Almenno San Salvatore festeggia la ''Candelora'': programma e storia della festa religiosa

Redazione 29/01/2018 0 commenti

Mancano pochi giorni ad una delle feste religione più significative e sentite di Almenno San Salvatore e di tutta la Valle Imagna.

Come ogni anno, migliaia di pellegrini saranno in visita al santuario della Madonna del Castello e alle bancarelle. Le celebrazioni religiose si susseguono per tutta la giornata. Le bancarelle vengono allestite presso il sagrato, la piazza e le vie di accesso al Santuario. Sul piazzale del giuramento ci saranno le giostre. I ristoranti propongono menu tipici.

Programma religioso:
Sante Messe ore 7.00 - 8.00 - 9.00
ore 10.30 Santa Messa solenne con benedizione delle candele e processione presieduta dal vicario generale Mons. Davide Pelucchi
ore 15.00 Vespri solenni
ore 16.00 Santa Messa per tutti i ragazzi
ore 18.00 Santa Messa conclusiva

La Madonna della Candelora: la storia

Il 2 febbraio è alle porte, è questa una data che per Almenno San Salvatore, ma non solo, significa Festa della Candelora o Madonna delle candele. In questa occasione ormai da secoli, una “marea” di persone si riversa verso il nostro Santuario della Madonna del Castello; certo ci sono le bancherelle che occupano in un raggio vastissimo ogni via e ogni angolo disponibili, ma sappiamo che questo (le bancherelle) come testimoniano anche gli storici locali, sono la conseguenza e non la causa dell'afflusso per tutto il giorno di diverse migliaia di persone.

Come si spiega questo fenomeno, cosa sta alla base di questo afflusso che ogni anno appare sempre più sorprendente; perché tanta gente, non solo del paese, ma da tutte le Valli ed anche da fuori Provincia accorre ad Almenno? La devozione popolare è indubbiamente la spiegazione più logica, ogni santuario esercita la propria attrattiva e spesso la radice di certe tradizioni religiose si perde nella notte dei tempi e si trasmettono di generazione in generazione in modo quasi automatico e particolarmente la "festa" del Santuario si impone da sé senza il bisogno di particolari spiegazioni.

Ma la festa del 2 febbraio non è la festa del Santuario della Madonna del Castello, che è invece il 26 aprile, giorno del Prodigio, che è alla base della costruzione del vero e proprio Santuario, che è la “terza parte” in ordine di tempo e di costruzione di tutto il complesso della Chiesa che oggi noi vediamo. La popolarità e il richiamo della celebrazione del 2 febbraio, ricorrenza liturgica della Presentazione di Gesù al tempio e Purificazione di Maria, ha allora radici molto più lontane non solo cronologicamente, ma anche architettonicamente nella cripta del complesso monumentale che sorge dove anticamente si trovava la Cappella Palatina (la cappella del palazzo del re).

"La cripta è il luogo più importante della Madonna del Castello anzitutto per un motivo religioso: da qui il cristianesimo si è irradiato in tutto il territorio della Plebania di Almenno. A riprova di questo sta la tradizione della festa della Madonna Candelora, il 2 febbraio, in cui si ricorda la Purificazione della Vergine. In questo giorno ogni anno scendono nella cripta e sostano in preghiera migliaia di persone provenienti dai paesi che in passato erano soggetti alla pieve di Almenno. Per loro è come tornare alle origini della fede. Lo si può affermare anche per un motivo storicoartistico: la cripta di Almenno, insieme a quella del Pozzo Bianco di Bergamo, è un'opera unica in Bergamasca", scrive lo storico locale Prof. Paolo Manzoni nel suo libro Guida dialogata: Romanico, Gotico e Rinascimento ad Almenno.

Al di là quindi della devozione popolare o meglio attraverso questa devozione, che richiama ogni anno tante persone, la festa del 2 febbraio ci porta alla radice della nostra fede quello scendere nella cripta attraverso una scala per poi risalire dall'altra, magari con qualche fatica, ci ricorda il nostro Battesimo, secondo il suo rito originario. É un immergersi attraverso l'acqua del battesimale in Cristo con tutto il carico delle nostre miserie e del nostro peccato, per riemergere grazie al dono del Suo Spirito, completamente rinnovati e purificati. 

Tutto questo non è automatico, né tanto meno magico, ci chiede la fede (o meglio ci porta a chiedere il dono della fede) per poterci totalmente affidare al Signore attraverso un cammino spesso faticoso e non privo di sacrifici, ma sempre certi che l'amore del Signore che la Madonna del Castello ci indica invitandoci con la sua mano sinistra a guardare il Figlio sorretto con la destra, è sempre più forte di tutte le nostre debolezze, fatiche e difficoltà. 

Se ci poniamo entro questo orizzonte, ci possiamo rendere conto che il 2 febbraio al di là della tradizione e della devozione del bacio della reliquia e dell'accendere una candela (cose senz'altro buone) è indubbiamente però, molto, molto di più: è andare alle fondamenta della nostra fede, per verificarne la consistenza, e chiedere al Signore attraverso Maria di rafforzarla e irrobustirla perché la nostra superficialità, la nostra indifferenza e la nostra distrazione corrono ogni giorno il rischio di indebolirla.

Testo scritto da Don Mario e tratto dal bollettino parrocchiale di Almenno San Salvatore del gennaio 2015

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