Giovani e Lavoro - Sara Ghezzi, a Capizzone per coltivare la passione dell'apicoltura

Eleonora Busi 23/06/2020

Quello delle api è un mondo straordinario e affascinante, ma soprattutto da preservare perché fondamentale per il nostro territorio. E questa è anche la filosofia che Sara Ghezzi, 33 anni, ha deciso di adottare per fondare la propria Azienda agricola “Bianca Ape: Apicoltura di Montagna”. La sua è una passione nata quindici anni fa e trasmessagli dal marito Giovanni, che si è poi concretizzata in un progetto famigliare nell'estate del 2018 a Capizzone, dove i due coniugi hanno deciso di trasferirsi da Bergamo in pianta stabile a partire dal 2015.

Tutto è iniziato quando abbiamo deciso di andare a vivere in Valle Imagna – racconta Sara – Prima eravamo a Bergamo e le api erano sempre in territori dislocati da casa. Poi abbiamo scelto di trasferirci in un posto verde a misura d'uomo e la nostra decisione è ricaduta sulla Valle Imagna, dove abbiamo avuto l'occasione di iniziare la nostra prima e vera attività di apicoltura, che è una passione famigliare”. Ma perché proprio la Valle Imagna? “Nel 2018 abbiamo scelto di costituire l'Azienda, anche per far parte dell'economia agricola e sostenibile che abbiamo capito essere la caratteristica di questi territori. La Valle Imagna ci è piaciuta anche per questo: è una realtà caratteristica e attiva, con una tradizione agricola evidente e da sostenere” aggiunge la giovane.

L'idea dell'Azienda “Bianca Ape” nasce, infatti, proprio dalla sostenibilità che sta alla base dell'apicoltura, dove le api sono modello a cui ispirarsi e da cui prendere spunto per generare un'alleanza con la natura che diventa a sua volta il motore di tutto. “Questa tradizione agricola evidente e marcata della Valle Imagna – spiega Sara – ci ha consentito di stringere dei legami, conoscere e collaborare con le altre realtà del territorio e con gli Enti, trasformandosi in un'ottima occasione di incontro”. E questo punto di incontro ha permesso all'Azienda di partecipare e al Bando Idee 2019 erogato dall'Azienda Speciale Consortile, ottenendo così una somma in denaro da utilizzare per la propria attività.


(Sara e il marito Giovanni)

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Sara ha deciso di sfruttare il contributo per ampliare i propri nuclei di api e permetterle così di dedicarsi alla produzione di nuovi prodotti. “Grazie al Bando Idee abbiamo potuto ampliare le unità produttive, acquistando altre famiglie di api e altre arnie – spiega la titolare – Abbiamo inoltre rinnovato l'attrezzatura e acquistato un essiccatoio per a produzione del polline. In totale, dunque, abbiamo raggiunto le 30 unità: una ventina di arnie sono dedicate all'apicoltura cosiddetta “stanziale”, con un apiario fisso qui nel territorio di casa a Capizzone, mentre da quest'anno abbiamo aperto un altro apiario fisso a Rota d'Imagna. Poi abbiamo portato altri nuclei di api, un'attività detta “nomadismo” in altre zone della valle e anche in Valle Brembana, con l'obiettivo di ampliare la produzione e l'offerta”.

Il fiore all'occhiello della produzione dell'Azienda, infatti, è il miele millefiori di montagna, ma grazie al bando il progetto è quello di aprire nuove strade per la produzione di nuove tipologie. “Fra i nostri piani ci sono anche il miele di tarassaco, ciliegio, robinia e castagno – racconta Sara – Visto che, però, lo spirito è quello di un'attività agricola, ci stiamo lanciando e sperimentando anche in altri prodotti della terra. Quest'anno, ad esempio, abbiamo deciso di tentare la coltivazione della patata. Stiamo cercando di sperimentare e capire quali sono le colture proprio per creare un corollario di altre proposte che gravitano attorno all'apicoltura”.

Ad affiancare la gamma di miele proposta dall'Azienda, ci sono anche altri prodotti dell'alveare: fra questi il polline, la cera d'api e la propoli. “Il polline è un prodotto dalla funzione rinvigorente e nutritiva, in grado di dare un'immediata energia all'organismo – spiega l'apicoltrice – La cera d'api, invece, è un prodotto che proponiamo grezzo, in blocchi o in fogli. Fra le idee future c'è anche la produzione di candele o di cosmetici e creme a base di cera. Infine c'è la propoli, anch'essa grezza e a scaglie. Tutti i prodotti che offriamo non sono trasformati da noi, in alcun modo: forse anche per questo pensiamo di distinguerci dalle altre realtà. Il nostro obiettivo è offrire un prodotto qualitativo rispetto al mercato europeo ed extra-europeo, che tendenzialmente si propone con un prodotto a basso costo. L'alta qualità dei nostri prodotti è qualcosa in cui abbiamo sempre creduto, soprattutto per diffondere sempre più la passione e l'interesse nei confronti delle realtà agricole come la nostra”.


(Coltivazione di patate)

La passione, dunque, è il motore di tutta l'attività. Ma come ha reagito di fronte all'emergenza coronavirus? “A dire il vero, ha influito “positivamente” sulla nostra attività – confessa Sara – Il mondo si è fermato e l'inquinamento è calato notevolmente. Ciò è stato di grandissimo beneficio per la natura, api comprese. Una piccola nota positiva, in uno scenario ovviamente drammatico”. La stagione quindi pare avere avuto dei risvolti positivi. “L'anno scorso è stato molto difficile per le api, mentre quest'anno è andata abbastanza bene se si escludono le insistenti piogge delle ultime settimane, che hanno reso difficile sfruttare le fioriture”.

Le api, infatti, sono animaletti molto sensibili alle condizioni meteorologiche. “Il cuore dell'apicoltura è in primavera, quando ci sono le fioriture – racconta Sara – Insetti impollinatori come le api, in ogni caso, rivestono un ruolo primario a servizio del territorio. Una bellissima e semplicissima attività, che è quella di svolazzare e impollinare di fiore in fiore: così facendo impollinano circa i tre quarti delle colture di cui le persone si nutrono. Sono animaletti essenziali per la qualità della vita, in grado di conservare il patrimonio della biodiversità ambientale. In tutta la loro semplicità offrono un servizio eccezionale, che contribuisce a migliorare la qualità di vita delle persone”.

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