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Penna e calamaio - Tarcisio Bottani, dal giornalismo alla ricerca: quaranta libri sulla storia brembana

Eleonora Arizzi 07/08/2018

Nato alla Pianca di San Giovanni Bianco nel 1950, Tarcisio Bottani è un noto scrittore della Valle Brembana. Laureato in Lettere all’Università Cattolica di Milano nel 1973, è stato docente di lettere in varie scuole medie della valle Brembana e alla fine della sua carriera scolastica ha insegnato italiano e storia ai geometri dell’Istituto superiore Turoldo di Zogno. Ha fatto parte dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e ha collaborato, dal 1982 e per una ventina d’anni, con vari quotidiani e periodici.

Nel 1994 ha intrapreso un’intensa attività di ricerca e documentazione che è approdata ad una lunga serie di iniziative editoriali nelle quali, da appassionato fotoamatore, cura personalmente il corredo fotografico. Nonno entusiasta e fiero dei piccoli Sofia e Diego, è sposato con Wanda Taufer, anche lei insegnante di lettere e scrittrice, ed è papà di Luca.

La Voce delle Valli: Come è nata questa passione per la storia della nostra valle e come ti sei avvicinato invece alla scrittura?

Tarcisio Bottani: "Risale ai primi anni Ottanta l’inizio della mia collaborazione giornalistica, prima con Bergamo-Oggi e poi con Il Giorno. È stata una collaborazione continuativa e assai assidua, che si è protratta per un ventennio e che mi ha consentito, da una parte, di approfondire la conoscenza della Valle Brembana e dall’altra, di acquisire uno strumento comunicativo veloce e accessibile a tutti.

La passione per la storia era però nata già negli anni della mia formazione scolastica: quando frequentavo le elementari ero affascinato dai racconti di mio nonno che mi parlava della sua esperienza nella Grande Guerra e degli anni del fascismo, e alle medie l’insegnante di Lettere ci parlava delle nefandezze nazifasciste e dei campi di sterminio, e poi degli anni della guerra fredda. Credo che sia partita da qui la mia passione per la storia".

Un po’ di storia del Centro Storico Culturale Valle Brembana? Chi lo ha fondato? Tu in che anno sei arrivato? 

"Con l’amico Felice Riceputi e altri colleghi brembani progettavamo da tempo di costituire un’associazione che riunisse gli appassionati di cultura della Valle, con lo scopo di mettere in comune le competenze di ciascuno e di lavorare per far conoscere il ricco patrimonio storico e artistico presente in Valle e avvicinare i giovani alla ricerca storica. L’atto costitutivo del Centro Storico Culturale Valle Brembana è datato 28 marzo 2002 ed è sottoscritto, oltre che da Riceputi e da me, da Lorenzo Cherubelli, Claudio Gotti e Giuseppe Pisoni".

"Oltre a promuovere la conoscenza, la conservazione e la diffusione del patrimonio storico, culturale, artistico e ambientale della Valle Brembana, l’atto costitutivo si propone di pubblicare il bollettino annuale dell’associazione, da distribuire ai soci in regola con la quota sociale. Oggi i soci sono oltre 300 e molti di loro collaborano alla realizzazione del bollettino Quaderni Brembani che è giunto alla sedicesima edizione".

Autore di quanti libri? E coautore di quanti altri? Quale è stato il tuo primo libro?

"Il primo libro, pubblicato nel 1994, è la rielaborazione della mia tesi di laurea dedicata al vescovo di Bergamo Girolamo Ragazzoni la cui famiglia era originaria di Valtorta. Con il comune di Valtorta, e in particolare con il sindaco Piero Busi, è nata poi una feconda collaborazione che ha portato alla pubblicazione di altri libri.

La prima esperienza come coautore l’ho avuta invece in occasione del cinquantenario della Liberazione: con Felice Riceputi e Giuseppe Giupponi ho pubblicato La Resistenza in Valle Brembana che ha proposto una lettura organica e documentata delle complesse vicende resistenziali che ebbero come teatro la Valle Brembana e le aree limitrofe. Il libro ha avuto un grosso successo, come confermano le quattro edizioni succedutesi in una quindicina d’anni.

Da allora ho pubblicato una quarantina di libri e alcune decine di saggi, ospitati su libri o riviste. Di circa la metà dei libri sono autore unico, mentre negli altri ho coinvolto amici e colleghi, nella convinzione che la collaborazione, oltre a ripartire la fatica della ricerca e della redazione dei testi, consenta un positivo confronto di conoscenza sui temi specifici dei libri, generalmente dedicati alla storia di paesi o di aspetti della Valle Brembana. Oltre che con Riceputi e Giupponi, ho scritto libri con Ermanno Arrigoni, Wanda Taufer, Mara Milesi, GianMario Arizzi, Bonaventura Foppolo, Mino Calvi, Flavio Jadoul e altri. Salvo poche eccezioni, di questi libri ho curato l’apparato iconografico e il coordinamento editoriale, collaborando con le case editrici Ferrari, Corponove, Grafica e Arte, Stefanoni.

Un particolare aspetto della mia attività editoriale riguarda la storia della famiglia Tasso, per la quale ho condotto ricerche in vari archivi d’Europa, concretizzatesi nella pubblicazione di alcuni libri promossi dal Museo dei Tasso di Cornello".

Alcuni libri li hai scritti con la moglie, Wanda Taufer. L’hai coinvolta tu in questa passione?

"Wanda mi ha sempre aiutato nelle ricerche d’archivio e mi ha suggerito di divulgare sotto forma di racconto alcune vicende o figure di personaggi incontrati durante ricerche, oppure di rielaborare le storie popolari e le leggende proprie della Valle Brembana. Proprio queste leggende sono state oggetto di uno dei concorsi di disegno per ragazzi indetti dal Museo della Valle di Zogno: i disegni sono risultati talmente belli e originali che, d’intesa col Museo, li abbiamo usati per illustrare una nuova edizione delle leggende".

Quanto tempo dedichi alla ricerca e alla scrittura dei tuoi libri?

Una volta vi dedicavo molto tempo, ma dal 2009, dopo la scomparsa del compianto presidente Felice Riceputi, avendolo sostituito alla guida del Centro Storico Culturale Valle Brembana, dedico molto del mio tempo a questa associazione e alle sue iniziative editoriali, per cui la mia attività personale nel campo della ricerca si è sensibilmente ridotta.

La ricerca storica è piuttosto impegnativa e richiede lunghe consultazioni degli archivi, soprattutto degli atti notarili che talvolta, per un singolo paese, sono migliaia. Quindi è necessario interpretare ed elaborare ciò che comunicano i documenti, per produrre dei testi che risultino il più possibile leggibili da tutti e non siano pedanti e riservati alla ristretta cerchia degli storici. Per questo il mio modello è Tarcisio Salvetti, la cui storia di San Giovanni Bianco è un esempio insuperabile di come si possa divulgare la storia senza essere superficiali.

Storia locale e giovani. Sei stato insegnante e nel direttivo del Centro hai coinvolto alcuni ragazzi. Hai alcuni trucchi del mestiere per stimolare i giovani alla lettura di libri locali e alla passione per la storia dei nostri paesi?

Alcuni miei ex allievi fanno parte del Centro Storico, a loro e ad altri giovani soci cerchiamo di offrire l’opportunità di accostarsi alla storia locale incaricandoli di tenere conferenze sulla Valle Brembana o corsi di storia locale nelle scuole, oppure suggerendo temi da trattare per Quaderni Brembani o per le altre iniziative editoriali del Centro Storico. Così è stato per il volume scritto a più mani "Il sogno brembano", dedicato alla Valle Brembana nel periodo delle belle époque, a "La fine del sogno" che ha trattato la partecipazione della Valle alla Grande Guerra o a La furia del Brembo, scritto in occasione del trentesimo anniversario dell’alluvione del 1987. Quest’anno due giovani hanno collaborato alla realizzazione del numero unico estivo del bollettino L’Alta Valle Brembana, dedicato alla storia della scuola. Questi giovani soci dimostrano un’ottima base culturale, se la cavano egregiamente e sono diventati a loro volta insegnanti. Come tali so che si preoccupano di aprire i loro studenti alla cultura brembana, partendo dai fatti locali e inserendoli nella grande storia.

Quali sono le future iniziative letterarie (e non) tue e del Centro Storico?

Personalmente non ho particolari programmi letterari, mentre il Centro Storico diventa sempre più il punto di riferimento di istituzioni pubbliche o private per quanto concerne le iniziative culturali. Abbiamo appena concluso, con il Museo Archeologico di Bergamo e il comune di Carona, l’iter della realizzazione della copia e della sua collocazione a Carona del grande masso archeologico della Val Camisana che reca centinaia incisioni e iscrizioni, alcune delle quali risalenti all’epoca preromana e stiamo impostando col Museo Archeologico un progetto di ricerca archeologica nella vasta area che sorge alle pendici del Monte Aga, che dovrebbe riservare non poche sorprese.

Per il resto ci sono state avanzate richieste per studi e ricerche storiche su due paesi della Valle e stiamo valutando la possibilità di organizzare un grosso convegno sui pittori Baschenis con pubblicazione degli atti. A breve presenteremo il restauro, promosso dal Centro Storico, di una pala d’altare di Gian Battista Guarinoni, che verrà ricollocata nella sua sede originaria nella chiesa del monastero di Astino.

Prosegue poi la collaborazione con il vicariato Alta Valle Brembana per il prossimo numero unico estivo del bollettino, che sarà dedicato all’emigrazione, e con il comune di San Pellegrino Terme per Festival di poesia dei bambini e per le conferenze e i corsi di storia locale.

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