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Penna e calamaio - Letteratura e poesia nell'epoca dei social network

Samuel Paterini 24/11/2017

La letteratura e la poesia suonano ormai come note anonime in questa società sempre più improntata sull’apparire, sull’usa e getta, sulla frase ad effetto che fa sentire il consumatore “padrone di se stesso”, figlio dell’ego di facciata e di relazioni fredde, consumate dietro a una tastiera.

Il poeta dei giorni nostri viene visto come uno "sfigato", che ha poca voglia di lavorare, o peggio ancora, come un eterno infelice. Ammetto che anche una discreta maggioranza di coloro che scrivono possono tranquillamente fare il “diario segreto”, perché non aiutano certo chi timidamente si affaccia a questo mondo ad invogliarlo a proseguire, facendo ingenti danni a tutto il panorama letterario. La maggior parte delle case editrici (piccole) non pubblica scrittori o poeti perché credono nei loro lavori, ma basandosi su logiche di guadagno immediato.

Vi prego di non prendere questo esordio come una ode al pessimismo, ma invito i lettori a prenderla come trampolino di lancio per vedere da un’altra prospettiva ciò che vi sto narrando. Esisteva un’epoca in cui l’analfabeta era conscio delle sue capacità, quindi tendeva a sopperire le stesse con la dignità e con una visione di romanticismo attorno a tutto ciò che di nuovo poteva imparare da un poeta, da un libro. Oggi, a mio avviso, i nuovi analfabeti sanno leggere, scrivere, ma non sanno vivere. Tendono a non fidarsi di nessuno e sono fermi nella convinzione che nulla hanno da imparare, pensano (i genitori) che i lavori non sono tutti nobili, ma che solamente quello ritagliato su misura per il loro figliuolo lo sia.

Penso tuttavia che non si debba fare di tutta l’erba un fascio, perché esiste molta gente che si sente orfana di emozioni, di buoni consigli ed è estremamente schifata dalla realtà sopracitata. A loro, quindi, dedico questa rubrica mensile in cui intervisterò scrittori e poeti locali (ma non solo), e cercherò di sensibilizzare alla letteratura come anticorpo contro la diffidenza.

Penso che ci si possa ancora emozionare davanti ad un sorriso, che si possa ancora scommettere sull’amore a lunga durata e si possa pure tenere aperta la porta dei sogni e del coraggio di perseguire gli stessi. Ammetto che rasentano l’utopia queste mie convinzioni, ma se avrete la costanza di seguire questa rubrica magari scoprirete che si può serenamente convivere tra il “virtuale” ed il “reale”, e che la letteratura è ancora un toccasana per la propria autostima, un muro che argina la tristezza e la rassegnazione in cui volutamente questa società tende ad incanalarci.

 







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