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Non solo calcio: a Sant'Omobono si gioca a Baskin, basket per disabili e normodotati insieme

Roberta Bennato 06/06/2018 0 commenti

Nella palestra comunale di Sant’Omobono Terme si sono appena conclusi gli appuntamenti settimanali della squadra di baskin, nata da un’idea dell’associazione Dorainpoi e che ad oggi conta circa 15 giocatori. Ma a settembre riprenderanno, con immutato entusiasmo.

Ma che cosa è il baskin? Uno sport il cui nome forse non dice molto alla maggior parte delle persone, ma che è una realtà che piano piano si sta diffondendo in tutta la nostra provincia: “Il baskin è uno sport nato un po’ di anni fa a Cremona – spiega Cristian Zanardi, l’allenatore del gruppo valdimagnino - in provincia di Bergamo ci sono squadre a Dalmine, in Val Seriana, a Bagnatica, con un loro campionato. Arrivare ad avere una squadra è anche il nostro sogno”.

“Si tratta di uno sport ispirato alla pallacanestro con delle varianti, come i canestri laterali, atte a far giocare assieme ragazzi, maschi e femmine, con disabilità e normodotati. Non è come il basket in carrozzina, dove tutti i giocatori sono allo stesso livello. Qui - prosegue Zanardi - ci sono delle disparità grosse, che vengono però eliminate dalla diversità dei ruoli, che vanno dall’1 al 5: per esempio, un ruolo 5 non può andare a difendere su un ruolo 2. La novità è che tutti giocano assieme, anche se potrebbe sembrare un paradosso: com’è possibile che uno in carrozzina giochi assieme a uno che corre senza problemi? E’ possibile perchè ognuno ha degli spazi d’azione delimitati e un ruolo di cui deve seguire le regole”.

Ad inizio anno un incontro informativo alla scuola media di Sant’Omobono ha permesso ai ragazzi di conoscere questo sport, e alcuni di essi sono diventati dei veri appassionati; tra di loro c’è Leonardo, 13 anni, che agli incontri settimanali non si risparmia: “Quando ci alleniamo do il massimo, perché è questo l’esempio che danno i ragazzi disabili. Per alcuni riuscire a fare canestro è veramente difficile, ma la loro determinazione è più forte. Quando giochiamo la sfida c’è, ma alla fine tutto si fonda sul gioco di squadra. Nessuno vuole essere migliore dell’altro, è la squadra che deve vincere.” 

Chiara ha 23 anni e anche lei ormai si sente parte di un gruppo affiatato: “Ho voluto provare un’esperienza nuova e, anche se all’inizio non ero molto convinta, mi sono buttata. La cosa bella del baskin è lo spirito di squadra che si crea tra di noi e devo dire che il nostro allenatore è molto in gamba. Incrociamo le dita e speriamo di riuscire a formare una squadra il prossimo anno!”

Sì, perché l’obiettivo è trovare nuovi giocatori per formare una squadra vera e propria con cui partecipare ai campionati di categoria: “Ci mancano le persone, chiamiamole così, ‘abili’ – ci dice l’allenatore Cristian -, questo è un basket inclusivo e non deve essere visto come il basket dei disabili. Ci sono ruoli dall’1 al 5, dove il 5 sono quelli con meno problematiche che aiutano i ruoli 2 e 1 che hanno difficoltà di deambulazione e a livello cognitivo. Per ora abbiamo solo una o due persone nei ruoli alti, che servono obbligatoriamente per costituire la squadra.”

Anche i genitori dei ragazzi si augurano un ancor maggiore successo dell’iniziativa nel prossimo anno, anche se consapevoli del bisogno di un cambio di mentalità di tutti nel rapporto con le persone disabili, come dice la mamma di Paolo: “Spero che arriveremo al punto in cui un ragazzo si chiederà ‘ma in che squadra entro? nuoto, calcio o baskin?’, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo. Sarebbe bello che i ragazzi arrivassero a pensare al baskin come ad uno sport equivalente alla corsa, al nuoto, al calcio, e che si riesca ad entrare nell’ottica che i disabili non si guardano solo da lontano ma che si può giocare e vivere insieme a loro.

Nonostante le difficoltà, il proposito del baskin di essere un modello di inclusività è decisamente riuscito, e questo è dimostrato dall’entusiasmo dei ragazzi che Cristian incontra ogni martedì: “I ragazzi – normodotati e non - si divertono, ed è stata una scoperta anche per me: lavoro da anni sia con la pallacanestro che con la disabilità in comunità, ma non avevo mai pensato di unire questi due mondi. Invece ho scoperto che l’adattamento delle regole del baskin permette questo incontro. La ragazzina che fino a ieri non pensava di poter dare un contributo importante per la squadra, qui capisce che pur essendo su una carrozzina può fare guadagnare tre punti ai compagni e magari farli anche vincere; c’è un’esplosione di entusiasmo quando loro – che probabilmente non lo avrebbero mai pensato – si rendono conto di essere molto utili al gruppo”.

La competizione rimane, ma è forse superata da una ancora più grande voglia di far squadra, come nota Leonella, mamma del 21enne Nicholas: “I ragazzi vengono con tanta voglia di mettersi in gioco: vedono che ci sono dei ragazzi più forti di loro, ma si allenano con tutto l’entusiasmo possibile e non vedono l’ora che arrivi il martedì successivo per fare un’altra partitella. Nasce una competizione sana che li porta a cercare nell’altra persona un complice, in quello che è un vero e proprio lavoro di squadra.”

Per quest’anno gli allenamenti del baskin valdimagnino si dono conclusi, ma ricominceranno a settembre sempre nella palestra di Sant’Omobono, con il proposito da parte di Cristian e dei ragazzi di essere ancora più numerosi. Chiunque fosse interessato, contatti l'associazione Dorainpoi chiamando il numero 348.4942582, scrivendo a info@dorainpoi.it oppure alla pagina Facebook Ufficiale.

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