Scuole alta Val Brembana: chiusura quasi certa per due primarie. Tre poli scolastici è il futuro?

Redazione 01/02/2020 0 commenti

Riguardo la possibile chiusura della primaria di Roncobello e dell'asilo di Piazza Brembana ne avevamo già scritto qualche settimana fa, ma ora sembra che pure le elementari di Santa Brigida - che sembravano essersi "salvate" - non riapriranno il prossimo anno scolastico. Dubbi anche sul futuro della materna di Olmo al Brembo

Non più solo un'indiscrezione per la primaria Santa Brigida, visto che sulle pagine de L'Eco di Bergamo arriva la conferma del sindaco Manuel Rossi: "Se la chiusura di Roncobello era di fatto già certa - spiega Rossi - avevamo qualche speranza per Santa Brigida. La normativa dice, infatti, che le scuole di montagna possono sopravvivere con almeno dieci bambini. Quest’anno noi ne abbiamo 13, scenderanno a 11 l’anno prossimo, poi risaliranno, anche fino a 16. Ma la risposta (dall'Ufficio Scolastico Provinciale ndr) è stata negativa. Ci è stato detto che, comunque, il numero di bambini è troppo esiguo e le disponibilità economiche scarse. Ma è probabile che ci siano altre realtà come la nostra dove invece la scuola è stata mantenuta [...] Tra venti giorni ci siamo dati un nuovo appuntamento con la dirigenza provinciale. Dovremo portare una soluzione alternativa. Diversamente se la scuola chiuderà sarà l’ennesimo colpo alla montagna, alla nostra valle.

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Con la chiusura del plesso di Santa Brigida gli alunni si sposterebbero su Olmo al Brembo, mentre da Roncobello andrebbero a Piazza Brembana o Lenna. Ma non è finita qua: anche la scuola materna di Olmo al Brembo dall'anno prossimo potrebbe diventare solo "antimeridiana" (quindi solo una maestra, la mattina).  Il futuro potrebbe essere quello di tre poli scolastici per tutta l'alta Valle Brembana: quello già vociferato di Lenna 0-6 anni, elementari a Piazza Brembana e scuola media a Valnegra.

Idea che non dispiace al presidente della Comunità Montana, Jonathan Lobati: "Una soluzione, quella dei tre poli, che garantirebbe servizi adeguati. Ovvio che le chiusure delle scuole rappresentano un passo indietro per la montagna. Di fronte alla evidente crisi di nascite non ci resta che garantire servizi alle famiglie che lavorano fuori valle, con nidi e materne, aperti in orari congrui con quelli lavorativi. Comunque abbiamo chiesto un incontro al dirigente Graziani per chiedere delle deroghe".

"Qui serve un’azione straordinaria, se si vuole invertire la tendenza. Partiamo innanzitutto con l’individuare quali sono le cosiddette aree interne, ovvero le aree svantaggiate - continua Lobati - e operiamo una defiscalizzazione mirata, su Iva, su Irpef. Per esempio: in queste aree i residenti, quelli veri, dovrebbero pagare solo l’11% di aliquota Iva, su tutto. Oppure pagano il 22% come altrove, ma l’11% resta ai Comuni che, sotto forma di agevolazioni, le ridistribuisce alle famiglie del paese. Lo Stato potrebbe concedere questo? Magari avendo come ritorno la fusione dei nostri Comuni? Faccio una provocazione, ma neppure tanto: sarebbero disposti i 20 comuni dell’alta Valle a fondersi in un unica municipalità o a creare un’Unione, se lo Stato ci concedesse una tale defiscalizzazione, portando in alta valle tra i 15-20 milioni di euro stimati all'anno?".

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