Israa, marocchina di 2° generazione a Corna Imagna: "La valle è bellissima, ma poche opportunità"

Israa Boulahbak: "È una bellissima valle, adatta a chi cerca tranquillità e calma. Purtroppo non molto occasioni di lavoro e svago"
3 Maggio 2026

"La Valle Imagna secondo me è un posto adatto per chi cerca tranquillità, calma e leggerezza". Con queste parole si presenta la 24enne di Corna Imagna, Israa Boulahbak, nata a Bergamo e cresciuta in valle, marocchina di seconda generazione. Una storia che intreccia radici, identità e desiderio di futuro. Figlia di Noureddine e Khadija, originari di Casablanca (città portuale, e polo commerciale del Marocco occidentale, di 3.218 abitanti affacciata sull'Oceano Atlantico), Israa, italiana, rivendica con naturalezza le sue origini marocchine: "Nelle mie vene scorre sangue marocchino" -  racconta, sottolineando un legame profondo che va oltre il luogo di nascita.

La Valle Imagna è il territorio in cui sta vivendo fin da quando era piccola, un luogo che riconosce come casa: "È una bellissima valle, adatta a chi cerca tranquillità e calma. Purtroppo non ci sono molte opportunità lavorative e di svago - spiega Israa. - Le distanze dalla città si fa sentire, e sento il bisogno di cerca nuove occasioni fuori".

Dopo la maturità all’Istituto Superiore San Pellegrino Israa ha iniziato a lavorare come cameriera in un piccolo ristorante della valle, un’esperienza che le ha permesso di mettersi in gioco e confrontarsi con il mondo del lavoro, in attesa di capire quale direzione dare al proprio percorso. Il Marocco resta però un punto fermo nella sua vita e infatti, quando possibile, Israa vi torna almeno una volta all’anno e ogni volta è come rientrare a casa: "È un luogo dove mi sento sempre accolta - prosegue Boulahbak. - Mi piace la semplicità delle persone".

Anche la quotidianità familiare conserva forti legami con la tradizione: a casa si cucinano piatti tipici come cous cous, tajin e dolci marocchini, accompagnati dall’immancabile tè. La famiglia ha avuto un ruolo centrale nella trasmissione dell’identità culturale. Parlare la lingua madre, festeggiare le ricorrenze in modo tradizionale e mantenere vive le usanze sono stati insegnamenti fondamentali: "Senza i miei genitori non avrei conosciuto davvero le mie radici" - afferma la giovane.

Guardando al presente e al futuro, Israa lancia un messaggio chiaro soprattutto ai giovani cresciuti tra più culture: "Arricchirsi il più possibile, conoscere la propria cultura e quella degli altri, senza fermarsi ai pregiudizi. Solo così si può capire davvero quanto il mondo sia vario e bello proprio per questo" - aggiunge.

Secondo Israa, anche la Valle Imagna potrebbe trarre grande beneficio dalla diversità, a patto di superare le diffidenze: "Bisognerebbe rompere i pregiudizi, che purtroppo a volte ancora permangono, verso chi è considerato 'diverso' e scoprire ciò che le persone possono dare e insegnare grazie alla loro cultura o religione". Un invito semplice ma diretto, che parla di apertura, ascolto e futuro condiviso.

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