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Valle Brembana in bianco e nero - Ecco perché la posta è nata a Camerata Cornello: la storia dei Tasso

Wanda Taufer e Tarcisio Bottani 27/11/2018

Cinquecentodue anni fa, il 12 novembre 1516, il mastro generale di posta Francesco Tasso e suo nipote Giovanni Battista - originari di Camerata Cornello -  ottennero l’incarico definitivo di gestori e organizzatori unici delle poste dell’Impero asburgico. Il documento, redatto a Bruxelles, porta la firma di Carlo I d’Asburgo, che in quello stesso anno era stato proclamato re di Spagna e che tre anni dopo succederà al nonno Massimiliano I sul trono imperiale col nome di Carlo V.

La patente di Bruxelles è il primo e fondamentale atto di Carlo I nel settore postale e riprende e amplia le due precedenti del 1501 e del 1505, concesse a Francesco Tasso dal padre Filippo il Bello, dando così forma definitiva alle regole organizzative delle comunicazioni postali europee. Per tale motivo il documento può a buon diritto essere considerato l’atto ufficiale di nascita delle poste d’Europa. I destinatari della convenzione, Francesco e Giovanni Battista Tasso, sono definiti “capitaines et maistres des postes” e vengono ufficialmente incaricati dell’organizzazione dei corrieri e dei collegamenti postali dai Paesi Bassi spagnoli verso la Germania, il Tirolo, l’Austria, Venezia, Milano, Firenze, Roma, Napoli, la Spagna e la Francia.

All’epoca della patente del 1516 i Tasso erano al servizio degli Asburgo già da una trentina d’anni. Francesco Tasso e i fratelli Janetto, Ruggero e Leonardo, figli di Pasino, erano nati al Cornello attorno alla metà del Quattrocento. In quegli stessi anni altri esponenti della famiglia stavano intraprendendo iniziative postali per conto degli Stati italiani: alcuni facevano parte della Compagnia dei Corrieri della Repubblica veneta, altri si erano trasferiti a Bergamo e si erano dedicati ad importanti acquisti immobiliari; da questo gruppo usciranno i corrieri che a partire dal 1460 gestiranno le poste pontificie.

Non si sa per quale via Francesco Tasso e i fratelli arrivarono in Tirolo, mettendosi al servizio dell’imperatore Federico III d’Asburgo e del figlio Massimiliano, anche se si è propensi a ritenere che siano entrati nell’orbita imperiale per effetto dei contatti che essi avevano con le città tedesche mentre svolgevano il servizio in Italia, forse per conto dello Stato pontificio. Ipotesi avvalorata anche dai principali studiosi tedeschi dei Tasso che individuano in Janetto il corriere pontificio chiamato alla corte imperiale con i suoi fratelli negli anni in cui l’impero stava organizzando i propri collegamenti postali e necessitava di operatori esperti del settore.

Così i fratelli Tasso iniziarono a lavorare in Tirolo e in Germania e a ricevere cospicui compensi per i loro servizi, come provano varie ricevute conservate nel Tiroler Landesarchiv di Innsbruck, la prima delle quali, datata 11 dicembre 1489, assegna a Janetto e al nipote Giovanni Battista la somma 300 fiorini per attività postali. Quando poi Massimiliano divenne a sua volta imperatore nel 1493 e grazie a un’accorta politica matrimoniale estese il proprio potere sui Paesi Bassi, la Borgogna e la Spagna, i Tasso dovettero organizzare in fretta i collegamenti postali verso quei territori, mostrando tutta la loro abilità e divenendo pedine indispensabili per l’apparato statale dell’imperatore in un’epoca di grandi fermenti politici, economici e culturali.

Dei quattro fratelli, solo Ruggero ebbe figli che seguirono la carriera postale: oltre al già citato Giovanni Battista, David, Simone e Maffeo, che si affiancarono attivamente al padre e agli zii, con i quali nella prima metà del Cinquecento posero le basi per la creazione dell’impresa multinazionale di famiglia, con sedi nelle varie città, destinata a gestire le poste europee per diversi secoli. Con l’avanzare degli anni questi personaggi allenteranno i contatti con il Cornello e in genere se ne ricorderanno solo nei loro testamenti, disponendo lasciti più o meno significativi alla parrocchia; gli unici che torneranno a viverci saranno Ruggero, che in patria svolgeva saltuariamente la professione notarile e che morirà nella casa del genero a Romacolo nel 1514, e il figlio David che trascorrerà la sua vecchiaia nel bel palazzo di Cornello che si distingue tuttora per il grande affresco di famiglia che ne decora la facciata.

Come già accennato, all’inizio del Cinquecento l’attività dei Tasso al servizio dell’impero fu riconosciuta ufficialmente con la lettera patente di Filippo il Bello, a cui il padre Massimiliano aveva affidato la reggenza dei Paesi Bassi: Il documento, redatto a Gand il 1° marzo 1501, nomina Francesco Tasso “chief et maistre de noz postes”, con l’incarico di gestire i corrieri postali, regolarli e ordinarli secondo necessità, cambiare i luoghi dove erano collocati al momento e, se necessario, insediarli in altri luoghi, attività compensate con un regolare stipendio di funzionario, ammontante a 20 soldi al giorno.

Una seconda e più dettagliata patente fu concessa da Filippo il Bello a Francesco Tasso il 18 gennaio 1505 a Bruxelles: era una convenzione generale che confermava a Francesco la qualifica di capitano e mastro delle poste e lo impegnava a istituire a sue spese un servizio fisso di posta a cavallo da Bruxelles e da Malines, verso le corti di Germania, Francia e Spagna e le residenze reali in Aragona, Castiglia e Granada, in cambio di un compenso di 12.000 lire di quaranta grossi di Fiandra all’anno.

L’attività postale tassiana degli anni seguenti divenne sempre più intensa, come dimostrano le centinaia di ricevute rilasciate ogni anno dal mastro di posta e dai suoi parenti per incarichi di particolare impegno nei quali erano impegnati decine di corrieri. Nel 1512 l’imperatore Massimiliano gratificherà il fedele servizio dei Tasso con il conferimento del titolo di conti a tutta la famiglia e ai discendenti: è il preludio alla definitiva consacrazione di questi abili mastri generali ai vertici delle poste europee che avverrà con la patente del 12 novembre 1516.

Prima di parlare della patente è però opportuno precisare che Carlo I, figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, aveva acquisito nel 1515 i possedimenti del padre (l’Artois, il Brabante, le Fiandre, l’Hainaut, Namur e la Zelanda) e l’anno seguente, morto il nonno materno Ferdinando d’Aragona, gli era subentrato nei suoi domini (l’Aragona, la Castiglia, la Sardegna, la Sicilia, Napoli e tutti i territori spagnoli nel Nuovo Mondo). Nel 1519, morto il nonno paterno Massimiliano I, otterrà i possedimenti ereditari della Casa d’Asburgo e sarà eletto imperatore col nome di Carlo V, divenendo così il sovrano più potente del suo tempo. Si comprende quindi quale importanza avessero le comunicazioni postali in domini così vasti e quanto fosse fondamentale il ruolo dei Tasso ormai insediati stabilmente al vertice del servizio.

L’incarico del 1516 riguarda in particolare l’organizzazione e il mantenimento di linee postali ordinarie e straordinarie al servizio del re Carlo e precisa che nel caso di lettere indirizzate all’imperatore, i mastri di posta dovranno attivare tutti i corrieri necessari per arrivare fino a lui, anche nel caso che egli si trovasse fuori dai normali itinerari; i mastri di posta saranno inoltre tenuti a mantenere corrieri postali propri per collegare la sede del governatore e consigliere segreto reale nei Paesi Bassi spagnoli, con la sede del re e del suo Consiglio in Spagna.

Il documento specifica dettagliatamente i percorsi e le destinazioni ordinarie, con l’indicazione dei tempi di percorrenza nella bella e nella brutta stagione: Bruxelles-Parigi estate 36 ore inverno 40 ore; Bruxelles-Blois 50 estate ore inverno 60 ore; Bruxelles-Lyon estate 3,5 giorni inverno 4 giorni; Bruxelles-Innsbruck estate 5 giorni inverno 6 giorni; Bruxelles-Burgos estate 7 giorni inverno 8 giorni; Bruxelles-Roma estate 10,5 giorni inverno 12 giorni; Bruxelles-Napoli inverno 14 giorni.

Le comunicazioni postali si svolgevano con il metodo delle staffette a cavallo: ogni corriere, ricevuto il plico postale, percorreva al galoppo una tratta di 15 o 20 miglia fino alla stazione di posta, corrispondente di solito a un’osteria, il cui gestore teneva pronti i cavalli per il cambio. Il corriere avvisava l’oste del suo arrivo suonando il corno di posta, quindi cambiava il cavallo e riprendeva la corsa. Dopo un certo numero di stazioni anche il corriere veniva sostituito da un collega che riceveva il plico e il foglio di viaggio sul quale i corrieri erano tenuti a segnare la località e l’orario di partenza e di arrivo, il nome del collega ed eventuali incidenti o altre cose notevoli.

Rispetto alla convenzione del 1505, quella del 1516 aumenta il numero delle linee postali e accorcia sensibilmente i tempi di percorrenza: se immaginiamo le condizioni delle strade di allora e le difficoltà che si potevano incontrare lungo il percorso, gli orari da rispettare erano veramente stringati. Il percorso più importante è quello da Bruxelles a Innsbruck, che viene allungato fino a raggiungere le principali città italiane, diventando in tal modo uno strumento fondamentale di collegamento tra il nord e il sud dell’Europa, creando inoltre un raccordo diretto con Napoli, appartenente alla corona spagnola, e Milano, che lo sarà a breve. La linea Bruxelles-Napoli toccava numerose località ed era corredata da varie diramazioni che si distaccavano dall’asse principale in direzione di Vienna e di Venezia; il suo sviluppo era il seguente: Bruxelles, Treviri, Coblenza, Rheinhausen (passaggio del Reno), Knittlingen, Cannstatt, Ulma (passaggio del Danubio), Memmingen, Augusta, Fussen (biforcazione verso Friburgo e Breisgau), Innsbruck (biforcazione verso Vienna), Passo del Brennero, Bolzano, Trento, Verona (biforcazione verso Venezia), Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli.

Sul piano prettamente organizzativo, il numero di cavalli destinati a ciascuna stazione di posta e a ciascun corriere viene portato da uno a due, fatta eccezione per le linee secondarie e quelle dirette alle residenze dell’imperatore e del re di Francia. I mastri di posta erano tenuti, se necessario, a svolgere per il re ulteriori servizi straordinari, più veloci, per la durata di un mese o due, senza compenso aggiuntivo. Inoltre il re, il suo rappresentante e il suo Consiglio potevano far viaggiare a metà prezzo, o far accompagnare un cavaliere, un segretario o un domestico: il re lo poteva fare sempre, gli altri solo una volta al mese. Di particolare importanza è la clausola con cui il re si impegna a ottenere dei lasciapassare da parte del Papa, del re di Francia e degli altri principi, affinché i corrieri postali possano circolare nei vari stati, entrare nelle città, passare i ponti e gli altri luoghi presidiati e reperire il cibo per i cavalli, previo rimborso dei costi. Viene così sancito il principio di salvaguardia dei corrieri e di libera circolazione della posta in tutti i territori. Per parte sua, il re s’impegna a fornire ai mastri di posta e ai loro dipendenti analoghe patenti per i Paesi Bassi spagnoli, per la Spagna e per Napoli, con l’attribuzione ai corrieri postali della qualifica di funzionari dello Stato, con vari privilegi e diritti, tra cui quello di ottenere l’aiuto della popolazione in caso di bisogno, pena l’arresto di chi ponesse ostacoli al loro transito o si rifiutasse di assisterli in caso di bisogno. Ai mastri di posta viene data la facoltà esclusiva di correggere e punire i corrieri che commettessero abusi o errori nelle attività di servizio, secondo le esigenze del caso; d’altra parte per i corrieri è previsto il diritto a ottenere il proprio congedo e venir pagati in contanti puntualmente, ma erano tenuti a svolgere la loro mansione con fedeltà e precisione, essendo soggetti in caso contrario al giudizio dei mastri di posta, ai quali la convenzione accordava il diritto di punire i corrieri anche dopo la cessazione del servizio.

Il re si incarica di ordinare che nessun altro possa tenere cavalli di posta senza licenza dei mastri generali o dei loro delegati e precisa che non ci saranno altri mastri di posta all’infuori di Francesco e Giovanni Battista Tasso, sia per la Spagna e sia per Roma e per Napoli. Tuttavia il contratto prevede che il re possa incaricare persone di sua fiducia nei territori della sua giurisdizione con il compito di consegnare le lettere e i pacchi ai mastri di posta i quali li dovranno prendere in consegna e recapitare ai destinatari. La convenzione accorda ai Tasso un onorario quasi doppio di quello precedente: 11.000 ducati d’oro all’anno, di cui 6.000 a carico della Spagna, 4.000 del regno di Napoli e 1.000 dei Paesi Bassi. Il documento non prevede il divieto di utilizzo di corrieri per attività a favore dei privati, ma si limita a regolare l’organizzazione delle poste per l’aspetto concernente il servizio da svolgere per il re e per lo Stato.

Pur essendo implicito il divieto di fornire prestazioni a favore dei privati nell’ambito del servizio pubblico, sembra ammessa la facoltà per i corrieri di organizzare anche servizi postali per i privati, parallelamente a quelli per il governo: questo può essere considerato il primo passo verso l’estensione delle poste alla generalità della popolazione. È stato affermato che l’organizzazione delle poste europee nel Rinascimento ha determinato per il progresso mondiale conseguenze non inferiori a quelle derivate dalla scoperta dell’America. Se si considera l’insostituibilità del ruolo che da allora hanno svolto le comunicazioni, la portata di questa affermazione non è forse fuori luogo.

Articolo estratto da "Quaderni Brembani n.15" e scritto da Wanda Taufer e Tarcisio Bottani.

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