Metalmeccanici lombardi contro il decreto: ''Al lavoro troppe attività non vitali. Scioperiamo''

Redazione 23/03/2020 0 commenti

Il nuovo decreto governativo firmato ieri sera da Conte non convince la metalmeccanica lombarda che - attraverso i tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil - annuncia uno sciopero per mercoledì 25 marzo.

“Ci mobilitiamo per difendere la vita e la salute – scrivono i rappresentanti sindacali -. Il Decreto del Governo firmato in data 22 marzo, tiene conto solo in misura parziale delle istanze che Cgil, Cisl e Uil hanno posto all’attenzione dell’Esecutivo; infatti molte attività non essenziali né indispensabili sono state inserite tra quelle che possono continuare a lavorare. Abbiamo sempre preteso di mettere la salute e la sicurezza del lavoratore come questioni prioritarie rispetto a qualunque cosa, ma registriamo che il Governo ha ceduto alle indebite pressioni di Confindustria: il profitto e l’economia hanno avuto il sopravvento su salute e sicurezza”.

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“Così non va – proseguono le sigle sindacali -. L’aver inserito nelle attività d’impresa da considerare essenziali (gli ormai famosi codici ATECO) una serie di attività di vario genere che di essenziale non hanno nulla, depotenzia il decreto e crea l’effetto di ridurre ai minimi termini il numero delle lavoratrici e dei lavoratori che potranno “rimanere a casa’’.

Per questo, anche cogliendo l’invito delle Segreterie Confederali Nazionali e Regionali, riteniamo necessario per chiedere la modifica del Decreto e tutelare la salute di tutti, dichiarare sciopero regionale per il giorno 25 marzo nei settori assistiti dalla Filctem, Femca e Uiltec. In tutte le aziende che non hanno produzioni essenziali e di pubblica utilità per le necessità del Paese e in tutti quei luoghi di lavoro dove non ricorrano le condizioni di sicurezza chiediamo alle Associazioni Datoriali e alle Aziende di avere senso di responsabilità e di non determinare ulteriori tensioni ed esasperazioni tra i lavoratori. Pertanto auspichiamo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per consentire la fermata dei lavoratori”.

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