Itinerari fra arte, gusto e fede - Capizzone e la sua torre campanaria, tra guelfi e ghibellini

Alessandra Filippi 21/01/2020

Capizzone, un Comune di 1.240, è suddiviso in contrade, tra le quali Cabignone, Mortesina, Le Grate, Medega e Cabasso. La storia di questo piccolo paese della Valle Imagna è ancora poco conosciuta: mancano infatti tracce di ritrovamenti o documenti che possano attestare lo sviluppo dei primi insediamenti stabili. I romani, in tutto il resto della Valle Imagna e della Valle Brembana, si erano espansi sul territorio e, per questo, si pensa che i primi abitanti del comune siano stati proprio loro.

Solamente in epoca medievale, però, il Comune ha iniziato a delinearsi, con diverse contrade unite in un’unica identità amministrativa. Anche qui si verificarono parecchi scontri tra guelfi e ghibellini, rendendo il periodo piuttosto travagliato. Infatti, la Valle Imagna, essendo in prevalenza guelfa, si trovava in contrapposizione con la vicina Valle Brembilla. Fu così che in tutta l’aerea sorsero fortificazione allo scopo di proteggersi dai vari attacchi e Capizzone si dotò di alcune costruzioni a scopo difensivo.

Inizialmente i guelfi si posero in questione di vantaggio, tant’è che i ghibellini si videro costretti a chiedere aiuto ai Visconti, in quel momento i signori di Milano. Solo così i ghibellini riuscirono a espandere il proprio dominio sulle valli e a vincere definitivamente. Il sentimento d’odio guelfo non si placò subito e diede spesso seguito a rivolte popolari, avvenute anche a Capizzone tra il 1363 e il 1407, messe a tacere con le armi. Quando la Repubblica di Venezia prese il controllo della zona, la situazione si ribaltò in quanto sostenitrice dello schieramento guelfo e in contrapposizione con i Visconti. Iniziò la distruzione dei possedimenti ghibellini, ma Capizzone ed altri paesi guelfi ricevettero un trattamento di favore, testimoniato da documenti dell’epoca.

"I Valdimagnini per la loro integrità della fede e fedeltà alla Repubblica, difendendola contro il Duca di Milano, furono dal Doge con privilegi, grazie e favori arricchiti et onorati" (Effemeridi di Padre Donato Calvi).

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La torre campanaria

Gli scontri con la vicina Val Brembilla non erano dovuti solamente alle lotte tra guelfi e ghibellini, ma anche per il predominio su un territorio collocato alla sinistra del torrente Imagna. Molte furono le incursioni di entrambi i contendenti, ma quello più degno di nota è stato effettuato dai brembillesi in territorio di Capizzone: la chiesa parrocchiale venne distrutta e rimase solamente la torre campanaria. Questa, risalente al XII secolo, prima era utilizzata per scopi difensivi, poi fu inglobata nel complesso parrocchiale. Attualmente è scostata dall’attuale edificio sacro ricostruito successivamente. Le lotte ebbero fine grazie all’intervento di Carlo Borromeo, che restituì a Capizzone il territorio in questione nel XVI secolo.

La chiesa di San Lorenzo: L’attuale chiesa fu costruita nei pressi della precedente e fu consacrata nel 1870. Presenta una facciata in stile neogotico “fiorito” e un’unica navata a pianta rettangolare. Lungo la navata si possono ammirare medaglioni attribuiti a Antonio Sibella, rappresentanti scene tratti dai vangeli e dalla vita della Beata Vergine Maria. All’altare maggiore si trovano due angeli inginocchiati in lego dorato, opera dell’artigianato locale del 1600; in più, della stessa epoca sono i tre armadi in noce intagliato della sagrestia.

(Fonte immagine: Giuseppe Agati da Youtube)

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