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Valle Brembana in bianco e nero - 'Fonti Nuove' di San Pellegrino, l'acqua che sfidò la Sanpellegrino

Adriano Epis 25/10/2018

“Fonti nuove” era un'azienda di imbottigliamento di acqua minerale attiva a San Pellegrino negli anni Venti. Il piccolo stabilimento, sorto appunto agli inizi degli anni Venti, era situato dove ora sorge la Scuola Alberghiera. Dal sottosuolo scaturiva l’acqua che veniva imbottigliata dalla Società Anonima E.S.T. (Esercizio Stabilimenti Termali) con sede in Genova, con il marchio “Fonti Nuove”. Lo stabilimento di imbottigliamento era una costruzione industriale con ingresso in via San Carlo. Al piano superiore era situata la sala bibita con ingresso dal viale della Vittoria (esattamente ove ora vi è l’entrata della Scuola Alberghiera).

La costruzione, come possiamo vedere dalla cartolina d’epoca riprodotta (QUI SOTTO), aveva qualche richiamo liberty in cemento lavorato, ed era di un colore tendente al violaceo (questo lo ricordo bene, in quanto ho abitato per un certo periodo in Viale della Vittoria). Il tetto era costituito da una grande terrazza sormontata tutto intorno da piccole colonne. Un giardinetto nella parte nord fungeva da esterno della “sala bibita”. Cessata l’attività all’incirca nel 1928, il complesso fu acquisito dalla Società Maina & C. con sede in Torino e stabilimento in Cambiano, che produceva il liquore Citro-Ferro-China San Pellegrino e la “Mandarinata Maina”, (forse è la stessa Maina s.p.a. che ora produce panettoni a Fossano - Cuneo). Dopo una breve attività, anche questa ditta chiuse i battenti e l’acqua che sgorgava in quella località, forse non batteriologicamente pura, fu usata per alimentare la vasca di una pescheria di proprietà di Lorenzo Orlandini in Via San Carlo, aperta solo nel periodo estivo. A questa località, fu giustamente affibbiato per un certo periodo, il toponimo di “Fonti Nuove”.

Il manufatto, ormai obsoleto, durante la seconda guerra mondiale fu adibito a officina della ditta Luigi Mazzacchera che produceva tubi in acciaio ed affini. In seguito venne ceduto alla ditta Nassetti che installò la produzione di moto di piccola cilindrata con il marchio “Il Pellegrino” e la sala bibita divenne l’abitazione di un dipendente milanese di questa società (Signor Gioia). Anche questa ditta negli anni Cinquanta si trasferì nel nuovo stabilimento costruito a Ruspino e successivamente, quando cessò l’attività, fu ceduto alla ditta Bonzi, dove tuttora svolge l’attività di trattamenti galvanici.

Verso la metà degli anni Cinquanta le “Fonti Nuove” vennero affittate dalla Soc. Sanpellegrino che vi installò un reparto per la riparazione delle cassette di legno; racconta Adriano Gualtieri che da ragazzo, lui ed altri compagni andavano a raccogliere i chiodi che venivano trascinati in Brembo dall’acqua inutilizzata delle “fonti”. Probabilmente gli scarti frammisti a chiodi, venivano gettati nel tombotto che trasportava l’acqua che sfociava nel fiume tra il municipio e la farmacia e qui i ragazzi muniti di grosse calamite recuperavano i chiodi che poi vendevano come ferro, recuperando qualche soldo. Col tempo il complesso delle vecchie “Fonti Nuove” fu demolito per far posto alla Scuola Alberghiera. Come possiamo rilevare da una delle cartoline che riproduciamo veniva sottolineata la “radioattività” di questa acqua come se fosse un pregio: questo avveniva, ai tempi, anche per tantissime altre acque. Durante il periodo in cui venne commercializzata l’acqua delle “Fonti Nuove”, la Società non si risparmiò nella sua campagna pubblicitaria distribuendo gadget di vario tipo.

Facciamo presente che su pubblicazioni dell’epoca come il “Corriere di San Pellegrino” o il “Gazzettino di San Pellegrino”, non apparve mai la pubblicità di queste fonti, per il fatto che direttamente o indirettamente l’editore delle pubblicazioni stesse (La Società Grandi Alberghi o l’Azienda di promozione turistica) facevano capo alla Società Sanpellegrino, in concorrenza con le “Fonti Nuove”. A questo riguardo, vi fu però una sola eccezione: sul numero del 18 settembre 1926 del “Gazzettino di San Pellegrino”, apparve la seguente inserzione “la Società Anonima Fonti Nuove comunica che, nonostante le continue affermazioni della concorrenza, continuerà la vendita dell’acqua con l’etichetta sino ad ora utilizzata, giuste le sentenze del 24 Novembre e 10 Dicembre 1925 del Tribunale di Bergamo e del 20 Maggio e 11 Giugno 1926 della Regia Corte d’Appello di Milano che riconoscono tale diritto”.

Su questo numero, la Società Fonti Nuove coglie l’occasione per reclamizzare con uno spazio abbastanza consistente la sua acqua diffondendo nel contempo la seguente notizia: “L’acqua è stata preferita per la vendita esclusiva per tutte le manifestazioni sportive del 1926 al Circuito di Monza. Deduciamo che il tentare di far concorrenza, sul suo territorio, alla Sanpellegrino, già lanciata verso i suoi traguardi, sia stato un po’ come andare “contro i mulini a vento”. Dobbiamo comunque riconoscere la determinazione e il coraggio con cui questi imprenditori abbiano tentato di inserirsi nel mercato delle acque minerali per lanciare il proprio prodotto.

Articolo estratto da "Quaderni Brembani n.15" e scritto da Adriano Epis

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