Le nostre Leggende - I Folletti dispettosi a Sottochiesa di Taleggio

Eleonora Busi 07/08/2019

Un tempo, si credeva che i folletti fossero alla base di ogni problema apparentemente inspiegabile che capitasse ad un essere umano, tanto da spingere i nostri antenati a creare e narrare storie su di loro, forse frutto di qualche esperienza vissuta. In bergamasca, specialmente, sono innumerevoli le leggende che riguardano questi piccoli esseri che popolerebbero la nostra Terra dispensando scherzetti a destra e a manca.

A Sottochiesa, frazione di Taleggio (che si trova nell'omonima valle), sono diverse le storie che hanno come protagonisti queste dispettose creature. La prima riguarda un uomo, un tale di Olda che per lavoro andò a Sottochiesa. Era notte fonda al suo ritorno, quando improvvisamente mentre attraversava il ponte sentì il pianto incessante di un bambino. L'uomo, che era di buon cuore, accorse in aiuto del neonato, che era tanto piccolo da essere ancora in fasce.

Lo prese quindi in braccio e lo portò via con sé, a casa sua nella vicina Olda. L'uomo camminò e camminò, ma man mano che avanzava gli parve che il pargoletto divenisse sempre più pesante, fino a quando cadde a terra per la troppa fatica. Preoccupato per la salute del bimbo lo controllò e si rese conto in quell'istante che il neonato si era trasformato in un folletto tutto rosso dal ghigno malefico che gli rubò le scarpe e sparì nel buio della notte, costringendo il buon uomo a tornarsene a casa scalzo.

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Una storia simile è accaduta sempre a Sottochiesa. Protagonista è un uomo che andava più in osteria che in chiesa. Una sera stava tornando a casa dal suo solito giro di bevute, quando incontrò nel bel mezzo della strada un uomo che si sentiva male. L'uomo decise quindi di portarlo a casa sua per aiutarlo a rimettersi in sesto, facendolo distendere nel letto della sua stanza. Lui, nel frattempo, si diresse in cucina per preparare del buon caffè da offrire al suo malconcio ospite, ma una volta tornato in camera si accorse che il malato si era addormentato profondamente. Allora il padrone di casa tornò indietro e si addormentò con la testa poggiata sul tavolo.

Dopo qualche tempo – non più di una mezz'oretta comunque – udì un frastuono assordante provenire dalla stanza dove giacevano gli stracchini. Corso sul posto, si trovò davanti uno spettacolo desolante: assi e formaggi erano tutti a terra, distrutti in mille pezzi. L'uomo corse a chiamare il suo ospite, ma egli dormiva ancora. Confuso e spaventato se ne tornò in cucina e, mentre pensava a cosa potesse essere capitato, si addormentò nuovamente.

Questa volta a svegliarlo fu un altro rumore, di fiaschi di vino e bottiglioni di olio che cadevano a terra, riversando il proprio contenuto sul pavimento fra cocci di vetro, farina, riso e pasta anch'essi caduti dalle mensole. L'uomo era inorridito e spaventato e corse nuovamente a cercare aiuto dal suo ospite, che ancora dormiva molto profondamente. Tornò quindi per la terza volta in cucina, troppo spaventato per dormire, e vide entrare dalla porta d'ingresso un gatto soriano dal pelo tutto drizzato. Il micio saltò sulla credenza e in quattro e quattr'otto fece cadere a terra tutto ciò che incontrò sul suo cammino, piatti e candelieri compresi.

L'uomo fece per prenderlo, ma l'animale con un balzo saltò sulla finestra e scomparve nel buio. Con le lacrime che gli correvano lungo le guance, si diresse per la terza e ultima volta verso la camera da letto, ma non vi trovò l'uomo bensì il letto completamente vuoto e avvolto dalle fiamme. Solo in quel momento capì cosa era successo: quello che aveva soccorso non era un pover’uomo, ma un folletto che si era divertito alle sue spalle beffandosi della sua benevolenza.

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