Paesi ieri & oggi - Almenno San Salvatore, la 'guardia' della Valle Imagna

Eleonora Busi 25/05/2019

Il primo paese che si incontra una volta imboccata la Valle Imagna, a mo' di “guardia”, è Almenno San Salvatore, che con i suoi 5715 abitanti al 2016 è uno dei territori più popolosi dell'intera valle. La sua storia ha origine comune con quella del “fratello” Almenno San Bartolomeo, con cui confina.

Il suo nome deriva dall'antico paese di “Lemine”, che in antichità comprendeva entrambi gli Almenno. Nei primi secoli del medioevo, il nome si presentava in diverse varianti ma la sua origine è sconosciuta, seppur si pensa possa essere un nome celtico e potrebbe significare “esistenza di un lago”, oppure “foresta”, a seconda dell'interpretazione. Altre ipotesi collocherebbero il nome all'epoca romana, con una radice dunque latina, e potrebbe significare “soglia” oppure “luogo di frontiera”.

La sua storia, come quella di Almenno San Bartolomeo, affonda le sue radici in Lemine, antico paese da cui si scissero i due attuali Almenno. Sui suoi territori si susseguirono secoli di storia, dai galli ai romani, che fra le altre cose hanno lasciato due importanti segni della propria presenza: la via militare Bergamo – Como e il Ponte di Lemine. Di quest'ultimo, celebre per la sua grandiosità e la sua vita millenaria, non restano altro che pochi ruderi, ma al tempo si trattava di un'opera grandiosa che apriva le porte alle comunicazioni con il mondo esterno, fra cui l'adiacente Val S. Martino. Successivamente alla caduta dell'Impero Romano nel XI secolo, per l'antica Almenno si susseguì un periodo di continui mutamenti, divenendo possesso dei Franchi prima e del Conti di Lecco poi, fino a divenire Feudo dell'Episcopato di Bergamo.

Il secolo XII ha per il paese una duplice caratteristica: per certi aspetti si tratta ancora di un'epoca di transizione, mentre per altri è un momento di conquiste e realizzazioni. Si evidenzia una ripresa sia economica che sociale, con introduzioni di nuove tecnologie nell'agricoltura e l'allargamento delle aree coltivate, oltre che il risveglio di attività commerciali ed artigianali. L'istituzione comunale si mostra praticamente sorta e funzionante già nel 1151, quando nella vendita di un prato di proprietà comune si nominano per la prima volta i “consules et ministros de comuni”, ovvero i consoli ed i ministri del Comune. È dunque possibile pensare che già fin dalla prima metà del XII secolo, il Comune di Lemine disponesse già di statuti propri, nonché di istituzioni, anche se furono ufficialmente riconosciuti solamente nel 1220.


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LE PRIME AVVISAGLIE DI DIVISIONE – Il Trecento fu un periodo di profonde trasformazioni e contrasti. Il paese, dopo aver raggiunto una posizione di rilievo conservata per lunghi secoli, iniziò lentamente a decadere, il Comune perse alcuni dei suoi antichi territori – che si rendono indipendenti – e le stesse libertà strappate al regime feudale divennero ben presto motivo di scontri. Almenno, coinvolta in guerre fra fazioni guelfe e ghibelline, cadde sotto l'oppressione della Signoria, dopo aver sperimentato sulla propria pelle guerre, carestie e pestilenze. Lentamente, il paese andò incontro ad una involuzione che pesò negativamente su ogni aspetto della vita: la prova più evidente sta nella divisione del Comune in due entità politiche distinte, Lemine Superiore e Lemine Inferiore.

Il Quattrocento presenta per la storia due momenti fondamentali: la prima metà è caratterizzata dagli ultimi ribollimenti delle lotte fra fazioni, la seconda invece è segnata dal definitivo stabilizzarsi del dominio veneto sul bergamasco. Nasce per Almenno un'epoca nuova, che trova i suoi aspetti positivi nel mantenimento della pace e nella regolamentazione ordinata della vita pubblica, ma che rappresenta anche una sorta di ridimensionamento di quel paese che, fino ad allora, aveva sempre assunto ruoli di primo piano. Iniziò un periodo di stabilità politica e di ordine amministrativo, che assicurò ai sudditi condizioni di vita più serene e libere. La caduta del Ponte di Lemine nel 1493, però, isolò il paese rendendo difficoltosi i contatti con la città; ma non tutti i mali vengono per nuocere: l'evento fece anche in modo che Almenno venisse risparmiata dagli orrori che il Cinquecento portò con sé nel resto della provincia.

DOPO LA DIVISIONE – Agli albori del Seicento, le vicende di Lemine subirono una svolta importante circa la divisione del paese negli attuali Comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo. Nella situazione in cui versava, con la presenza di due parrocchie autonome e la spartizione delle cariche, sebbene nulla trasparisse ufficialmente il paese era ormai da considerarsi scisso. Come confine fra i due nuovi Comuni si stabilì il torrente Tornago e così, nel 1601, i due paesi si divisero definitivamente, conservando – per Almenno San Salvatore – le contrade di Porta, Borgo e Sotto. Alla fine del Settecento, Almenno contava ben 1195 abitanti. Successivamente, con l'attivazione dei comuni della provincia di Bergamo, il paese venne collocato nel distretto IV come comune capoluogo. A quel tempo, il paese comprendeva numerosi comuni adiacenti, fra cui anche Almenno San Bartolomeo. Nel 1853 fu invece inserito nel distretto VIII: a quella data era comune con consiglio comunale, senza ufficio proprio, di 1432 abitanti.

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna nel 1859, il comune di Almenno San Salvatore con 1585 abitanti, fu incluso nel mandamento VI di Almenno San Salvatore, circondario I di Bergamo. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 1.724 abitanti: questi dati mostrano come il paese fosse in una rapida crescita demografica, che andava aumentando man mano con il tempo, tanto che nel 1911 gli abitanti erano aumentati di ben un migliaio, arrivando a 2788. Ai giorni nostri, Almenno San Salvatore è uno dei fulcri della Valle Imagna, soprattutto a livello di viabilità vista la sua vicinanza con Bergamo e l'hinterland.

LE CHIESE DI ALMENNO SAN SALVATORE – Come il fratello San Bartolomeo, anche qui sorgono numerose importanti chiese dalla grande valenza storica e culturale. La più importante è la Basilica di San Giorgio in Lemine, dalle origini sconosciute. Secondo alcuni studi, sembrerebbe che il luogo sacro fosse una ricostruzione di un'antica chiesa longobarda, dimostrando quindi la presenza di questo popolo nelle terre almennesi. Degno di importanza anche il complesso monumentale della Madonna del Castello, che presenta meravigliosi affreschi cinquecenteschi degli artisti Andrea Previtali e Antonio Boselli.


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(Fonte immagine in evidenza: comune.almenno-san-salvatore.bg.it)







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