Le nostre Leggende - Quella messa sacrilega in Val Vedra di Oltre il Colle

Eleonora Busi 11/11/2020

La Val Vedra è uno fra i luoghi più belli ed interessanti, dal punto di vista naturalistico, dell'intera Valle Brembana. Si tratta di un'ampia conca verde, che si estende a monte di Zorzone – in territorio di Oltre il Colle – e fino all'omonimo passo, vicino al lago Branchino. È qui che si trova il “Sentiero dei Fiori”, fra i più belli per chi ama la flora spontanea orobica e le sue rare specie. Eppure, dietro a questa meraviglia naturale si cela una diceria assai sinistra: si dice, infatti, che vi sia un'area “stregata” dove né mandrie, né greggi riescono ad avvicinarsi, quasi come respinti da una oscura e misteriosa forza. Leggenda vuole che la causa sia un atto sacrilego, commesso anni addietro da un mandriano della zona.

Facciamo un passo indietro. La vita in alpeggio è, certamente, fra le più dure: sveglia all'alba, curare la mandria, mungere, fare il formaggio, riparare gli attrezzi e la sera non è mai ora di tornare alla baita. Una vita monotona, insomma. Senza contare il fatto che l'estate, in mezzo ai monti, è tutt'altro che calda piacevole. I temporali sono fortissimi, lampi e tuoni fanno una gran paura e non è raro che cada anche della grandine, così forte da squarciare perfino il tetto della baita. Il tutto in un loop continuo, da giugno a settembre. Ai giorni nostri le cose sono in gran parte cambiate e la vita in alpeggio non è più un isolamento forzato, ma ai tempi non vi erano molte possibilità come ora.

C'era però un dovere, che andava seguito da tutti gli adulti: quello di scendere e recarsi ogni domenica nel paese più vicino per partecipare alla messa, che per forza di cose non poteva che essere quella che si teneva prima del sorgere del sole. Era un impegno difficile da mantenere, che costringeva a pesanti levatacce in modo da scendere a valle e risalire prima di iniziare la consueta giornata. Così un giorni un mandriano, stufo di questo su e giù dall'alpeggio, decise di fare un atto sacrilego: sostituirsi al parroco e celebrare lui stesso la messa, convincendo anche i suoi colleghi a partecipare alla sua strampalata pensata.

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Dopo aver costruito un altare fatto di sassi, con in mano una tazza di latte e delle coperte stracce indossate a mo' di paramenti, il mandriano iniziò a scimmiottare i riti della messa, storpiando preghiere in latino ed imitando alla bell'e meglio i canti liturgici, rivolgendo ai presenti perfino due parole di omelia. Ma proprio mentre il mandriano si accingeva a pronunciare la sacra formula della consacrazione, ecco che un tuono spaventoso rimbombò per tutta la vallata, accompagnato da una forte bufera che oscurò il sole e lambì tutto ciò che li circondava.

Poi, sotto ai piedi di quel gruppetto, si aprì una profonda voragine che li inghiottì uno ad uno insieme all'altare, tra urla spaventose e fiamme che risalivano dall'Inferno. Dopodiché si richiuse, lasciando la zona in un incredibile silenzio, rotto solamente dai muggiti delle mucche nei loro recinti. Ancora oggi qualche mandriano o cacciatore che passa di là giura di aver udito l'eco di voci supplicanti, al punto da richiedere a qualche parroco una benedizione della vallata.

Ma c'è di più. Poco lontano dalla Val Vedra si trova la conca del Pradello, fra i monti Arera e Grem. Anche qui si verifica un fenomeno inspiegabile. Si narra che qualche mandriano, ogni tanto, osservi una strana processione, accompagnato da voci sommesse, che – vestiti della loro tunica bianca e della mantellina rossa – si snoda fra rocce e dirupi, reggendo ognuno in mano un grosso cero. Il corteo arriva poi fin presso le baite, passando fra mucche e presenti, incuranti di ogni cosa li circondi, finché raggiunta una caverna vi entrano uno ad uno, scomparendo nel nulla.

Chi sono questi personaggi? Nessuno lo sa. C'è chi crede che il fenomeno sia legato alla presenza, in quella zona, di miniere per secoli principale fonte di sostentamento per la gente della zona, ma anche tragico teatro di numerosissime e tragiche morti. Forse sono le anime dei minatori che, morti senza il conforto dei sacramenti, ritornano sulla terra per chiedere una preghiera che li aiuti ad uscire dal Purgatorio. O forse si tratta dei mandriani sacrileghi della Val Vedra, costretti ad espiare le proprie gesta attraverso questa solenne cerimonia.

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(Fonte: “Storie e leggende della Bergamasca” di Wanda Taufer e Tarcisio Bottani | Fonte immagine in evidenza: valbrembanaweb.com)







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