Bozza nuovo Dpcm: bar e ristoranti chiusi alle 18 e la domenica, stop a palestre e piscine

Redazione 24/10/2020 0 commenti

Sono ore caldissime. Mentre i contagi continuano a crescere - oggi 19.644 - il governo, dopo il confronto pomeridiano con Cts e Regioni,  sta studiando le misure che verranno messe nero su bianco in un prossimo Dpcm, probabilmente in pubblicazione già domani, domenica 25 ottobre.

In questi minuti è trapelata in rete la bozza (clicca QUA per leggerla) del prossimo decreto, anche se - è importante sottolinearlo - il testo definitivo potrebbe subire importanti modifiche

Stando alla bozza riportata da diversi quotidiani nazionali, "dal 26 ottobre 2020, le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono sospese la domenica e i giorni festivi; negli altri giorni le predette attività sono consentite dalle ore 5 fino alle 18; il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi;dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico [...] resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze".

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Sempre stando alla bozza, verranno "sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l'attività sportiva di base e l'attività motoria in genere svolte presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento".

Possibile chiusura dopo le ore 21.00 di strade, piazze e centri urbani dove si possono creare situazioni di assembramento, "fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private". Sconsigliato inoltre lo spostamento in un Comune diverso da quello di residenza, se non per esigenze lavorative, di studio e di salute. 

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