Una vita sul ring, due titoli italiani pro e la kickboxing vissuta a 360 gradi. Mattia Zanetti, 26 anni di Almenno San Salvatore, ha fatto degli sport da combattimento una professione, o meglio: la sua vita. “Ho iniziato facendo pugilato qui ad Almenno, poi hanno cancellato il corso e allora ho proseguito con il Muay thai a Bergamo, specializzandomi poi nella kickboxing".
Ma prima di poter indossare i guanti full time, Zanetti ha dovuto fare i conti con la realtà, il lavoro - diciamo "tradizionale" - che all'epoca gli permetteva di mantenersi. "Ho lavorato quasi tre anni in una torneria. La mia mansione era quella di elettricista e quadrista. Ma io volevo combattere. Tutti i giorni mi svegliavo all'alba per allenarmi, lavoravo le mie 8 ore in torneria, e poi tornavo in palestra, fino a sera. Un periodo sicuramente impegnativo e stressante, ma poi ho maturato la decisione lasciare il cosiddetto posto fisso in azienda per abbracciare totalmente lo sport, sicuro del fatto che sarei riuscito a vivere e realizzarmi con lo sport. Una scelta che rifarei altre 100 volte: questo sport è la mia vita".
"Ormai sono professionista da circa 3 anni per la Top Team Fighting Bergamo. Rispetto ai dilettanti non si hanno protezioni di nessun tipo, nemmeno il caschetto, solo i guantoni e il paradenti. Ovviamente, essendo professionisti, si viene pagati per combattere agli eventi”. Questi sono organizzati dalla Federazione Italiana o da altre federazioni minori, che si appoggiano a organizzatori in tutta Italia, spiega Zanetti. “Il patrocinio è della Federazione, poi gli eventi sono tenuti da privati, che ti chiamano e, in base a peso e punteggio, ti propongono vari avversari da affrontare nel corso di una stessa serata”.
“Non ho mai capito nemmeno io se la kickboxing sia un’arte marziale o meno - scherza Zanetti - Crea contatto con le persone. Quando conosci avversari e compagni c’è uno scambio. È uno sport individuale, ma ci sono una serie di relazioni che si sviluppano. La parte agonistica che mi piace di più è misurarmi con me stesso, l’avversario è sempre più forte e quindi diventa sempre più una sfida personale, piuttosto che demolire l’altro”.
Sì, perché non bisogna dimenticare che la kickboxing prevede tanto contatto, ma la cosa non spaventa il nostro: “Certo, esiste anche la possibilità di un ko e non si esce mai del tutto interi da un match, ma c’è sempre rispetto per l’avversario. Anzi, se lui è d’accordo ci si può poi allenare insieme dopo l’incontro, se ci si trova bene. L’ho fatto varie volte, in questo modo imparo da loro, che è la cosa che mi interessa di più a livello tecnico-tattico”.
Mattia può sempre contare su un entourage preparatissimo: “I miei allenatori sono Alex Avogadro e Paolo Agazzi, Lorenzo Micheli è il preparatore atletico, Filippo Bonfanti mi allena live nell’esecuzione delle preparazioni atletiche e Alessia Campopiano mi segue come dietista”.
Lo sport è tutto per Mattia, che non lo vive solo nei panni di atleta. “Io faccio anche l’allenatore, sempre di kickboxing e muay thai, tengo sia lezioni di gruppo che private ad Almenno. Per me, allenare è una cosa bellissima, mi dà la possibilità di conoscere persone che vogliono migliorarsi. Io devo aiutarle ad arrivare da A a B, quindi devo sempre dare loro qualcosa di nuovo. Inoltre, vedo anche particolari che in prima persona non noto, posso prendere ispirazione da chi si allena. È tutto un insieme correlato, allenare me stesso e gli altri forma il puzzle che è il mio sport”.
“Io non ho paura di farmi male - spiega - per fortuna, avendo fatto un po’ di match so cosa mi aspetta. La cosa che mi dà un po’ di ansia è il fatto che ho davanti qualcuno per farmi male” ma una sensazione di questo tipo è necessaria. “Ho sempre l’idea che devo essere più forte del mio avversario, ci deve essere per forza uno stimolo di questo tipo, perché combattere senza paura fa sottovalutare l’avversario e bisogna evitarlo". Prossimi impegni? "A settembre vado in Thailandia ad allenarmi e ho un match confermato a dicembre, a Gussago".
Poi, ovviamente, c'è anche un titolo italiano da andare a riprendersi: "Ci vorranno altri 3/4 match vinti nella prossima stagione prima di poter avere un'altra chance. Devo risalire nel ranking, poi potrò andare a riprendermi il titolo (perso a inizio anno ndr). Sono estremamente positivo sulle mie possibilità".






