Paesi ieri & oggi - Corna Imagna, il 'paese delle contrade' costruito sulla roccia

Eleonora Busi 25/10/2019

Sul versante orografico sinistro dell'alta Valle Imagna, sorge un piccolo paese costruito su una corna: si tratta di Corna Imagna, Comune di 931 anime conosciuto localmente anche come Sansimù, per via della sua storica parrocchia di San Simone e Giuda.

Corna Imagna conta ben 12 tra contrade e frazioni sul suo territorio, alcune più grandi e densamente popolate, altre più piccole costituite da poche case: Brancilione, Cilipiano, Calcinone, Canito, Cavaggio, Corna, Fenilmascher, Grumello, Marche, Regorda, Roncaglia e Siva. Il toponimo di Corna Imagna trae origine dal dialetto e dalla sua posizione geografica: il termine “corna”, in bergamasco, identifica una grande roccia, per cui il significato del nome del paese si potrebbe tradurre in “paese costruito sulla roccia”.

Piccolo paese a ridosso del monte, non sono molte le notizie storiche relative a Corna Imagna giunte fino a noi. Il borgo sorge ai piedi del monte Resegone, sul versante orografico sinistro dell'alta Valle Imagna; disposto quasi a forma di piramide, il suo territorio confina a sud con la Val Gandino (non quella della Val Seriana, ovviamente, ma un territorio compreso tra Corna Imagna e S.Omobono Terme) e a nord-ovest dalla valle Rosagàt, sul confine con Locatello, mentre l'estremo margine settentrionale confina con Fuipiano Imagna. Ha mantenuto per secoli le sue caratteristiche tipiche di borgo montano, dove l'agricoltura e l'allevamento erano le principali attività di sostentamento, affiancate da altri lavori “di una volta” come il boscaiolo ed il carbonaio, colui che trasformava la legna in carbone vegetale.

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LE ORIGINI ED IL DISTACCO DA LOCATELLO – Le sue origini dovrebbero, comunque, risalire circa all'era medioevale, quando il territorio della Valle Imagna divenne teatro di aspre lotte fra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, che antropizzarono tutta la zona. Questo accadde dalla necessità degli esponenti di una o dell'altra frazione di lasciare i propri luoghi d'origine per trovare riparo in aree più remote ed isolate, come appunto anche l'appena nata Corna Imagna. Gli abitanti di Corna cercarono fin da subito di estraniarsi da certi conflitti e di dedicarsi più pacificamente alla difesa del proprio piccolo, che le garantì una certa tranquillità sia prima che dopo l'avvento della Repubblica di Venezia.

Corna Alta e la sua gente sentì già dal 1300 il desiderio di formare una propria comunità con una chiesa accompagnata dal campanile, cimitero e una casa parrocchiale. Già il 30 settembre del 1430 la chiesa dedicata a San Simone e Giuda (detta di Sansimù) fu consacrata, la prima vera opera propria del paese voluta dal piccolo nucleo di sole 15 famiglie che lo abitava. Fino a quel momento Corna Imagna, più piccola ed isolata delle vicine, si era trovata assoggettata alla parrocchia della vicina Locatello.

È naturale infatti pensare che, vista la posizione centrale, Locatello esercitasse una certa influenza su Corna Imagna e Fuipiano. La costruzione della chiesa fu vista quindi come un primo, grande passo verso l'autonomia nei confronti dei paesi vicini, che arriverà effettivamente qualche anno dopo – nel 1540, anche se già molto prima esisteva una comunità parrocchiale con il proprio prete ed i propri sindaci, che amministravano entrate ed uscite.

L'ESPANSIONE DI UN PICCOLO BORGO – L'allora piccolo borgo di Corna non ebbe un particolare ruolo di spicco nella storia della bergamasca, forte del proprio isolamento e delle proprie tradizioni. Durante una visita parrocchiale del 1538 da parte del Vescovo Pietro Lippomane, emerse che vi erano quindici o sedici famiglie a San Simone, per un totale di circa 80 anime. Fra agricoltura ed allevamento, non va dimenticato un altro aspetto della vita di Corna Imagna: l'emigrazione. Gli abitanti, pian piano, scesero dal monte per cercare fortuna in terre lontane, mantenendo sempre vivo il pensiero della propria terra natìa.

All'inizio del XIX, le contrade intorno al villaggio erano ben 23. Di queste, tre (Piazzacava, Calvi e Pidisini) oggi sono definitivamente abbandonate, mentre altre – come Roncaglia, Ca' Gavaggio, Regorda e Grumello – sono attualmente abitate da poche persone, a differenza di nuclei come Brancilione che si trovano vicine ai centri urbanizzati e ai servizi moderni. Se le contrade meno abitate sono rimaste pressoché intatte, quelle più vicine all'urbanizzazione hanno perso la loro conformazione autentica, con l'abbandono progressivo di alcuni toponimi locali.

La diffusione dei sistemi di mobilità in quelli che erano villaggi e in tutta la Valle Imagna in generale, ha trasformato completamente le zone come quelle in cui sorge Corna Imagna: le mulattiere di un tempo sono diventate strade carrabili, introducendo via via sempre più elementi moderni così lontani dalla tradizione di un tempo. In particolar modo l'espansione edilizia del secondo dopoguerra ha portato alla creazione di un nuovo sistema insediativo in forte accelerazione, favorito anche dalla breve distanza di Corna ai centri abitati maggiori come Bergamo e Milano.

LUOGHI D'INTERESSE – A Corna Imagna ci sono diversi luoghi di culto e di interesse, fra cui la citata chiesa di San Simone e Giuda. Edificata nel XVI secolo e simbolo di autonomia dai borghi vicini, venne completamente ricostruita nel 1927 sul progetto dell'architetto Giulio Paleni. Le opere che custodisce al suo interno, dipinti ed affreschi, provengono perlopiù dall'antico edificio.

Un altro elemento di particolare interesse all'interno del territorio di Corna è Cà Berizzi, un complesso risalente al periodo tardo-medioevale e meraviglioso esempio di casa padronale dell'epoca. A seguito della sua ristrutturazione da parte del Centro Studi Valle Imagna, oggi ospita eventi e manifestazioni all'interno della propria BibliOsteria, un originale connubio fra una biblioteca ed un'osteria.

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(Fonte immagini in evidenza: turismovalleimagna.it | lombardiabeniculturali.it)







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