Provincia di Bergamo sempre più anziana. Nel 2030 meno di un figlio per anziano, CISL: ''Servono risposte, non alzare i costi''

Redazione 21/07/2020 0 commenti

Un aumento di oltre il 20%: la popolazione anziana a Bergamo è cresciuta in 10 anni di quasi 42mila unità. Di contro, gli abitanti al di sotto dei 64 anni sono 16.234 in meno rispetto al 2010.

Sono i dati raccolti e esaminati dall’Osservatorio socio-economico della CISL di Bergamo, “ma sono numeri che preoccupano in prospettiva sociale, se si pensa che nel volgere di qualche anno inizieranno a arrivare al traguardo pensionati più poveri e sempre meno figli pronti a aiutare o sostenere una spesa sanitaria sempre più elevata”. Il grido di allarme è della FNP provinciale, che da tempo sostiene che mancano sul territorio percorsi di sostegno e di intervento nei confronti di un disagio economico familiare sempre più pesante.

“Grazie ai tagli e alle diverse riforme che si sono succedute – è il commento della segreteria provinciale dei pensionati CISL -, da oggi gli assegni pensionistici sono più leggeri che in passato. Però, aumentano i casi di anziani non più autosufficienti e di figli che faticano a sostenere una quotidianità che mal si concilia con gli impegni professionali e quelli familiari”.

Nella proiezione dell’Osservatorio CISL, nel 2030 ci sarà meno di un figlio per ogni anziano, visto che l’indice di natalità sta scendendo sotto i due nati per coppia (era di 10 nati ogni mille abitanti nel 2010, rischia di scendere sotto i 7 alla fine del 2020) e la media dei componenti delle famiglie oggi è di 2,36 persone per nucleo. “Chi ci sarà a integrare i costi delle RSA, delle badanti, delle cure sempre più necessarie dettate dall’innalzamento dell’età media? Sono domande alle quali dobbiamo iniziare a trovare risposte oggi, se non vogliamo trovarci tra 10 anni in situazioni di pura e tragica emergenza sociale. Il primo passo da compiere è quello di individuare e fornire strumenti utili alla vita delle famiglie e dei giovani: politiche del lavoro e incentivi per agevolare la conciliazione tra vita e lavoro. Se due giovani lavorano e hanno la possibilità, sono più invogliati a crearsi una famiglia….”.

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FNP Bergamo da tempo propone un “fondo welfare” capace di creare risorse per servizi a disposizione della famiglia: “un euro al mese per ogni stipendio (diviso a metà tra lavoratore e azienda) creerebbe un fondo da 500mila euro al mese che potrebbe essere investito in asili nido, in convenzioni per le scuole, in servizi per la terza età attiva e per la famiglia”.

Oggi, la segreteria del pensionati CISL di Bergamo propone anche la costituzione di un fondo “welfare per la terza età”, “compartecipato da dipendenti e imprese private e pubbliche da farsi in età lavorativa. Per i pensionati analogo fondo con versamenti dalla pensione e compartecipazione della parte pubblica ( Stato, regione, provincia) per creare un terzo pilastro, utile per la compartecipazione alle spese di soggiorno in strutture per anziani”.

“Stiamo diventando una provincia sempre più anziana, di persone che vivono in nuclei famigliari sempre più ridotti e sempre più bisognose di strutture e servizi adeguati per un livello di vita sociale legato alle nuove esigenze – si legge in una nota della segreteria dei pensionati CISL di Bergamo -. FNP vuole discutere con le varie amministrazioni locali, per confrontarsi sulle varie esigenze.

Oggi più che mai è necessario che tutti insieme si affrontino i problemi partendo da una strutturazione della vita sociale nelle nostre città, paesi, frazioni, luoghi, dove ognuno di noi vive il suo quotidiano.

Di questo ha un urgente bisogno tanto la gente anziana quanto i giovani. Anzi, andando incontro a certe esigenze degli anziani si possono risolvere molti problemi che oggi sono scaricati sui giovani. Ci riferiamo ad esempio a cosa potrà accadere fra qualche tempo con l’innalzamento dell’aspettativa di vita: cosa potranno fare i figli rispetto ai loro genitori anziani sia per quanto riguarda l’aspetto assistenziale, sanitario, sociale e non di meno il sacrificio economico?

E non scordiamoci che posticipare continuamente certe soluzioni significa scaricare su un soggetto sociale oggi già penalizzato (le donne) il peso di cura della persona cara.

Abbiamo l’esigenza di sederci ad un tavolo con chi vuole ascoltare per condividere soluzioni, partendo da una sanità mirata e garantita, da un’assistenza socio/assistenziale adeguata alle nuove esigenze, da un’assistenza domiciliare garantita e soprattutto strutturarci ad una nuova concezione sociale che tuteli e garantisca le vecchie e nuove generazioni offrendo prospettive reali, non solo alzando i costi”.

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