Itinerari fra arte, gusto e fede - La regina Teodolinda e il suo castello in Val Brembilla

Alessandra Filippi 08/08/2019

A Val Brembilla, tra Sant’Antonio Abbandonato e la forcella di Bura, si trova una montagna che gli abitanti del luogo conoscono come Castello della Regina. Molte sono le leggende di tesori, condottieri, battaglie e regine tramandate di generazione in generazione su questo posto, prima raccontate dai nonni tramite passaparola e poi trascritte sui libri.

Secondo la leggenda: Ambientata in epoca Longobarda, la leggenda narra che la Regina Teodolinda fece costruire, sopra l’odierno borgo di Cavaglia, un castello. Qui vi si rifugiò con alcuni fedeli soldati e servitori nella sua fuga dal re. Con sé si dice che portò un ricco tesoro, composto da monete, gioielli e pietre preziose con l’aggiunta di un misterioso vitello d’oro. Poco tempo dopo, però, il castello fu preso d’assalto da dei briganti e la nobile, per far risparmiare la vita alle sue truppe e in segno di resa, si fece chiudere in una botte. Venne spinta giù dalla montagna, nel crinale che oggi porta il suo nome, e morì schiantata tra le rocce.

Si dice che il suo tesoro sia stato sepolto nella montagna e che alla sua supervisione ci pensino diavoli e streghe: ogni volta che una persona prova a cercarlo, gli spiriti scatenano un forte temporale per scoraggiare chiunque tenti l’impresa. Per spezzare l’incantesimo e far tornare alla luce il tesoro ed il vitello d’oro, un rosario deve essere depositato nel luogo in cui si pensa sia nascosto il bottino. Se il luogo indicato è quello esatto, l’incantesimo viene rotto e il fortunato potrà godere del tesoro.

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La storia: Secondo la storia e grazie a documenti storici, la costruzione di questa bastia di difesa era dovuta alle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Infatti furono Barnabò Visconti e i ghibellini brembillesi nel 1360 a costruire un fortino di legno. Quest’ultimo, chiamato allora “Castello di Cornalba” o “Corna Chiara”, difendeva la valle nella Brembilla medievale. Questo avamposto in seguito fu sorvegliato da un castellano e otto soldati, finché, il 5 settembre 1403 non fu distrutto dall’attacco di duecento guelfi. A testimonianza di questi eventi rimangono solo alcuni frammenti di vasellame e frecce che sono stati ritrovati sulla cima della montagna. Dell’antica bastia, invece, oggi non è rimasto quasi nulla.

Il ritrovamento del flauto: Nel 1981, durante un’escursione sulla cima del Castello Regina, Antonio Tarenghi (appassionato di storia locale e cultura montana) trovò sotto una pietra un osso di metatarso di capra, purtroppo spezzato. Questo era stato lavorato per divenire un antico flauto con due fori per le dita, che presenta diverse incisioni come segni di lavorazione forse opera di un pastore. Diverse analisi hanno classificato il reperto tra il XV e il XVI secolo. Il flauto ed altri ritrovamenti fatti nelle vicinanze sono esposti al museo della Valle di Zogno.

Come arrivare: Diversi sono i percorsi per arrivare in cima al monte. Uno di questi parte dal borgo di Catremerio (frazione di Val Brembilla) per imboccare il sentiero posto poco al di sopra della chiesa parrocchiale. In mezzora di cammino si raggiunge un valico dove andando a sinistra si raggiunge il Rifugio dei Lupi e il Pizzo Cerro, mentre andando a destra si prosegue lungo la cresta del Castello Regina.

Con dei brevi passaggi tra le rocce si raggiunge la cima posta a 1424 metri. Da qui si può ammirare il panorama sui vicini monte Zucco (1232 mt), Poieto (1380 mt), il Menna (2300), l’Arera (2512 mt), il Grem (2040 mt), l’Alben (2019 mt) e il Canto Alto (1146 mt), mentre più in là si scorge il Resegone (1875 mt), la Grignetta (2177 mt) e il Grignone (2409 mt). Si potrà inoltre osservare l’ampio spiazzo utilizzato dagli amanti del volo a vela e parapendio.

(Fonte Immagine: Pieroweb)

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