L'Alveare, Salute & Benessere - Avrò chiuso la porta di casa? Il disturbo ossessivo-compulsivo: cosa è, e come si cura

L'Alveare di Zogno 31/07/2021

Primo appuntamento con la rubrica Salute & Benessere a cura delle professioniste de "L'Alveare" di Zogno, centro polispecialistico in via Antonio Locatelli 55.

Controllare molte volte di aver chiuso la porta di casa, prima di andare al lavoro. Impiegare moltissimo tempo per lavarsi le mani, facendolo con un ordine e una ritualità ben precise. Ripetersi mentalmente frasi scaramantiche, o tornare indietro per strada per verificare di aver investito un ciclista che abbiamo appena sorpassato. Non riuscire ad iniziare a studiare finché gli oggetti sulla scrivania non sono perfettamente in ordine e allineati in modo simmetrico. Evitare di utilizzare mezzi pubblici, bagni e ascensori per timore di prendere qualche malattia. Avere il timore di poter fare del male a qualcuno, o di poterlo contagiare con una malattia.

Questi sono solo alcuni dei sintomi del disturbo ossessivo compulsivo (DOC), che colpisce dal 2 al 3% delle persone, può esordire nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta, solitamente prima dei 25 anni. Se non viene adeguatamente curato, il disturbo ossessivo compulsivo tende a cronicizzarsi e ad aggravarsi nel tempo, rendono spesso la vita impossibile a chi ne soffre e a chi gli sta accanto.

Cosa sono le ossessioni e le compulsioni? Le ossessioni sono pensieri, idee o impulsi inaccettabili, che creano disturbo e si presentano alla mente in continuazione; chi ne soffre spesso può riconoscerle come ripugnanti, prive di senso e incoerenti con il proprio modo di essere. Le compulsioni invece sono comportamenti o azioni che le persone si sentono spinte a compiere in risposta a un’ossessione, per placare l’ansia e il disagio causati dall’ossessione, seguendo particolari regole o in maniera stereotipata.

Facciamo qualche esempio: Luca sta uscendo dall’ufficio, spegne il computer e chiude la porta, ma prima di salire in macchina gli arriva il pensiero “e se non avessi spento correttamente il computer?”. Quindi rientra in ufficio, accende e spegne nuovamente il computer. Esce dall’ufficio, ma appena salito in auto il pensiero ritorna “ma sono sicuro di averlo spento correttamente? E se fosse ancora acceso?”. Rientra nuovamente in ufficio, e controlla. Questo avviene tutte le sere, e i continui ritardi nel rientro a casa stanno mettendo a dura prova il matrimonio di Luca.

Anna tocca inavvertitamente una persona nella corsia del supermercato, e inizia a pensare che potrebbe avere contratto l’HIV. Sa perfettamente che la cosa non è possibile, ma nel dubbio si lava le mani: prima normalmente, come ha sempre fatto; poi con più attenzione e accuratezza; poi, nel dubbio che il semplice sapone non basti, inizia ad utilizzare la candeggina. Obbliga inoltre il marito a disinfettare tutti i prodotti, ogni volta che fa la spesa, prima di riporli negli armadietti della cucina. Anna non ha più tempo per giocare con suo figlio, e il marito inizia a non poterne più.

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Ma che differenza c’è tra una normalissima preoccupazione e il DOC? Partiamo da questo importantissimo presupposto: i pensieri che ossessionano chi soffre di DOC, per quanto siano spesso irrazionali e insensati, passano occasionalmente per la testa di tutte le persone.

Così come tutte le persone possono provare ansia a seguito di un pensiero sgradevole: immaginarsi eventi negativi, per quanto improbabili, e provare ansia nel momento in cui li immaginiamo è quindi un fatto assolutamente normale!

Qual è allora la differenza tra una normale preoccupazione e un patologico pensiero ossessivo? La differenza sta nella frequenza con cui il pensiero, la preoccupazione, si ripresenta alla mente della persona: nel DOC questi pensieri sono molto frequenti, continui, durante la giornata. Inoltre questi pensieri risultano intollerabili, vengono “letti” come indicatori di un pericolo da scongiurare ad ogni costo: infatti ne deriva una reazione volta a rassicurarsi e a scongiurare il pericolo (compulsione). Ed è proprio questo meccanismo che trasforma la normale preoccupazione negativa in un pensiero ossessivo, che tende a tornare ripetutamente e a provocare un’ansia sempre maggiore.

E’ possibile liberarsi dal disturbo ossessivo compulsivo? Fino agli anni ’70, la maggior parte della letteratura psicologica sul tema del DOC riteneva questo disturbo molto difficile, se non impossibile, da curare. Negli ultimi trent’anni invece la ricerca scientifica ha fatto notevoli progressi e si è affermata una nuova forma di trattamento, la psicoterapia cognitivo comportamentale, che si è dimostrata particolarmente efficace per il DOC, oltre che per molti altri problemi psicologici. Recenti dati statistici indicano che il 75% circa delle persone con DOC che hanno seguito questa forma di psicoterapia, ha avuto notevoli miglioramenti o guarigioni complete.

La tecnica più usata all’interno dell’approccio cognitivo comportamentale per la cura del DOC è l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP) che, in poche parole, consiste nel mettere a contatto in modo molto graduale la persona con gli stimoli che generano ansia o disgusto, sospendendo gli abituali comportamenti ritualistici che seguono alla comparsa dell’ossessione.

In parallelo a questa tecnica più comportamentale, si affiancano tecniche cognitive volte alla modificazione di alcuni processi di pensiero automatici e disfunzionali come l’eccessivo senso di responsabilità, l’eccessiva importanza attribuita ai pensieri, la sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e la sovrastima della pericolosità dell’ansia, che costituiscono le principali distorsioni cognitive dei pazienti con DOC.

In conclusione, se vi siete ritrovati negli esempi e nelle informazioni che avete letto, o se ci avete ritrovato la descrizione esatta di vostro figlio, di vostra moglie, o del vostro collega, l’indicazione principale è quella di rivolgersi ad uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Presso il Centro polispecialistico L’Alveare di Zogno è possibile avvalersi dell’aiuto professionale della dr.ssa Laura Grigis, terapeuta cognitivo comportamentale, specializzata nella diagnosi e nel trattamento del DOC, sia in età adulta che in età evolutiva.

Se siete affetti da una forma lieve, o se volete semplicemente avere più informazioni prima di rivolgervi ad uno specialista, è possibile che possiate trovare benefici e risposte dalla lettura di alcuni manuali di auto-aiuto. Ecco alcuni titoli: Affrontare il disturbo ossessivo compulsivo di P. Spera e F. Mancini; Avrò chiuso la porta di casa di S. Fricke e I. Hand; Vincere le ossessioni di G. Melli e Mi chiamo Chuck di A. Karo (dedicato agli adolescenti).

CONTATTI

L'Alveare – centro polispecialistico, via A.Locatelli n.55 Zogno

Cell: 351.9337039 – email: centrozogno@gmail.com

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