Itinerari fra arte, gusto e fede - Arte medievale e costola di drago: San Giorgio in Lemine

Alessandra Filippi 20/09/2019

In provincia di Bergamo, in territorio appartenente al comune di Almenno San Salvatore, a pochi metri dalla Madonna del Castello, sorge un antico luogo di culto cattolico denominato chiesa di San Giorgio in Lemine. Questo, insieme alla Rotonda di San Tomè, fa parte dello stile romanico tipico dell’arte bergamasca medievale. Essi, però, si differenziano, in quanto la chiesa di San Giorgio si presenta come una basilica a tre navate con abside centrale.

L’agro del Lemine: Il vasto territorio di Lemine assunse particolare importanza con l’espansione romana, partendo dalla sponda occidentale del fiume Brembo fino a quella orientale dell’Adda, includendo la Valle Imagna e Brembate. Questa pianura fertile consentì la presenza e lo sviluppo di un centro popolato anche dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e le successive invasioni. In seguito, dal 975, il territorio del Lemine rimase un feudo del Vescovo di Bergamo fino alla nascita del Comune di Almenno nel 1220. In seguito alla divisione di Lemine tra i comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo e alla nascita di nuovi centri parrocchiali, la chiesa di San Giorgio venne emarginata fino all’età moderna.

La storia: Sulla data certa di costruzione della chiesa non ci sono documentazioni, ma l’unica data certa è il 1171 in cui risulta che la chiesa già esisteva. L’edificio fu costruito in due momenti con tecniche e materiali differenti tra loro (di qualità migliore e più curati prima e occasionali dopo) si presume per difficoltà economiche e di reperimento dei vecchi materiali di costruzione. Per questo motivo la facciata esterna ha una doppia coloritura: la parte inferiore in materiale più pregiato e scuro, squadrato e ben definito, mentre la parte superiore di materiale calcareo di colore quasi bianco.

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San Giorgio visse il suo miglior periodo dalla seconda metà del XIV secolo alla prima metà del XV. Inizialmente era considerata una chiesa sussidiaria della Pieve di Lemine. Quest’ultima era arroccata nel castello e di difficile accesso, tant’è che, per questo motivo, San Giorgio raggiunse una certa autonomia sia economica che liturgica. Molte furono le donazioni per la sua gestione e abbellimento mediante affreschi che ricoprono tuttora le pareti interne della chiesa.

In seguito, nel ‘400 San Giorgio era divenuta anche sede di una confraternita chiamata “I Disciplinati” che, oltre alla preghiera, si dedicavano anche alla flagellazione per purgare i propri peccati e chiedere il perdono divino. Questi svolgevano, inoltre, attività di carattere sociale come l’assistenza ai bisognosi. Questo periodo di gloria, però, non durò molto. Con l’aumentare delle lotte tra guelfi (abitanti di Lemine superiore) e ghibellini (abitanti di Lemine inferiore), il Lemine fu sottoposto a devastazioni di proprietà, uccisioni, attentati e ruberie. Con la sconfitta dei ghibellini furono edificate nuove chiese, spostando l’attenzione da San Giorgio che venne abbandonata all’incuria e alla decadenza fino all’età contemporanea.

L’epidemia della peste: Nel 1630 la peste manzoniana fece rinascere la chiesa di San Giorgio: quasi un terzo della popolazione ne fu colpita e bisognava darle sepoltura. San Giorgio, con il suo piccolo cimitero, isolata e facilmente raggiungibile fu la soluzione ideale. Divenne così la chiesa dei Morti e anche dopo la peste si mantenne l’usanza di seppellire lì i propri cari scomparsi.

Gli affreschi: L’interesse storico-artistico per l’edificio si riaccese solo a partire dagli anni ’50 del Novecento, quando vennero riscoperti e rivalutati gli affreschi al suo interno. La chiesa venne così restaurata e alcuni dei suoi affreschi, per la maggior parte datati tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, vennero recuperati. I dipinti costituiscono il più importante e raro esempio di pittura medievale bergamasca di grande impatto visivo.

Alcuni di queste raffigurazioni, come i simboli dei quattro evangelisti e la Maestà nell’abside, sono appena leggibili in quanto sono i più antichi, ma ne si può comprendere la bellezza originaria. Sulla parete di destra, invece, il trittico attribuito al Maestro datato 1388 e raffigurante San Giorgio mentre uccide il drago davanti alla Principessa, la Madonna che tiene per mano il Bambino e S. Alessandro vestito da cavaliere, è meglio conservato. Entrambi i cavalieri sono dipinti in sella a un cavallo bianco secondo il canone rinascimentale. Molto drammatica è anche la deposizione, risalente ai primi anni del Quattrocento, sia per i volti dei personaggi che partecipano (come Maria Maddalena che bacia le ginocchia di Cristo, San Giovanni Evangelista che ne sorregge il capo e la Madonna che gli bacia il volto), sia per il corpo ferito di Gesù.

Come arrivare: Arrivare alla Chiesa di San Giorgio ad Almenno San Salvatore è piuttosto semplice: percorrendo via Caduti Forze dell’Ordine che collega i due Almenno, basta imboccare via Borgo Antico. Si prosegue e si supera l’intersezione con via Padre Gazzaniga e, dopo un centinaio di metri, sulla destra, si trova una serie di parcheggi dove si può lasciare l’auto.
Proseguendo a piedi sulla destra si trova una strada con ghiaia che conduce direttamente alla chiesa di San Giorgio.

Curiosità: In fondo alla navata centrale la chiesa conserva una reliquia molto particolare: l’osso di una costola di drago. Si narra che sia appartenuto alla bestia che sconfisse San Giorgio, ma che in realtà si tratterebbe presumibilmente di un osso di balena. Esiste anche un’altra costola identica nel vicino Santuario della natività delle Beata Vergine di Paladina.

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