Michele Visini, il farmacista con l'Africa nel cuore: ''è stata dura, ma non intendo fermarmi''

Michele Visini 29/10/2020

Qualche tempo fa avevo raccontato nell’editoriale quale fosse la mia intenzione e la mia idea alla vigilia della partenza per questa nuova destinazione: esportare un modello di lavoro e una idea più rigorosa e meno dispersiva di gestione della parte di farmacia all’interno di una realtà già esistente, ovvero il Centro Nascite PRIMALUCE di Gbada, a nord di Cotonou e Porto Novo, non distante dalla zona nevralgica e più sviluppata del Benin (Africa), ma già all’interno della valle dello Ouemè, quindi in una zona già piena di piccoli villaggi e molta povertà.

Qualche anno fa, infatti, per rispondere ad un bisogno reale, ossia quello di consentire alle famiglie di veder nascere i propri figli (considerate che il numero di figli per nucleo familiare è piuttosto elevato rispetto agli standard cui siamo abituati qui da noi….anche perché gli uomini considerano il numero dei figli uno dei segni di virilità) in un contesto di sicurezza per le mamme e per i neonati, la Fondazione TIME4LIFE ha inaugurato, in collaborazione con la ONG locale REGARD FRATERNEL, il centro PRIMALUCE: in questo contesto le mamme vengono prese in carico durante la gravidanza e seguite periodicamente fino al momento del parto. Al centro operano figure professionali quali ostetriche ed infermiere, ma anche delle farmaciste, dato che una delle stanze-ufficio è stata adibita proprio a farmacia.

Il compito che mi era stato chiesto di svolgere, ovviamente come volontario, da parte della Fondazione era proprio quello di capire come meglio rifornire la farmacia e come gestire le dispensazioni, onde evitare i disservizi legati al venir meno di adeguate scorte, o gli sprechi conseguenti ad un approvvigionamento di referenze inutili o eccessive rispetto al fabbisogno reale.

L’idea con cui sono partito il 9 settembre era dunque di provare a dare un senso e un rigore maggiore a questo settore del Centro PRIMALUCE: raccogliere dati ed informazioni sui bisogni della popolazione, selezionare farmaci e rimedi per ciascuno dei disturbi manifestati, acquistare le medicine (grazie alle straordinarie donazioni ricevute prima di partire), organizzare disposizione e spazi e creare dei protocolli minimi ad uso del personale sanitario locale.

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In 7 giorni di lavoro davvero intensissimo, abbiamo deciso, di comune accordo con i responsabili locali del centro, di aprire le porte a tutti indistintamente (anche se con ovvia preferenza per donne e bambini in età scolare e prescolare), per poter accedere gratuitamente alle visite da parte del personale sanitario e per poter ricevere i farmaci idonei a trattare il disturbo lamentato o riscontrato.

L’idea era quella di invitare le persone a presentarsi al centro senza ritrosie, attirati da una possibilità oggettivamente molto allettante, ossia quella di essere visitati e ricevere farmaci gratuitamente: è chiaro che questa opportunità, già di per sé molto valida, assume ulteriore risalto in un contesto di grande povertà, in cui le cure mediche diventano forzatamente un lusso quando non sono gratuite. Il “Sanitary camp” ha attirato talmente tante persone che abbiamo dovuto imporre un numero massimo giornaliero: ciò nonostante le mamme hanno continuato ad affluire, accettando di fermarsi anche se sprovviste del numero, nella speranza di vedere i loro bambini visitati. Va detto che non tutti i disturbi sono apparsi gravi o significativi al punto da giustificare davvero l’attesa, il tempo, la visita e i farmaci; alcuni sintomi riferiti non erano misurabili e quindi non dimostrabili: alludo a disturbi quali per esempio il dolore addominale o la stanchezza o l’astenia…..è chiaro che, essendo tutto il mondo paese, non potevo certo pensare che l’attrattiva del “gratis” fosse là , in quel contesto sociale, meno forte che altrove…..meno forte che qui da noi!

Con qualche difficoltà anche dovuta alla lingua (io non parlo francese né tantomeno il dialetto locale), alla fine abbiamo trovato un modo di comunicare e interagire tra i pazienti, le infermiere, il personale sanitario e il sottoscritto. E’ stato un lavoro durissimo, davvero molto impegnativo ma molto molto gratificante: tra le tantissime persone che sono venute, abbiamo trovato alcuni casi molto duri da digerire e accettare; nel nostro mondo non sarebbe accaduto nulla di ciò che abbiamo potuto vedere in alcune circostanze. Non è questo il contesto in cui entrare nei dettagli. Sui social network ho avuto modo di raccontare alcuni episodi e dettagli della missione nei diversi momenti, sia per diffondere le informazioni e far conoscere quanto stavo vivendo in tempo reale, sia per giustificare nei fatti le donazioni generosissime ricevute prima di partire.

Uno dei primi step è stato quello di fare una dolorosa quanto necessaria cernita tra i tantissimi farmaci con cui i due miei compagni di missione, Elisa e Roberto, avevano riempito due valigie portate con sé dall’Italia: erano le medicine donate gratuitamente alla fondazione Time4Life e raccolti da loro prima di partire. Purtroppo moltissime di queste medicine erano del tutto inidonee al centro PRIMALUCE per cui, con rammarico, ho dovuto eliminare quasi 2/3 di quanto trasportato. PRIMALUCE è un centro nascite, e nelle intenzioni e nei progetti a tendere, se mai sarà possibile raccogliere fondi adeguati, potrebbe ampliarsi ed accogliere un servizio medico pediatrico sempre a disposizione, smarcandosi dalla necessità di organizzare missioni dall’Italia per allestire Camp pediatrici come quello svolto nella settimana di nostra permanenza.

Per questa ragione, al momento attuale non ha alcun senso pensare di rifornire la piccola farmacia del centro di tutti i possibili farmaci che conosciamo. A questo proposito, al ritorno, abbiamo pubblicato un post sulla pagina Facebook di Time4Life in cui abbiamo spiegato quali categorie di farmaci raccogliamo e quali no. Inoltre, pur con le difficoltà di non poter tenere monitorata la spesa in modo rigoroso, sarebbe preferibile per gli operatori del centro avere a disposizione fondi con cui poter acquistare i farmaci direttamente in loco, così da non restare scoperti e dover attendere le missioni successive…..soprattutto in un anno come questo in cui garantire una missione è impossibile!

Quello che so è che ho iniziato un percorso….non intendo fermarmi qui! Non so ancora quando potrò tornare per proseguire ciò che ho iniziato. Da lontano posso provare a seguire, ma non è affatto semplice. Il prossimo step sarà di tornare e organizzare ancora meglio la farmacia, plasmarla su protocolli che andranno condivisi perché siano chiari, così da ottimizzare gli acquisti e non vanificare le donazioni, che sono una risorsa preziosissima.

Un anno fa avevo parlato di un treno, quello delle missioni, che ho scelto di non lasciar passare senza salirci: ora sono felicissimo di averlo preso. Non posso dedicare a questa parte della mia vita il tempo che forse nel cuore vorrei….ma quello che so è che voglio continuare a condividere il mio lavoro e la mia professionalità anche in questo campo….un modello da condividere prima ancora che da esportare!

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