Paesi ieri & oggi - San Giovanni Bianco, la terra degli artisti e di Arlecchino

Eleonora Busi 30/09/2019

San Giovanni Bianco, con i suoi 4.837 abitanti, è uno dei paesi di maggior spessore nella storia dell'intera Valle Brembana, sia dal punto di vista civile che artistico, ed è oggi uno dei poli culturali più importanti. Fu proprio San Giovanni a dare i natali al grande pittore Carlo Ceresa e nella sua frazione di Oneta è nata la celebre maschera di Arlecchino.

San Giovanni è suddivisa in 9 frazioni (e numerosissime località): Fuipiano al Brembo, Roncaglia, Cornalita, Pianca, Oneta, San Gallo, San Pietro d'Orzio, La Portiera e Costa San Gallo. Le motivazioni del suo nome furono sicuramente solo di carattere religioso: sin dalle sue origini, infatti, la chiesa del paese fu dedicata all'apostolo San Giovanni. Per quanto riguarda l'aggiunta “Bianco”, la sua natura è incerta. Alcuni pensano sia stato conferito a causa delle abbondanti nevicate che una volta imbiancavano i territori, altri lo considerano legato allo sperone di roccia che strapiomba sulla strada all'imbocco della Valle Taleggio, noto come “Corna Albana”.

Le origini di San Giovanni Bianco si perdono nel tempo, poiché nessuno sa con esattezza a quando risalgano i primi insediamenti nelle sue zone: chiusa da ogni lato dalla barriera dei monti, pare che vide i suoi primi abitati stabili durante l'epoca romana. Già nel II secolo a.C., l'intera Valle Brembana si trovava sotto il dominio dei Romani, che inserirono il territorio di San Giovanni Bianco nel proprio “pagus brembanus”. In una zona aspra come quella della Valle, importanti erano quasi unicamente le sue miniere di ferro e d'argento.

La prosperità delle estrazioni minerarie assicurò una rigogliosa crescita del paese negli anni successivi. Le prime notizie storiche su comune di San Giovanni Bianco risalgono all'inizio del secolo XIII, più precisamente all'anno 1204. Fu probabilmente fra i primi a formarsi, soprattutto a causa della distanza dalla città di Bergamo, dove esisteva un clima completamente diverso e bellico. La prima località del comune citata dalle antiche carte non fu però il “capoluogo”, bensì le sue “vicinie” (ovvero le attuali contrade) di “Campo Tillio” (Capatiglio) e della “Planca” (Pianca), citate in un documento del 1090.

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GUELFI, GHIBELLINI E LA SERENISSIMA – Verso il '300, durante la fase più cruenta e sanguinosa dello scontro fra Guelfi e Ghibellini, San Giovanni prese parte attivamente a quelle lotte non solo in ambito brembano, ma partecipando sovente anche a spedizioni punitive in altri territori. San Giovanni Bianco fu sempre di sentimenti guelfi, a differenza della contrada di San Gallo (allora Comune a sé) che, invece, decise di restare sempre neutrale fino al momento in cui un abitante del luogo emigrava a Bergamo, dove si 'trasformava' in un ghibellino.

Dopo il periodo di guerre, fu il momento del governo da parte della Repubblica di Venezia, che non perse tempo e diede un nuovo assetto a tutto il territorio. La Valle fu suddivisa in tre “vicariati” e San Giovanni Bianco si trovò a far parte di quello della Valle Brembana Inferiore, che faceva capo a Zogno, insieme ad altri 12 comuni. In quel periodo di stabilità, molti furono gli eventi del XV secolo che caratterizzarono la storia del paese, fra cui una terribile alluvione – che portò distruzione e morte anche in altre località bagnate dal Brembo – e la donazione alla parrocchia della preziosa reliquia della Sacra Spina, da parte di Vistallo Zignoni.

IL QUATTROCENTO E I SECOLI SUCCESSIVI – Nel Quattrocento, aumentò notevolmente il numero di coloro che lasciavano il paese per andare a vivere in città e contemporaneamente riprese il flusso migratorio verso Venezia. Le difficili condizioni economiche delle famiglie, il cui sostentamento si basava esclusivamente su coltivazione e allevamento, indussero diverse persone a prendere strade diverse e quindi allontanandosi dalle valli. Il fenomeno era il riflesso di una popolazione povera, che viveva di stenti. Solo alcune famiglie potevano dirsi di aver ricoperto un ruolo di primo piano nel paese.

Il Cinquecento, d'altro canto, fu un secolo fondamentale nella storia di San Giovanni Bianco: gli avvenimenti che maturarono in quel periodo contribuirono a dare un nuovo volto e un nuovo assetto al paese. Si consolidarono le fortune, il prestigio e l'autorità delle famiglie più importanti, ma non solo. Uno degli eventi di rilievo fu la costruzione della celebre “Via Priula” e l'assetto politico si sistemò ulteriormente con l'andare storico dell'Italia, attraverso l'insediamento di sindaci e consoli.

I secoli successivi furono costellati di periodi di pace e periodi di contese, spesso antiche riguardo territori confinanti, accompagnate dalle pestilenze e carestie che decimavano la popolazione locale e dalle numerose alluvioni del fiume Brembo. Ci fu la fine della dominazione veneta, alla quale subentrò per quasi un ventennio il dominio francese, seguito da quello austriaco. Il paese crebbe e diventò sempre più prosperoso, diventando uno dei luoghi cardine dell'intera Valle Brembana.

San Giovanni si accorpò definitivamente ai vicini comuni di San Pietro d'Orzio, San Gallo e Fuipiano al Brembo, durante la ristrutturazione amministrativa del regine fascista nel 1928, diventando così il paese che oggi tutti conosciamo. L'avvento della ferrovia della Valle Brembana nel XX secolo fu ulteriore motivo di sviluppo nella zona, ma la sua soppressione diede luogo a una fase di difficoltà dal punto di vista infrastrutturale, risoltosi poi negli anni successivi.

VIABILITÀ – Fino a che non si costruì la “Strada Nuova”, o “Priula” nel 1592, non esistevano nel territorio altro che sentieri e mulattiere, numerose e ben tenute. Una di queste ultime ebbe una funzione di collegamento intervallare fondamentale, unendo la Valle Brembana Inferiore e Superiore e continuava nella Bassa Valle Seriana, terminando alla città di Bergamo.

Fino agli anni '30 del secolo scorso, esistevano solamente tre strade “carrozzabili”. La prima e più importante era la “Strada Provinciale di Valle Brembana”, ovvero l'attuale ex Strada Statale 470: si tratta della veneta “Strada Priula” di fondovalle, via via allargata ed aggiustata negli anni. Rimase in terra battuta, prima di essere definitivamente asfaltata.

Ma non furono le strade le uniche vie di comunicazione. Per San Giovanni, l'entrata in funzione della Ferrovia della Valle Brembana del 1906 rappresentò l'avvio di un periodo di eccezionale sviluppo economico, sia artigianale che industriale. In questo arco di tempo sorsero in paese le ville dei residenti e si aprirono nuovi alberghi, ammodernando le vecchie trattorie. Nacquero negozi di alimentari, si costruirono piazze, strade e il nuovo ponte stradale. Il paese divenne così uno dei centri più industriali ed attivi di tutta la Valle.

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