Violenza sulle donne, parlano le studentesse del Turoldo: ''attenzione ai social network''

Gloria Zenato e Chiara Gotti 24/11/2018 0 commenti

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, domenica 25 novembre, vi proponiamo due articoli molto forti scritti da due studentesse dell'Istituto Superiore David Maria Turoldo, Gloria Zenato e Chiara Gotti.

 

Gloria Zenato "Non solo violenza fisica e psicologica: attenzione ai social network"

Non si tratta solo di voci, le statistiche parlano chiaro. È emerso che solo una donna su tre trova il coraggio di denunciare una violenza subita. Tante, addirittura, non riescono nemmeno a confidarsi con un'amica. Secondo gli psicologi, quando una donna subisce violenza si sente responsabile dell'accaduto. Questo è uno dei motivi per cui non ne parla con nessuno e finge che non sia mai successo niente; un altro è il timore di non sentirsi capita ma giudicata.

Vorrei sottolineare che ogni forma di violenza è inaccettabile e che tutte possono segnare la vita di una persona. Oggi tendiamo a pensare che esistano solo la violenza psicologica e quella fisica ma negli ultimi anni si è creata anche quella legata ai social network. Tanti non se ne rendono conto, ma gli insulti sui social hanno portato al suicidio di molte ragazze.

Uno dei casi più noti è quello di Amanda Todd, la ragazza canadese che nel 2012, prima di togliersi la vita realizzò un video per raccontare tutte le violenze subite. La violenza di Amanda era quasi sempre stata online e quindi gli "aggressori" scrivevano insulti nascondendosi dietro ad uno schermo. Questo tipo di violenza non va sottovalutata e coloro che la praticano sono veri e propri codardi.

La donna è da sempre considerata la figura inferiore, quella più vulnerabile, e forse è per questo che l'uomo se ne approfitta. Vorrei ricordare a tutte le ragazze, mogli, compagne e madri, che non bisogna difendere i criminali. Un uomo che vi insulta, vi picchia o addirittura abusa di voi non è un brav'uomo, non sta attraversando un momento difficile, e soprattutto non vi ama. Basta inventarsi scuse.

Se volete essere rispettate, dovete farvi rispettare e non abbassare la testa o chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Se vogliamo un mondo migliore per le nostre figlie dobbiamo iniziare ad aver coraggio.

Chiara Gotti "Impariamo a difenderci e a riconoscere il pericolo"

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne vogliamo condividere con i nostri lettori l’esperienza di una giornata di formazione vissuta l’anno passato presso il nostro istituto. Erano presenti degli esperti di difesa personale e una psicologa che ci hanno guidati nel percorso sia trasmettendoci insegnamenti pratici sia portandoci a riflettere.

Gli esperti innanzitutto hanno premesso che nel momento in cui ci troviamo in contesti di pericolo la cosa migliore da fare è, se non abbiamo buone competenze difensive, scappare dall’ipotetico aggressore. È importante, in queste situazioni, avere sempre i mezzi utili a portata di mano per poter scampare in pochi attimi il problema. Inoltre è preferibile, nei luoghi più isolati o più esposti a rischi, rimanere in compagnia di altre persone e non soli. Successivamente, a coppie, abbiamo sperimentato le varie modalità di difesa e di attacco. Innanzitutto sono importanti l’atteggiamento che non deve essere di paura per poter essere credibili, e la lucidità per capire come meglio muoversi e reagire.

Il colpo, che può essere dato in modi diversi, deve essere efficace: è più importante che i colpi siano pochi ma decisi piuttosto che tanti ma inefficaci. Inoltre si deve essere pronti: avanzare e indietreggiare sempre proteggendosi e senza esporre troppo il proprio corpo all’aggressore. Le modalità di difesa possono essere attuate con calci, pugni, colpi frontali e non solo, utilizzando quindi gran parte del nostro corpo.

È stato molto bello poter sperimentare sul proprio corpo e con il proprio corpo la difesa perché ci ha fatto capire quanto è difficile ma anche importante salvaguardarci. L’incontro è terminato con un piccolo circle time tra noi partecipanti e la psicologa, che ha provato ad analizzare ipotetiche situazioni di pericolo.

Inoltre ha parlato dei diversi tipi di violenza: fisica, mentale e verbale. I temi affrontati erano molto interessanti. In futuro speriamo di avere la possibilità di approfondire queste tematiche non solo attraverso lezioni frontali, ma anche con discussioni aperte e condivisione di dubbi e di esperienze. Questo laboratorio ci ha arricchiti ed ci ha permesso di fare una nuova esperienza che non capita tutti i giorni.

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