La Valle nel Mondo - Cristian, manager valdimagnino in USA: 'Qui tutto più facile, ma mi mancano le montagne'

Leandro Rinaldi 29/05/2019

L’America, il sogno di milioni di italiani emigrati, oltre un secolo fa, alla ricerca di fortuna. Gli USA attraggono ancora oggi, "vittima" del fascino a stelle e strisce è Cristian Baretti, 45 anni, originario di Cepino, frazione di Sant'Omobono Terme e oggi direttore finanziario in una multinazionale.

La sua carriera lo ha portato fino a Detroit  nel paese che lo ha sempre attratto, fin dai tempi dell’università. “Ho studiato economia per capire meglio la realtà, gli Stati Uniti mi hanno sempre affascinato - racconta Cristian - Sono arrivato negli USA nel 2005, prima a Los Angeles, poi a Detroit, proprio all’inizio della crisi del 2008”.

La città del Michigan è stato uno dei centri più colpiti dalla crisi, eppure oggi è il simbolo della rinascita. “Qui si parla di Rinascimento, la città si è ripresa, sia nelle periferie che nel centro. Oggi è all’avanguardia, grazie allo sviluppo del settore automobilistico, basti pensare alle nuove tecnologie quali la guida autonoma, uno dei settori principali”. Una ripresa favorita dal dinamismo del mercato del lavoro, la prima differenza che Baretti rileva comparando USA e Italia.

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“Qui è tutto più facile, anche dal punto di vista burocratico. Le aziende nascono e muoiono in un giorno, la gestione è più snella: è tutto fatto per favorire l’imprenditore.” Non solo, c’è anche grande attenzione alle ultime tendenze, “per restare sulla cresta dell’onda.” Una mentalità che collima perfettamente con il sogno americano. “Ogni giorno, sui giornali, c’è la storia di qualcuno che ce l’ha fatta, la gente crede di poter diventare davvero milionaria con il proprio lavoro”. Come si suole dire, però, non è tutto oro quel che luccica.

“Esistono forti differenze sociali, i più poveri non possono competere in questa corsa, le università sono costose, servono 40'000 dollari all’anno per studiare. Le famiglie si indebitano, è un’emergenza nazionale”. Oltre a ciò, esistono altri punti di criticità nel sistema americano. “Le armi sono una piaga, si sente continuamente parlare di omicidi, uno stato così evoluto non dovrebbe permetterlo”. Anche il lato sanitario è debole, le coperture sanitarie sono private e molto costose. Il paragone con Italia non regge nemmeno sul piano gastronomico:"Qui il cibo è più trattato, bisogna fare attenzione”.

L’aspetto culinario, però, non è l’unica cosa di cui Cristian sente la mancanza. “In Italia ci sono ritmi più rilassati, qui manca completamente il piacere della chiacchierata, se parlo con qualcuno è per affari. Mi mancano le montagne, sono la mia infanzia, qui non c’è nulla che me la ricordi, non ho amici con cui ricordare il passato”. Proprio le montagne ci collegano ad un altro argomento importante, la terra natia, la Valle Imagna su cui Cristian ha anche scritto un libro, provando a spiegare ai figli, attraverso una fiaba, cosa significhi avere radici lontane.

“Mio figlio ha 10 anni, con le vacanze e la Tv ha capito cosa è l’Italia, ma la valle è un concetto più ristretto. Mia figlia, invece ha solo tre anni e non sa ancora nulla del nostro paese”. A Baretti tocca anche la domanda di rito, circa il sentirsi o meno un cervello in fuga: la risposta è negativa. “Avevo anche opportunità di lavoro in Italia, ho scelto il Nord America per curiosità, sono stato fortunato, l’estero mi ha sempre attratto. Capisco i cervelli in fuga, i laureati se vogliono avere opportunità vanno all’estero.”

Le nostre valli, in effetti, hanno vissuto il fenomeno dello spopolamento, eppure Cristian crede che ci sia una soluzione: “Il futuro è basato sui valori della gente delle valli, sullo spirito del lavoro. Il lavoro da casa, la reindustrializzazione, sono tutte opportunità di rilancio. Ai giovani direi di non disperare, in Italia o all’estero c’è sempre un’opportunità da cogliere.”

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