi soffre

Samuel Paterini 27/03/2018

In questa nuova puntata della rubrica letteraria Penna e Calamaio vi presentiamo Chiara Personeni, 29 anni, residente a Bergamo ma originaria di Bedulita. Infermiera di professione ma scrittrice per amore. Una scrittura d'amore rivolta alle persone che soffrono, perché, racconta: "i miei libri devono essere scritti, ma non per essere venduti, ma perché scrivere mi permette di dar voce alle sofferenze delle persone, che non hanno la voce di gridare, perché è un'altra faccia del mio essere infermiera". All'attivo Chiara ha il romanzo contemporaneo-thriller Le Lettere del Destino, pubblicato il 29 febbraio 2016. In programma un nuovo libro che dovrebbe essere pronto entro la fine dell'anno.

Ciao Chiara, vuoi parlarci un po di te? Immagino che non si riesca a vivere (ahimè) di sola letteratura. Parlaci delle tue passioni, aspirazioni ed utopie, insomma, di tutto ciò che non troveremo nel tuo thriller.

Sono nata a Bedulita, in un piccolo paesino della Valle Imagna. Sono sempre stata una ragazza molto timida, introversa e difficilmente riuscivo ad instaurare un rapporto di amicizia con i miei coetanei, anche per questo ho iniziato a scrivere dei piccoli racconti, perché immergermi in un mondo nuovo mi faceva stare bene.

Ho scelto di lasciare il mio paese d'origine ormai dieci anni fa perché desideravo vivere altrove, ma la montagna mi è rimasta nel cuore, non l'ho mai dimenticata. Quando ho qualche attimo libero prendo la mia macchina e salgo in Valle Imagna e rimango li a guardare il panorama senza pensare a niente, perché le parole e i pensieri nascono e scorrono da sole.  Il mio più grande sogno fin da bambina era quello di fare l'infermiera e mi reputo una persona molto determinata, infatti sono andata dritta per la mia strada fino a quando non ho raggiunto il mio più grande obiettivo di vita.  Mi reputo un artista perché in tutto ciò che faccio, cerco di lasciare una piccola parte di me.

Come riesci a far combaciare il tuo lavoro di infermiera, lavoro estremamente concreto, con lo spaziare che solo l'ispirazione riesce a donare?

Come dici tu fare l'infermiera è difficile, e sì, hai ragione, è un lavoro veramente concreto. Mi sento diversa come persona, la mia professione mi ha resa più sensibile, più forte e coraggiosa. Io dico sempre non faccio l'infermiera ma sono un infermiera. Ti chiederai quale differenza possa esserci, in realtà tutto, perché il mio lavoro scandisce le mie giornate, i miei ritmi. Non  esistono le domeniche o i giorni di festa, ma la solitudine e la sofferenza di chi ha bisogno d'aiuto, una parte di me pensa a loro costantemente. Per me i miei pazienti, il loro benessere, il loro sorriso, la loro gratitudine vengono sempre prima di qualsiasi cosa. A volte sono loro stessi che mi danno una grande forza, anche se non se ne rendono conto.

L'ispirazione non manca di certo, ma trovare il tempo per scrivere non è per niente facile, a volte torno dal lavoro, che mi sento uno straccio, ma ci sono altre cose a cui pensare: il marito, le faccende di casa e gli impegni ,che si accumulano uno dopo l'altro, quindi fermarmi mi è impossibile. Quando scrivo è come se mi trasportassi in un mondo nuovo e tutti i pensieri negativi in un attimo svaniscono. Mi sento pervasa da una grande adrenalina, e difficile da descrivere, ma indosso le mie cuffie e mi sento una persona diversa. A volte mi sveglio la notte con delle frasi nella mente e me le annoto, perché mi piacciono come suonano.

A cosa è dovuta l'intuizione, ossia la trama su cui hai lavorato?

Non c'è mai stata una vera e propria intuizione della trama. Quando ero giovane, come ho detto prima, scrivevo per me stessa, essere adolescenti significa anche "essere egoisti" ovvero pensare a se stessi e cercare di dare dei significati a dei momenti particolari della nostra vita. Quando sono entrata in ospedale per me è cambiato tutto, ho toccato con mano la sofferenza delle persone e volevo sentirmi utile per loro.  Ho cercato subito di immedesimarmi nei miei pazienti e da li ho iniziato a scrivere per loro dei piccoli racconti, perché volevo che avessero un ricordo mio. Poi un giorno mi sono detta: 'perché non scrivere un libro?' E l'ho fatto così, a brucia pelo, senza pensarci. È stato come se qualcuno mi dettasse le parole. Non è stato faticoso o difficile e come se si fosse scritto da solo.

Dai Chiara ora la domanda più difficile: invogliaci a leggere la tua opera prima "Le Lettere del Destino".

Andrea, il protagonista, è un ragazzo che alla tenera età di quattro anni perse la madre in un evento avverso. È un adolescente difficile, all'apparenza scontroso e arrogante, ma nel suo cuore in realtà si cela un grande dolore e solo chi è in grado di andare oltre l'apparenza può rendersene conto. Nel suo percorso di vita incontra molti ostacoli, ma la grande determinazione,  che lo contraddistingue, non lo abbandonerà mai. Andrea scoprirà che dietro la morte della madre si cela una verità dura da accettare e per arrivare a questo dovrà rinunciare a tante cose importanti della sua vita. Nonostante le sue avversità, non hai mai dimenticato l'amore delle persone che gli sono state accanto e che l'hanno spronato ad non arrendersi.
Il libro lo reputo "personale" in quanto può essere letto su più livelli: in base al vissuto e all'età del lettore acquisisce significati diversi. Questo era il mio obiettivo, e dai feedback che ho ricevuto finora mi sembra di averlo inquadrato.

Hai in mente altri progetti letterari?

È bello svegliarsi la mattina e leggere sul cellulare messaggi: "Allora, Chiara, quando il prossimo?" Ho già iniziato un nuovo libro, ci vorrà del tempo ma spero di finirlo prima della fine dell'anno, purtroppo gli impegni sono sempre tanti. Non è l'unico progetto che ho in mente e spero che in futuro ce ne possano essere tanti altri. 

Cosa ti aspetti dal panorama letterario?A tuo avviso la gente ha smesso di leggere per inclinazione oppure delle colpe le hanno anche le case editrici che promuovono maggiormente prodotti di "seconda fascia"

Devo molto alla mia casa editrice che mi ha permesso di pubblicare il mio libro senza spendere dei soldi, ma entrando in questo mondo ho conosciuto tantissime persone desiderose di scrivere come me, che hanno ricevuto un sacco di porte chiuse in faccia. Pubblicare non è facile, a volte ci vogliono anni, le case editrici ti promettono mari e monti ma se tu stesso non ti dai da fare, il progetto svanisce in un istante, solo in pochi raggiungono il successo.

La gente è molto titubante quando si tratta di comprare il libro di un'autore emergente, a volte ti guardano con diffidenza, le case editrici in questo non aiutano, magari organizzano due o tre presentazioni e poi spariscono. Non è facile farsi pubblicità quando alle spalle non hai neanche una casa editrice pronta a investire su di te. Dal punto di vista letterario io non mi aspetto nulla, sento che i miei libri "devono" essere scritti, ma non per essere venduti, ma perché scrivere mi permette di dar voce alle sofferenze delle persone, che non hanno la voce di gridare, perché è un'altra faccia del mio essere infermiera. Se un giorno li leggeranno in tanti sarò solo felice di questo. Io scrivo per loro, non per guadagnare, non si vive di passioni purtroppo.

Ultima domanda: hai in cantiere delle presentazioni ? Hai un blog o una pagina social da suggerire ai lettori del giornale per temersi maggiormente aggiornati su presentazioni, promozioni e nuove uscite?

Ho fatto molte presentazioni l'anno scorso, sono stata anche in televisione,ma per motivi personali poi ho dovuto diminuire le mie attività. Sono state tutte delle meravigliose esperienze che mi porto nel cuore e non potrò mai dimenticare le emozioni che ho provato.Spero adesso di ricominciare. Ho due pagine Facebook una dove ci sono tutti i dettagli del mio libro "Le lettere del destino" e una dove scrivo a getto i miei pensieri più belli , che si chiama "Le pillole di chiara"

A questo link puoi acquistare il libro Le lettere del destino di Chiara Personeni

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