2.372 aziende bergamasche chiedono di riaprire, i sindacati: ''test sierologici a tutti i lavoratori''

Eleonora Busi 08/04/2020 0 commenti

Sono in molti a richiedere che i test seriologici vengano effettuati nella bergamasca. Fra i primi anche il sindaco di San Giovanni Bianco, Marco Milesi, con il suo appello ai governatori per fare della Valle Brembana una zona che faccia da test nazionale per il resto d'Italia. Di un simile avviso è anche la CISL Bergamo che, attraverso il suo segretario generale Francesco Corna, ha messo in chiaro la propria posizione riguardo alla ormai famosa “fase 2”, quando cioè la maggioranza delle imprese riaprirà i battenti e molta parte del lavoratori sarà chiamata a ripartire, chiedendo oltre alle misure preventive già predisposte che vengano attivati anche controlli e test per ogni dipendente che rientri al lavoro.

Nella nostra provincia duramente colpita da migliaia di contagi e con un tessuto produttivo importante, si rende necessaria la massima prudenza nell’affrontare la ripresa produttiva – ha spiegato il segretario – Dobbiamo avere come nostra bussola la salute di chi lavora, per scongiurare una ricaduta che renderebbe vani i grandi sacrifici fatti sino ad ora. Per questo, chiediamo che sia previsto un finanziamento dedicato alla nostra provincia che preveda il test sierologico per tutti i lavoratori in ogni luogo di lavoro. Chiediamo ai parlamentari bergamaschi di sostenere questa proposta nei confronti del Governo e della Regione, affinché mettano a disposizione i finanziamenti necessari ad effettuare uno screening su tutta la popolazione lavorativa bergamasca, che per il capillare contagio necessita di un’attenzione particolare rispetto al resto del paese”.

Il test può essere utile, per evitare che riprenda il contagio – ha proseguito Corna – Tenteremo di inserirlo nel protocollo che stiamo discutendo con Confindustria e Ats. Vogliamo inoltre ribadire la nostra richiesta di un tavolo provinciale coordinato dalla prefettura, con la partecipazione di associazioni sindacali, datoriali e istituzioni per gestire questa grave crisi che comporterà pesanti ricadute economiche e sociali soprattutto nella nostra provincia”.

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È necessario programmare una strategia del rientro. Se si sbaglia, è una tragedia” è la sintesi che il presidente dell'Ordine dei medici, Guido Marinoni, ha fatto della lettera che la Federazione degli Ordini lombardi ha inviato a Regione e Ats. La raccomandazione è di effettuare test rapido immunologico, una volta validato, a tutti i sanitari e lavoratori, con priorità ai settori urgenti. In caso di riscontro, si andrà di tampone. Tutto ciò per evitare una seconda, terribile ondata di contagi.

Se Ats venisse a dirci che c'è la disponibilità dei test e che vanno fatti, nel rispetto della privacy, non sarebbe ragionevole rispondere no – ha spiegato Agostino Piccinali, presidente di ConfindustriaNon possiamo obbligare il lavoratore, ma forse possiamo dirgli che chi non si sottopone purtroppo non può entrare, ma è un discorso da valutare dopo. Intanto si lavora sui protocolli già esistenti”. Una presa di posizione in parte condivisa da Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, che però è scettico ai test immunologici per questioni di tempi e fattibilità. “Quando si inizia? Perché negli altri Paesi i tamponi si fanno a tappeto? – è la sua accusa – Ancora 15 giorni, poi va fatta una riapertura. Controllata, certo. Intanto si inizi con i test”.

Già adesso bisogna pensare a un modello nuovo – ha aggiunto Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil Bergamo – Il test sarebbe giusto, anche se al momento difficilmente fattibile. Noi siamo perché vengano messe in campo tutte le procedure per la tutela dei lavoratori. Per il progetto con Ats e Confindustria ci siano dati tempi stretti, qualche giorno, una settimana. È un manuale dettagliato anche sulla base delle domande dei lavoratori. Esempio: devo usare la mascherina? Bisogna dire anche come e quando va cambiata”.

Intanto, sono 2.372 le richieste di autorizzazioni arrivate in prefettura da parte delle aziende per riaprire i battenti. Novecento hanno passato i controlli della prefettura, con cui collaborano la Guardia di Finanza e i Carabinieri, mentre otto sono state invece sospese. Ci sono aziende, infatti, che per il codice Ateco possono stare aperte poiché necessarie, mentre altre aprono in deroga, dichiarando di lavorare nella filiera di chi è già autorizzato. Le sospensioni dipendono da queste due casistiche.

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